lunedì 15 febbraio 2010

Un muro al posto del panorama
in via Spinabella a Marino

Riceviamo una lettera di protesta di un'abitante di Marino, un ridente paese dei Castelli Romani, che ci segnala una grave danno paesaggistico avvenuto in una strada provinciale che costeggia la Via dei Laghi, via Spinabella, dove in una villa di proprietà privata al posto di una recinzione, una rete, che faceva però vedere lo stupendo paesaggio sottostante della valle di Roma, un paesaggio magico e misterioso che di notte si puntella di luci fantasmagoriche e scintillanti, si sta costruendo un muro molto alto che toglierà ai passanti, turisti ed amanti dei Castelli , la possibilità di poter vedere il panorama sottostante.
Ecco la mail :

" Buongiorno,sono una cittadina di Marino un paese dei Castelli Romani, per motivi di lavoro mi trovo a percorrere tutti i giorni la strada provinciale di Via Spinabella godendo ogni giorno di uno spettacolo della natura e del paesaggio che riuscivo ad intravedere attraverso le siepi e gli alberi . Ma purtroppo da circa due mesi ho assistito incredula alla costruzione di un muro sulla strada via Spinabella che è talmente alto che toglie ogni possibilità di intravedere quel meraviglioso spettacolo paesaggistico.Io non so esattamente quanto sia alto quel muro ma di sicuro supera ogni limite immaginabile. Ho scattato delle foto cosi potete vederlo anche voi.


Postiamo due foto e ci chiediamo: ma come è stato possibile questo scempio ambientale? Nessuno se ne è accorto? Qualcuno, magari gli amministratori del Comune di Marino sarebbero quelli più accreditati a rispondere, potrebbe darci qualche risposta?
Salviamo la nonna Quercia
di Castelvetro Piacentino Lettera della Grande Quercia
23 gennaio 2010

Ciao, io sono la Grande Quercia. Abito da 200 o 300 anni – boh, non ricordo bene… sai, la memoria fa cilecca – a Castelvetro Piacentino, in zona Oppiazzi.Tu dirai: perché una quercia mi scrive? Semplice: ho bisogno di te.Ti racconto la mia storia. Sono nata per volontà di un uomo che amava molto gli alberi, soprattutto le querce. Diceva che noi querce siamo l’orgoglio dell’uomo perché diventiamo grandi e potenti come lui. Io non sapevo nulla del potere e della grandezza, ero piccola e fragile. Ogni volta che un temporale arrivava io cercavo di ancorarmi più saldamente al terreno, perché temevo che il vento forte mi portasse via. Crescendo, ho poi imparato che il vento non bisogna ostacolarlo, ma al contrario bisogna ascoltarlo, così sono diventata amica del vento e ho cominciato a giocare con lui. Diventavo sempre più alta e facevo sempre più fatica a guardare il mondo che si muoveva sotto di me, mi veniva più facile guardare in alto. Anche i miei amici uomini lo facevano sempre, loro sempre in alto guardavano. Così vidi delle cose che mai avrei pensato di scoprire. Un mondo meraviglioso e oscuro, stelle brillanti e suoni magici. Belloooooo! Credevo che il mondo fosse solo questo. Finché un giorno scoprii che esistevano anche altre cose. Il mio amico, l’uomo che mi aveva dato la vita, non c’era più. Se n’era andato in un mondo lontano che non conoscevo, doveva essere terribile perché tutti quando pronunciano quel nome piangono e ne hanno paura. Il paese è “morte”. Credevo fosse un paese, poi un giorno ho scoperto che non è così. La morte non è un paese, ma è un luogo non lontano né vicino, né brutto né bello, è semplicemente il posto in cui andiamo quando il nostro tronco e i nostri rami sono troppo vecchi e non servono più. In quel posto ritroviamo tutto e tutti, ritroviamo coloro che amiamo e che vogliamo ritrovare. Quante cose che ho imparato nella mia lunga vita! Ho anche scoperto che agli uomini piace pensare che sul pianeta tutto sia loro. Pensano che la terra sia loro, continuano a guardare in alto e non si curano di tutto ciò che calpestano. Sai, io non ho piedi e mai mi sono potuta spostare da dove sto. Tutto quello che ho imparato l’ho appreso perché ho ascoltato coloro che volevano parlare con me, come gli uccelli, che volano sempre più in alto, ma che sanno guardare in basso. Mi piace ascoltare la voce del mondo, ma essendo una nonna quercia ho imparato anche ad ascoltare con il cuore: io leggo nel cuore di tutti. Scopro così molte cose.La solitudine, per esempio. Molti si sentono soli in questo mondo. Sai cosa dico io?La solitudine non è una cosa negativa. La solitudine è solo un’opportunità di crescita. Non cresci se corri, non cresci se sei circondato dal rumore e cerchi di urlare per farti ascoltare.La voce del silenzio insegna più di mille professori urlanti. La solitudine ti porta il tuo silenzio, e quel silenzio molti lo hanno sperimentato sotto il mio grande ombrello. I miei rami hanno protetto molti cuori di uomini e donne, bambini e animali che hanno voluto ascoltarmi e che hanno saputo ascoltarsi. Io sono la Grande Quercia e vivo per amare chi vuole amarsi.Mi piacerebbe che tu venissi a trovarmi, ma devi fare presto perché l’uomo che guarda sempre in alto mi vuole tagliare. Al mio posto verrà costruita una grande strada a sei corsie, che farà correre ancora più velocemente l’uomo. Io non ho paura di morire (ho scoperto che la morte è un bluff), so che vivrei ancora e che poi un giorno ritornerei. Ma penso a tutti quei cuori che non riusciranno più ad ascoltarsi perché saranno circondati dal rumore. Aiutami. Io non sono importante, sono solo una semplice creatura che ha bisogno di te. Dammi una mano: fai sapere quello che vogliono fare. So di chiederti molto, ma so anche che il tuo cuore è bello e grande. E’ grande come sono grande io.
La Grande Nonna Quercia
Questa è la storia della grande nonna Quercia. Il finale della storia lo scriveranno ancora una volta gli uomini. Io mi auguro dal profondo del mio cuore che il finale sia silenzioso e pieno d’amore. Ciao Grazie per avermi ascoltata Daniela.
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Diventa Palmier

per salvare le palme italiane

“ L’invasione in Italia del coleottero chiamato punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) da diversi anni sta attaccando le palme Phoenix canariensis e presto arriverà ad attaccare anche altre specie. Se non ci sarà un intervento delle istituzioni che finora hanno delegato molte delle responsabilità ai privati cittadini, nei prossimi anni assisteremo alla scomparsa totale delle palme dal nostro paesaggio. Fermiamo il punteruolo rosso che le sta uccidendo e chiediamo alle istituzioni di intervenire. Le palme sono esseri viventi, aiutale. Contribuisci anche tu a difendere il nostro paesaggio e l’ambiente. Unisciti a noi diventa Palmiers.” Chi sono i Palmiers? I Palmiers sono coloro che pensano che salvare palme secolari che caratterizzano il paesaggio italiano sia esigenza primaria sulla quale investire risorse ed interventi a livello nazionale e governativo. I Palmiers vogliono dare voce all'agonia delle palme, e amplificarla affinché l'epidemia silenziosa, riacquisti suono e torni a fare rumore, un rumore che arrivi a quei politici che hanno alzato le braccia con rassegnazione e indifferenza dicendo "ma che ci importa a noi delle palme, se ne occuperanno i tecnici, noi abbiamo problemi più importanti da sbrogliare". Dedica mezz'ora della tua settimana per dar forza al movimento che vuole salvare le palme italiane. Diventare Palmiers è facile segnalaci una palma colpita dal punteruolo dove vuoi manifestare manda una mail a legalberi@hotmail.it e ti daremo tutte le indicazioni (semplici) per manifestare il Sabato dalle 12 alle 12.30 insieme a noi. Solo mezz'ora della tua settimana e le palme e il paesaggio italiano potrebbero esserti grati per sempre.

lunedì 8 febbraio 2010

Money money

Un video di animazione brasiliano che non necessita commenti.

sabato 2 gennaio 2010

La breve storia del piccolo Acero
un racconto di Orazio Antonacci
"Ora il piccolo albero (che si trova in Piazza Gentile da Fabriano a Roma) rischia di essere inesorabilmente tagliato, perché speculazioni private, legate alla realizzazione di box sotterranei, stanno devastando il piccolo giardino"
LA BREVE STORIA DEL PICCOLO ACERO
di
Orazio Antonacci
Quando O. si accorse della sua esistenza il piccolo acero doveva avere due o tre anni di vita.Il seme, uno di quelli che si diffondono volando al vento come farfalle, era evidentemente caduto tra i rami della siepe di alloro che circonda il giardino di Piazza Gentile da Fabriano e lì aveva germogliato.A quel tempo, una quindicina di anni fa, questo giardino era ancora frequentato dai bambini del quartiere, che lì avevano a disposizione un’altalena ed un percorso in muratura per il gioco delle biglie. Naturalmente questi ospiti avevano più volte spezzato i tenui rami dell’acero, per cui quando O. lo scoprì aveva un tronco di pochi centimetri di altezza da cui partivano alcune verghe, più che rami, che tentavano di farsi strada attraverso la siepe di alloro. Fu naturale per O. soccorrere la piccola pianta eliminando via via nel giro di un paio d’anni i rami più piccoli affinché uno solo rimanesse e potesse innalzarsi e superare l’altezza delle siepe. Ora il piccolo acero era finalmente un albero il cui tenero verde delle foglie sovrastava come una macchia chiara il verde scuro dell’alloro ed O. poteva distinguerlo dall’alto, dal balcone della sua abitazione. Passarono alcuni anni e, per la gioia di O., il “suo” acero continuò a svettare sempre più alto cosicché ormai era possibile vederlo già in lontananza dalle vie che si aprono sulla piazza e perfino dal lungotevere del Foro Italico dall’altra parte del fiume. Nel tempo la vita del piccolo acero non fu sempre facile: i rami di un vicino platano sovrastanti lo costrinsero a piegarsi leggermente da un lato alla ricerca della massima insolazione. E non parliamo della dolorosa sorpresa di O. quando un’estate, tornando di sera dalle vacanze, ebbe l’impressione, errata, che il suo protetto fosse stato tagliato! Ora l’albero cui O. ha dato banalmente il nome di “Aceretto” è più bello che mai. E’ stato potato da O. e si sta raddrizzando lentamente perché anche i rami di platano che lo sovrastavano sono stati potati dal Servizio Giardini. Che piccola grande gioia era per O. accarezzarlo con lo sguardo prima di andare al lavoro e, da quando al lavoro non va più, salutarlo ogni mattina dal balcone! Ora il piccolo albero rischia di essere inesorabilmente tagliato, perché speculazioni private, legate alla realizzazione di box sotterranei, stanno devastando il piccolo giardino: hanno già distrutto buona parte della siepe di alloro, che O. si ricorda già esistente quando venne ad abitare nel quartiere nei lontani anni settanta, ed è prevedibile anche l’abbattimento dei platani che sono lì da molti più anni. Quasi per incanto la devastazione di questi giorni si è arrestata proprio nel punto in cui si trova Aceretto ed ora O. si affaccia ogni mattina al balcone col cuore in gola nel timore di vedere distrutta la sua verde piccola creatura.

Per maggiori informazioni sull'acero e
sulla battaglia sugli alberi condotta
dal
Comitato Piazza Gentile da Fabriano
clicca sulla foto seguente

venerdì 13 novembre 2009

Nessuno tocchi i Titani di Viale Washington
magari sarebbe bello abbracciarli
Nell'Aprile del 2007 in occasione della consegna del cantiere e la posa della prima pietra, per la realizzazione del progetto Met.Ro ferrovia Roma-Viterbo ( un cantiere inserito nel Programma di Intervento per il risanamento della tratta Piazzale Flaminio - Riano) tra la direzione della Società Met.Ro e le due Associazioni che si occupano di difendere la salvaguardia del verde di Villa Borghese (una villa storica di Roma che splende di una sua luce naturale, realizzata agli inizi del 1600 dal principe Scipione Caffarelli Borghese e da sempre centro vitale della città e sito S.I.C. ovvero Sito di Interesse Comunitario) il Comitato in difesa di Villa Borghese e l'Associazione villa Stohl-Fern è stato stabilito un accordo per rispettare le prescrizioni emesse dalla Regione Lazio ufficio V.I.A. (Valutazione d'Impatto Ambientale) il 25 Novembre del 2005 che prevedono per il sito in questione :
1 - Dovrà essere precluso l’accesso diretto dalla stazione sotterranea all’interno del Parco Storico.
2 - Dovranno essere allontanati gli estrattori d’aria dalle abitazioni circostanti.
3 - Il progetto esecutivo dovrà recepire integralmente le indicazioni contenute nello studio di impatto ambientale relativamente alla realizzazione degli interventi di mitigazione ambientale.
4 -
Dovranno essere protetti e salvaguardati i platani secolari dell’area di cantiere all’interno di villa borghese.
5
- La struttura in opera dovrà avere il massimo ribassamento onde assicurare sulla superficie superiore un adeguato spessore di terreno vegetale idoneo a consentire la piantumazione di essenze di alto fusto.
6 - Rispetto delle riunioni programmate a scadenze periodiche tra la società proponente e i rappresentanti della popolazione.
Stretti reticolati neri accanto ad ognuno dei Platani e modifiche effettuate al progetto che sono in via di approvazione ci fanno temere che se tali modifiche verranno approvate non ci sarà più il rispetto delle suddette prescrizioni ed a farne le spese sarebbero proprio i platani che verrebbero potati e mutilati per fare spazio all'uscita della nuova stazione. Platani secolari con un chioma primaria ed un'impalcatura di rami spettacolare, tra le più grandi della città, apportatori di ombra ed ossigeno proprio nei pressi di una delle aree più congestionate per traffico e smog di Roma. Una potatura mutilante e antiestetica. Un primo passo per lasciare poi aperta la strada ai funghi e ai patogeni che in poco tempo renderebbero degli alberi di una bellezza incomparabile ( e che per far questo ci hanno messo diverse centinaia di anni) degli esseri vegetali dai tronchi instabili e pericolosi in particolar modo per chi ci dovesse poi passare sotto e quindi nel tempo destinati all'inevitabile taglio. Pertanto allertiamo i cittadini a intervenire o segnalare possibili movimenti che possano segnalare un inizio lavori (e in tal caso interverremo con manifestazioni di protesta per bloccarli ) che possano riguardare i platani di Viale Washington mandando una mail
o ai numeri
06 322 51 96 - fax 06 322 28 43
Pubblichiamo su questo argomento l'articolo di Margherita D'Amico uscito
Lunedì 2 Novembre sulla Cronaca di Roma del Corriere della Sera
"Ancora all’interno di Villa Borghese, proprio nell’ultimo tratto di parco scendendo da viale Giorgio Washington verso piazzale Flaminio, sulla destra, sembra sia stato stabilito di realizzare l’uscita della metropolitana. Infatti c’è una zona recintata, con cartello che indica autorizzazioni e fine lavori al marzo 2010. L’area scelta per lo sbocco ferroviario fa ancora parte della Villa, che com’è noto è un S.I.C. (sito di interesse comunitario) e abbraccia il letto di un antico laghetto oggi prosciugato, attorno al quale sorgono otto platani eccezionali. Centenari, alti oltre trenta metri, grazie alla posizione privilegiata non hanno mai avuto bisogno di essere potati, né avrebbero tale necessità in futuro. Bisogna annotare infatti che molti interventi drastici in città si effettuano a causa della scarsa tolleranza mostrata verso gli alberi, i cui rami sono accusati di togliere luce, portare insetti, danneggiare i cornicioni. Liberi di estendere le lussureggianti chiome originarie, gli otto platani di viale Washington sono forse i più titanici della Capitale, e proprio fra loro dovrebbe, in qualche modo, sbucare la stazione. Ci si chiede se Regione e Soprintendenza, al momento di accordare i permessi, abbiano valutato bene l’impatto degli scavi su salute e stabilità di esemplari che da oltre un secolo vivono in zona protetta. Attorno a ciascuno dei platani oggi si scorgono stretti reticolati neri: si spera che non vogliano suggerire la distanza delle trincee. Queste distruggerebbero le radici, andando a richiedere, a compensazione, una vera e propria capitozzatura. Ovvero una mutilazione che trasformerebbe gli alberi in pali spogli e inermi a intemperie e malattie."

giovedì 17 settembre 2009

Repetita iuvant

Torniamo a parlare della necessità di avere alberi in città (sani, curati e che possano diventare grandi) postando parte di un articolo tratto dal blog bioforestblog.wordpress.com che ripete (ma come tutti sappiamo ripetere giova : a comprendere, memorizzare e poi realizzare scelte conseguenti) argomenti già trattati sul nostro blog sui benefici che gli alberi apportano nelle zone urbane ed extraurbane:

1- un albero è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone;
2- gli alberi possono avere un ottimo impatto su problemi di salute come asma, cancro della pelle e le malattie legate allo stress, per il fatto che filtrano l’aria inquinata, riducendo la formazione di smog, mitigano le radiazioni solari e ricreano un ambiente calmante e rilassante;
3 - piantare alberi rafforza il senso di comunità, offrendo alle persone l’opportunità di lavorare insieme per il beneficio dell’ambiente locale;
4- gli alberi possono farci risparmiare fino al 10% del consumo energetico grazie alla loro capacità di mitigare il clima;
5 - 1 ettaro di bosco mantenuto in buono stato può assorbire le emissioni di CO2 da parte di 100 automobili guidate per un anno;
6 - la proprietà immobiliare in una strada in cui ci sono degli alberi ha un valore per il 18% superiore a quello della medesima strada senza alberi (secondo uno studio effettuato a Chicago);
7 - gli alberi contribuiscono alla salvaguardia degli ecosistemi in città, donando riparo a una numerosa varietà di specie viventi;
8 - gli alberi riducono l’inquinamento acustico, fungendo da vere e proprie barriere per il suono;
9- gli alberi e gli spazi verdi in città diminuiscono sensibilmente lo stress.