venerdì 5 settembre 2008

No. We Can't.

Non salviamo la faccia. Salviamo il Pincio.
In vista della decisione che il Sindaco dovrà assumere martedì 9 settembre p,v, in merito alla realizzazione del Parcheggio nella collina del Pincio, si propone a tutti i Comitati e le Associazioni disponibili di sottoscrivere la lettera aperta
al Sindaco Gianni Alemanno
al link
e di presentarla nel corso di una conferenza stampa-manifestazione indetta per
Sabato 6 settembre dalle ore 11,30 alle 12,30
esattamente sulla terrazza del Pincio
ed alla quale vi sollecitiamo a partecipare numerosi.Il tempo stringe e vi chiediamo di fare arrivare le adesioni il prima possibile a questo indirizzo di posta elettronica oppure a mario.attorre@tin.it.
e di far conoscere questa lettera a tutte le associazioni e comitati che conoscete.
Gli Alberi del Pincio
Per ciò che riguarda il Pincio in una visione esclusivamente "antropocentrica" mai si è trattato degli alberi che da più di cent'anni ci vivono "sopra" ben radicati. Una visione che mette l'uomo al primo posto su tutto e che gli fa provare un'emozione davanti a rovine antiche, mentre invece lo lascia totalmente indifferente sul fatto che alcune sequoie secolari (le stesse dell'albero più grande e più alto del mondo)gli possano vivere accanto. Nessuno ha speso una sola parola nel vedere l'orrore (estetico e non solo) delle palme centenarie (piantate a fine ottocento) insacchettate e inzollate ridotte ad esseri (gli alberi sono esseri viventi questo spesso ce lo dimentichiamo) senza nessuna importanza. Le stesse palme che accanto ai pini del piazzale ispirarono il primo movimento della ben nota sinfonia "I Pini di Roma" di Ottorino Respighi . E chi non la ricorda, forse è la sigla della città (se si può usare questo termine televisivo) e questa musica allegra, con un ritornello infantile deve la sua ispirazione alle giostrine da sempre presenti nel piazzale. Quattro Palme (Phoenix canariensis e Phoenix dactylifera) documentate fedelmente in tutte le foto storiche di Roma . Che originariamente erano state piantate a quinconce. Nel tempo una è scomparsa però come spesso succede con gli alberi nessuno se ne è mai accorto. (Curioso è il fatto che per il restauro filologico di Villa Sciarra, fato in maniera accurata attraverso foto storiche prese dall'alto, sono state spese diverse centinaia di milioni, mentre nessuno si è accorto che mancava una palma dal disegno originale e sarebbe bastato qualche euro per ricomporne il disegno originale). E ancora nessuno ha mai ricordato che quella del Pincio è stata la prima passeggiata romana, realizzata grazie alle abilità di giardinieri francesi "con le palle" ( ricordo Francesco Vachez - quando ancora fare il giardiniere era legato ad una questione di principio per poi godere dei risultati ottenuti)i e ricca di esemplari botanici unici in città. Nel 1870 nel giardino e lungo le rampe crescevano 7049 piante diverse! Tra le altre degli esemplari arborei rari ed esotici tra i quali l'Adansonia digitata (si proprio lui il baobab!). Ed alcuni di questi esemplari sopravvissuti sono ormai abbandonati a se stessi. Subito dopo la prima curva delle rampe che salgono da Piazza del Popolo c'è per esemopio un raro esempio di Quercus castanea un ibrido tra una quercia e un castagno che si trova in condizioni pietose. Colpita da fungosi sembra abbandonata a se stessa. Un albero storico e raro abbandonato a se stesso: questo succede solo a Roma.
Queste le parole di Veltroni sulla sua difesa del parcheggio dall'articolo del Corriere della Sera del 4 Settembre:
"Per noi l'area del Pincio è stata, ed è, «sacra», così come tutta villa Borghese. È per questo che negli ultimi anni tutti i suoi edifici, come anche quelli di Villa Torlonia, sono stati ristrutturati e riportati alla loro antica meraviglia."
Si! Gli edifici e gli alberi?
Un giorno di Agosto porto un ospite a vedere gli alberi più belli della mia città : i 9 Platani monumentali piantati nel 1608 dal principe Scipione Caffarelli Borghese. Alberi spettacolari dal tronco grande e robusto. Sono cavi al loro interno.
"Entraci dentro" dico al mio ospite " è uno spettacolo!" Ah che gaffe! Uno spettacolo improponibile: per terra un preservativo, vicino e a distanza una intensa puzza da vespasiano. Un essere vivente che ha 400 anni abbandonato a se stesso. Addirittura sulle nuove brochure realizzate da Zetema su Villa Borghese questi alberi non esistono. Il turismo degli alberi monumentali (basterebbe sfogliare "Grandi alberi del mondo" di Thomas Packenham per capire di cosa sto parlando) a Roma è qualcosa legato a "pura preistoria". Per fortuna che i loro principali estimatori e frequentatori: i cani (gli alberi più antichi di Roma si trovano infatti , sic, in quella che è chiamata la valle dei cani) non sanno usare la macchina e il cemento e quindi per ora ancora non sono a "rischio progresso". William Wordsworth nel suo soggiorno a Roma proprio vedendo dal Pincio i Pini di Monte Mario decise di scrivere un poema dedicando alla saggezza di Lord Beaumont che li aveva preservati dall'ascia della speculazione. Un'ascia che ora è diventata motosega. Una motosega che non si ferma davanti a nulla. Per non parlare poi delle radici. Dice il professore Stefano Mancuso, del LINV - Laboratorio di neurobiologia vegetale - di Sesto Fiorentino che il sistema intelligente degli alberi si trova nelle loro radici. E' attraverso le radici che l'albero assorbe gli elementi di cui ha bisogno, entra in contatto con gli altri alberi e vive. E gli alberi si sa non sono fatti di plastica (e si sa che molti non disdegnerebbero gli alberi di plastica). Cosa succederà al loro sistema intelligente e di ancoraggio quando lì sotto gli si creerà il vuoto? Cosa succederà al loro sistema intelligente quando si renderanno conto che là sotto non cè più la terra ma cemento? E certo che la risposta è solo una : moriranno. Come son morte tutte le nuove Roverelle (Quercus pubescens) piantate sulla Prenestina. E se un nuovo albero preferisce non esserci più in questo mondo dove il cemento prende il posto sulla terra (perchè mai una roverella dovrebbe scegliere di vivere in città in quelle condizioni "pedologiche"?), perchè destinare alla morte sicura (un'agonia, più che una morte improvvisa, perchè scompariranno un pò alla volta negli anni) alberi centenari di notevole bellezza che fanno parte della nostra storia e della nostra cultura.
Ficus carica

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1 commento:

RondoneR ha detto...

grazie dell'interessamento. Vi ho Ri-citato. Pensare che proprio fra le pagine citate di Zola c'è una ampio elogio di quegli alberi.

"Pierre ammirò soprattutto gli alberi, le più diverse e rare essenze, scelte e curate con grande attenzione, quasi tutte specie perenni (...) meravigliosa ombra dalle sfumature di verdi inimmaginabili" (Rome, Les Trois Villes)