domenica 28 dicembre 2008

Dal
" REGOLAMENTO PER SCAVI STRADALI E
PER LA POSA DI CANALIZZAZIONE DEL SOTTOSUOLO
"
con Delibera del Consiglio Comunale del Comune di Roma n. 56 2002
Articoli che riguardano gli alberi

ART. 21
(Esecuzione dei lavori)
A - 3 Distanze di rispetto dalle alberature
La distanza minima di rispetto dalle alberature esistenti deve essere conforme alle indicazioni riportate per i diversi generi e specie divisi in classi nell'allegato “C” del presente Regolamento. Nell'area compresa fra la distanza di rispetto e una distanza pari alla distanza di rispetto maggiorata del 50% le opere di scavo devono essere eseguite a mano. Le operazioni di scavo in deroga a quanto previsto dai commi precedenti devono essere autorizzate dal Dipartimento Ambiente - Servizio Giardini - che, dopo aver ricevuto preventiva planimetria indicante con precisione il tracciato dello scavo e le distanze previste, dovrà verificare attraverso un proprio operatore in loco l’esecuzione degli scavi al fine della tutela delle essenze arboree e della loro staticità indicando, in caso di taglio di radici, le scelte tecniche più idonee. La distanza di rispetto, da qualsiasi essenza, da osservare per gli scavi per la posa di condotte da adibire a distribuzione del metano è di 4 m., a meno di non ricorrere all'infoderamento del tratto posto a distanza inferiore; in tal caso la distanza di rispetto è quella relativa alla classe dell'essenza considerata. Quando lo scavo interessa più lati di una essenza, le distanze di rispetto sopra indicate sono maggiorate del 30%. Qualora durante lo scavo si presenti un apparato radicale primario avente diametro superiore a 5 cm., occorrerà adottare tecniche concordate con il Servizio Giardini. La sostituzione integrale di impianti o canalizzazioni già posati, ma non rispondenti alle presenti norme, dovrà avvenire nel pieno rispetto delle presenti disposizioni. Nell'area compresa fra l'essenza vegetale e una distanza pari alla distanza di rispetto maggiorata del 50%, al fine di non compromettere il rinnovo dell'apparato radicale, eventuali nuovi scavi nelle medesime posizioni dovranno essere autorizzati dal Servizio Giardini. Il ripristino della pavimentazione stradale o del marciapiede intorno alle essenze dovrà garantire una superficie libera di almeno 1 m x 1 m; in casi particolari il Servizio Giardini potrà prescrivere dimensioni maggiori. Il riempimento degli scavi, in prossimità dell'apparato radicale, dovrà essere costituito da terreno agrario di medi o impasto, escludendo quindi terreni di risulta non idonei.
ART. 26
(
Sanzioni e penalità)

9) Euro 50,00 (cinquanta):
- per ogni 5 cm. (escluse frazioni) di scavo in difetto rispetto alle distanze previste dal fusto delle essenze arboree e arbustive come disciplinato dall'art. 21 punto A-3 del presente Regolamento o dalle condizioni particolari impartite all'atto del rilascio del titolo autorizzativo o del sopralluogo preliminare. La penale non si applica quando trattasi di interventi di emergenza di cui all'art.15.

ART. 15
(Interventi urgenti)
Nei casi di urgenza riguardanti guasti da ricercare o riparare, gli interessati potranno aprire gli scavi o i chiusini solo inviando contestuale comunicazione via fax - sotto la personale responsabilità del firmatario che dovrà farà esplicita dichiarazione d'urgenza ai sensi del presente articolo - agli Uffici Comunali competenti ed al Comando di Polizia Municipale, nonché al Dipartimento Ambiente - Servizio Giardini, alla Soprintendenza competente ed alla competente Autorità di Pubblica Sicurezza. Copia della comunicazione dovrà essere esposta in cantiere. Nei casi di urgenza dovrà essere installata la tabella dei lavori nelle 24 ore successive all’inizio dell’intervento, qualora lo stesso abbia una durata maggiore (...).

ALLEGATO «C»
ALLEGATO AL REGOLAMENTO CAVI

La distanza minima di rispetto dalle alberature esistenti
deve essere conforme alle indicazioni riportate nel seguito
per i diversi generi e specie divisi in classi:
- classe A, lo scavo deve essere eseguito ad almeno 1 m. della base del fusto:
citrus (specie varie) (agrumi),
diospyros (specie varie) (cachi),
hibiscus syriacus (ibischi ),
lagerstroemia (specie varie) (lagestoemia),
laurus nobilis (ceppaia) (lauro),
nerium oleander (oleandro ),
pittosporum tobira (pitosforo),
prunus (specie varie) (pruno ),
tamarix (specie varie) (tamarice)
arbusti e siepi fino ad una altezza di 2,5 m.,
essenze arboree varie non previste di altezza inferiore a 6 m.,
- classe B, lo scavo deve essere eseguito ad almeno 2 m. dalla base del fusto:
acacia speciosa (acacia),
acer (specie varie) ( acero),
albizia jubrissin (gaggia),
catalpa (specie varie.),
ceratonia siliqua (carrubbo),
cercis siliquastrum (albero di Giuda),
coccolus laurifolium (lauro trinervino),
cupressus sempervirens (specie varie) (cipresso),
koelreuteria paniculata (koelreuteria),
laburnum, anagyroides (maggiociondolo),
ligustrum (specie varie) (ligustro),
melia azederach (alberc dei rosari),
morus speciosa
olea europea (olivo),
paIrna (specie varie) (palma),
prunus avium (ciliegio da fiore),
robinia hispida rosea (robinia),
robinia neomexicana (robinia),
robinia umbraculifera (robinia),
taxus baccata (tasso),
arbusti e siepi di altezza superiore a 2,5 m.,
essenze arboree varie non previste di altezza compresa fra 8 m e 10 m.,
- classe C, lo scavo deve essere eseguito ad almeno 3 m. dalla base del fusto:
aesculus hippocastanum (ippocastano),
abies (specie varie) (abete),
casuarina (specie varie) (casuarina),
cedrus (specie varie) (cedro),
celtis australis (bagolaro),
cinnamorum camphora (canfora),
eucaliptus (specie varie),
fagus (specie varie) (faggio),
fraxinus (specie varie) (frassino),
gleditsia (specie varie) (falso carrubo),
ginkgo biloba (albero della vita),
liriodendrom tulipifera (albero dei tulipani),
magnolia grandiflora (magnolia),
paulownia tomentosa (paulonia),
pinus (specie varie) (pino),
platanus (specie varie) (platano),
podocarpus (specie varie) (podocarpo),
populus (specie varie) (pioppo),
quercus (specie varie) (quercia),
salix (specie varie) (salice),
sophora japonica (sopora),
tilia (specie varie) (tiglio),
juglans (specie varie) (noce),
essenze arboree varie non previste di altezza superiore a 10 m.,
- classe D, riguarda essenze di qualsiasi genere e specie definite «secolari» o «patriarchi» che devono essere salvaguardate definendo le scelte operative di scavo, o le attività di cantiere, singolarmente, di concerto con il Servizio Giardini.

Tagliati i Pini in Viale delle Medaglie d'Oro
In seguito alle segnalazioni che ci sono arrivate su ciò che è successo in Via delle Medaglie d'Oro dove sono stati abbattuti numerosi Pini secolari perchè ,secondo il Servizio Giardini, erano pericolanti in seguito al taglio delle radici effettuate per i lavori delle condutture del gas pubblichiamo due articoli usciti a proposito in rete :
il primo tratto da Balduzone.com
"È iniziata ieri una vasta operazione di «messa in sicurezza delle alberature in viale delle Medaglie d’oro». Lo scopo, come spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Fabio De Lillo, è quello di garantire la sicurezza dei cittadini. «I tecnici del Servizio Giardini - aggiunge De Lillo - hanno verificato che le radici di molti alberi erano state completamente danneggiate. Purtroppo, negli scorsi anni, in molte occasioni non è stato rispettato il regolamento cavi che vieta lo svolgimento di lavori stradali a una distanza inferiore a tre metri dagli alberi. "
il secondo è un commento di Roberto Costantini uscito sul sito del Messaggero il 20 Dicembe 2008
"Sono un ingegnere di 56 anni e vivo nel quartiere Balduina dal 1960. Ieri ho assistiti in Via delle Medaglie D'Oro ad interventi straordinari di abbattimento dei pini secolari disposti ai margini della strada. A mio avviso trattasi di piante in perfetta salute messe in serio pericolo a seguito dei recenti scavi effettuati su via delle Medaglie d'Oro per la posa delle condotte del gas, questi ultimi hanno tagliato longitudinalmente alla via le radici degli alberi. Da notizie raccolte ho saputo che sono stati abbattuti oltre 30 pini che costituivano una rilevante bellezza del quartiere. Ho fatto numerose foto a testimonianza di quanto esposto dove si vede chiaramente il buono stato delle piante ed il danno recato alle radici dagli scavi della trincea di posa delle condotte del gas."
Se il Comune è certo che l'apparato radicale degli alberi è stato danneggiato dai lavori, svolti negli anni passati, per la posa delle tubature del gas ed essendoci un Regolamento per Scavi Stradali per la posa di canalizzazione del sottosuolo approvato con Delibera del Consiglio Comunale n. 56 nel 2002 noi ci chiediamo ( e molti altri dovrebbero chiederselo, magari le Associazioni di cittadini che abitano alla Balduina che potrebbero in quanto "parte lesa" fare una richiesta al Comune)
1. Come è potuto succedere questo visto che l'art.21 del suddetto regolamento
dice testualmente : "che il Dipartimento Ambiente - Servizio Giardini dovrà verificare attraverso un proprio operatore in loco l’esecuzione degli scavi al fine della tutela delle essenze arboree e della loro staticità indicando, in caso di taglio di radici, le scelte tecniche più idonee."
2. E se questo è successo ed essendoci anche tutti i documenti (ipotizziamo che siano stati protocollati) delle ditte che hanno effettuato i lavori negli anni , la nostra ulteriore domanda è verranno applicate alle suddette ditte che hanno effettuato i lavori le penali e i risarcimenti per i danni arrecati alla città di Roma e alle sue alberate secondo l'art.26 dello stesso regolamento?
3. Ultima riflessione ben più grave. Visto che la sicurezza è al primo posto tra le priorità della nuova Giunta, quanti e quali sono oggi gli operatori del Servizio Giardini addetti al controllo del rispetto delle giuste distanze dagli apparati radicali degli alberi in città?


Pubblichiamo in un altro post il testo completo del regolamento a difesa degli alberi di Roma. Cosicchè se un giorno passando magari per Piazza Vittorio vedrete che stanno facendo dei lavori di scavo a meno di due metri di un viale di Ippocastani saprete che la ditta che li stà eseguendo non si attiene al regolamento e pertanto potrebbe essere sanzionata. Ma ecco un'ipotesi (con un esempio pratico) di applicazione del regolamento (Art.26 che prevede una sanzione di 50 euro per ogni 5 centimetri in più rispetto alla distanza stabilita). La ditta sta scavando accanto ad un Ippocastano a due metri di distanza. L'Ippocastano rientra nella classe C che prevede 3 metri di distanza. Quindi la differenza da sanzionare (per singolo elemento arboreo ci sembra di capire) è di un metro. In un metro ci sono 20 volte 5 cm e quindi la sanzione dovrebbe essere di 20x50 per un totale di 1000 euro. Ma chi è che dovrebbe emettere la multa? I vigili, l'operatore in loco del Servizio Giardini? Non sarà forse il caso di pensare (piuttosto che risolvere la messa in sicurezza gli alberi nella maniera più semplice cioè tagliandoli) a creare all'interno del Servizio Giardini degli Ausiliari al Verde (come già esistono quelli al Traffico e magari assumendo nuovo personale che verrebbe ripagato dal maggior controllo sulle sanzioni) con la funzione di controllo del danneggiamento delle radici degli alberi negli scavi?
Quello nella foto seguente è il "Tree radar" un apparecchio usato per rintracciare facilmente le radici prima di effettuare gli scavi .
Maggiori informazioni
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cliccare poi su Fito-Consult




venerdì 12 dicembre 2008


Togli la terra e gli alberi, metti cemento,
centri commerciali e marciapiedi lastrificati e asfalto luccicante e la città diventa un'enorme Piscina.

foto da Repubblica

Quando si assiste ad eventi gravi e calamità naturali come quella della piena del Tevere di quest'ultime ore che sta vivendo Roma., la sensazione che si vive è la stessa di quando l'Inter ,la squadra prima nel Campionato di calcio viene battuta tre a zero, in casa dal Chievo l'ultima in classifica.Una piena dovuta ad un'eccezionale caduta di pioggia che si stà avvicinando a quella record del 28 Dicembre del 1870, pochi mesi dopo che Roma aveva perso la sua "dimensione di città papale e vaticana" . Pio IX e tutti i cattolici videro quell'inondazione grave, gravissima perchè non c'erano ancora i muraglioni( tra l'altro fu la prima occasione di visita con la città per il Re Vittorio Emanuele II che avrebbe voluto rimandare il più tardi possibile questo incontro con la città eterna, proprio perchè una zingara gli aveva predetto che sarebbe stata la città- come poi fu- dove sarebbe morto) come un segno della giustizia divina ( magari qualcuno già starà congetturando qualche segno per l'altro cambiamento epocale avvenuto quest'anno con la nuova Giunta, e il nuovo Sindaco , un sindaco si sa molto devoto alla Madonna. Il giorno prima delle elezioni parteciò alla processione del Sabato al Divino amore ed è stato il primo Sindaco Romano a partecipare, devo dire con grande coraggio, alla processione fiumarola del 27 Luglio a Trastevere). E'chiaro che andare contro il Comune in questi momenti è indubbiamente operazione di "sciacallaggio politico" però passata l'urgenza e l'allerta bisognerà ripensare alla nuova politica del progresso (oramai senza un colore politico preciso) quella basata sulla sicurezza, sulla pulizia e la trasformazione della città in luoghi artificiali sempre più simili a Centri Commerciali . Giovedì notte ero nella Piazza di San Saba fermo in macchina sotto una grandinata spaventosa e poi al ritorno verso casa passando per Via di San Gregorio mi son reso conto per esempio della differenza tra quella strada pavimentata a sanpietrini che nonostante qualche pozzanghera laterale ha resistito, drenandola l'ondata di pioggia a quella invece delle strade asfaltate diventate dei tobbogan pericolosi. Bisognerà tornare (come diceva Max Pezzali) a ricordarsi della "dura legge del goal" (ovvero la palla è rotonda e anche la squadra ultima in campionato , quella che abbiamo già vinto sulla carta può battere la squadra campione) raffrontandola con la "dura legge della natura". Noi pensiamo di sconfiggerla togliendo terra, insetti, batteri, lastricando e rendendo tutto pulito ed asettico. Facciamo sicurezza e la infondiamo nei "cittadini che ci hanno votato per questo" tagliando alberi grandi ( è di questi giorni la grande operazione di taglio di molte alberate in tutta la città senza controlli specifici quali il VTA - che per molti del Servizio Giardini ricorda ancora la sigla di qualche astronave marziana- ma solo a discrezione dell'occhio del tecnico di turno che fa una addizione da seconda elementare: albero fine ciclo vitale + potrebbe essere pericoloso= allora tagliamo) per metterci in sicurezza rimpiazzandoli con alberi mignon, alberi da arredo e talvolta senza nemmeno rimpiazzarli o lasciarli secchi e morti per mesi ed anni. "Non abbiamo i soldi" questa è sempre la risposta, ovvero spendere soldi per piantare e cosa più importante farli crescere non rientra nelle priorità delle realizzazioni politiche quelle che portano consensi, e voti., La busta alberi e sistema di manutenzione alberi in città funzionante (che attualmente a Roma è allo sfascio da decenni) rimane sempre seppellita da scartoffie ben più importanti. Forse sarebbe giunta l'ora di cambiare pensiero . Per questo per chi la pensa allo stesso modo c'è sempre la petizione

I am a Lorax i speak for the trees

che invito a firmare.

Pubblichiamo inoltre un comunicato del WWF con il suo parere sulle conseguenze dell'ondata di maltempo in città


WWF. Roma senza difese contro la pioggia

"La cintura della capitale è indebolità dal cemento sempre più impermeabile all'acqua". Questa l'accusa lanciata dal Wwf Italia dopo la crisi maltempo. "Non si tratta - afferma il Wwf in una nota - solo di sistemare scarichi, fogne e scoli quanto di capire come il sistema di drenaggio idrico resista e sopporti eventi estremi anche dopo che la città sarà cresciuta degli oltre 60 milioni di metri cubi aggiuntivi previsti dal nuovo Piano Regolatore (senza considerare tutti quelli concessi attraverso accordi di programma o attraverso le sanatorie degli abusi edilizi)". "La capacità naturale di assorbimento dei terreni agricoli e il complesso sistema di fossi dell'Agro romano - aggiunge il Wwf - è un elemento di garanzia che progressivamente si indebolisce a causa dei nuovi quartieri residenziali e delle nuove aree produttive che sempre più invadono le campagne, ben oltre il raccordo anulare". Il Wwf chiede quindi la manutenzione ordinaria delle città e delle infrastrutture esistenti ma anche "un ripensamento rispetto all'esplosione urbanistica che si sta consumando nell'Agro romano, al fine di impedire l'irrigidimento irreversibile del territorio con tutto quello che da questo può tragicamente discendere".
Questo invece il Comunicato dell'Ufficio Stampa del Comune di Roma del 27 Novembre relativo all'abbattimento di alberi in "alcune" alberate.
Dopo le numerose polemiche dei giorni scorsi, seguite al taglio di numerosi alberi nell'area di piazza Venezia, L'Assessorato all'Ambiente comunica che sono iniziati i lavori di rinnovo o completamento di alcune alberate stradali. Il programma prevede la sostituzione delle piante più vecchie e degli alberi già abbattuti o mancanti nei filari. Gli interventi attuali riguardano via di Santa Croce in Gerusalemme (potatura di 9 platani, abbattimento di 60 "Sophora japonica" malridotte e successiva messa a dimora di 50 nuove piante di "Morus alba", con relative griglie e dissuasori di protezione) e via Claudia (abbattimento di 32 "Sophora japonica" pericolanti e messa a dimora di 51 nuove piante della stessa specie). In via dei Quattro Venti cominciano a dicembre gli interventi sugli olmi: 230 saranno potati, 5 abbattuti, 42 nuovi messi a dimora. La stabilità degli alberi in tutta la città sarà costantemente controllata e i vecchi alberi, giunti a fine ciclo vegetativo, malati e spesso pericolosi, saranno rimossi e sostituiti.

domenica 7 dicembre 2008

La legge c'è ma non si vede...

Oltre alla richiesta e ad una necessità immediata per la città di Roma di un "Regolamento sulla tutela del Patrimonio arboreo pubblico e privato" regolamento pensato e scritto, ma archiviato e ,cosa ben più grave, mai applicato, argomento di riflessione e dibattito per i lettori di Respiro Verde e per il prossimo incontro di Gennaio sarà quello sulla oramai non più applicata Legge Rutelli n. 113 del 29 Gennaio 1992. Inseriamo come contributo a questo argomento parte di un articolo che Gianluca Aiello ha pubblicato sul suo blog e il testo della legge. Ai posteri gli ardui commenti.

Tratto da "Alberi e bambini - di Gianluca Aiello"

Repubblica nelle pagine regionali toscane da la notizia che la legge 113 del 29 gennaio 1992, che prevede l’obbligo da parte dei Comuni (in questo caso di Firenze) di piantare un albero per ogni bambino nato, da tempo non viene più rispettata. Nel 2007, infatti, a fronte di 2805 bambini nati, il Comune ha piantato solo un albero. Anzi, per dirla tutta, secondo Repubblica il Comune pianta un solo albero ogni 12 mesi da ben 11 anni. Non c’è spazio sembra essere la giustificazione, oppure, azzarda il quotidiano, «la chiave per capire la ragione per cui la legge non ha avuto grande fortuna» andrebbe ricercata nel fatto che «gli alberi piantati per ogni bambino non possono poi essere tagliati per far posto a case o capannoni».Qualunque che sia la motivazione, mi pare comunque che dal punto di vista pedagogico prima ancora che ambientale, questa storia sia davvero deprimente. Che razza di insegnamento si dà ai ragazzi se in spregio a una legge vigente che mira a un miglioramento della sostenibilità ambientale, seppur piccolo, ci sia un tale menefreghismo? Se il problema è che a Firenze non c’è abbastanza posto per tutti quegli alberi, perché non prevedere la piantumazione degli stessi nei terreni colpiti ad esempio dai roghi estivi? Oppure, perché non prevedere la piantumazione in qualche altro posto pur di mantenere questa buona pratica?I bambini ci guardano (e anche gli adulti) e quando saranno adolescenti si faranno un’opinione di quello che è stato fatto per migliorar loro la qualità della vita. Il verde pubblico è un valore o no? Il consumo di territorio è un valore o no? Di fronte alla crisi ecologica in atto, per la quale i comportamenti individuali ecosostenibili non saranno la soluzione, ma daranno un significativo contributo, perché se c’è un problema (magari anche oggettivo) di limitatezza di spazi, si è trovato un compromesso così al ribasso?

LEGGE 29 gennaio 1992, n. 113
Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica.
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 40 del 18 febbraio 1992)
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la seguente legge:
Art. 1
1. In attuazione degli indirizzi definiti nel piano forestale nazionale, i comuni provvedono, entro dodici mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente, a porre a dimora un albero nel territorio comunale.
2. L'ufficio anagrafico comunale registra sul certificato di nascita, entro quindici mesi dall'iscrizione anagrafica, il luogo esatto dove tale albero è stato piantato.
3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'interno emana disposizioni per l'attuazione della norma di cui al comma 2.
Art. 2
1. Le regioni a statuto ordinario, nell'ambito delle proprie competenze, avvalendosi anche del Corpo forestale dello Stato, disciplinano la tipologia delle essenze da destinare alla finalità di cui alla presente legge, ne mettono a disposizione il quantitativo di esemplari necessario e ne assicurano il trasporto e la fornitura ai comuni. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono attraverso i propri uffici competenti.
Art. 3
1. I comuni che non dispongano di aree idonee per la messa a dimora delle piante possono fare ricorso, nel quadro della pianificazione urbanistica, all'utilizzazione, mediante concessione, di aree appartenenti al demanio dello Stato, a tal fine eventualmente utilizzando i fondi assegnati annualmente a ciascuna regione ai sensi dell'articolo 4. Tali aree non possono comunque essere successivamente destinate a funzione diversa da quella di verde pubblico.
Art. 4
1. Per l'attuazione degli interventi di cui alla presente legge è autorizzata a decorrere dal 1992 la spesa annua di 5 miliardi di lire. Le modalità di ripartizione della predetta somma tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono determinate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) su proposta del Ministro dell'agricoltura e delle foreste, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
2. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a lire 5 miliardi per ciascuno degli anni 1992, 1993 e 1994, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1992-1994, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1992, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento "Interventi programmatici in agricoltura e nel settore della forestazione".
3. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 29 gennaio 1992

martedì 2 dicembre 2008

Alberi per l'ambiente

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"Alberi per l'Ambiente"
una conferenza di Franco Tassi
Martedì 9 Dicembre 2008
Salone degli Specchi del Comune
Taranto

giovedì 20 novembre 2008

NESSUNO TOCCHIIL PINETO ! Sabato 22 novembre 2008
Iniziativa pubblica alle ore 10.00
Dibattito alle ore 16.00
presso il Casale del Giannotto (Casa del Parco)in via della Pineta Sacchetti n. 78
i cittadini chiedono :- di realizzare tutte le opere pubbliche necessarie (fognature, illuminazione, ingressi pedonali, zona ricreativa).
i politici rispondono :- con un fantomatico progetto da 21 milioni di euro per la realizzazione di un’autostrada fino a 7 corsie e il taglio dei pini secolari nel Parco.
Promuovono ed aderiscono
le Associazioni :Amici nel Pineto, Balduina per il Pineto, Dil. BKP Roma, Eloheh-artenaturaconvivenza, ExLavanderia-Ciclofficina, Italia Nostra sez. Roma, Il Pineto, S. Onofrio, Comitato di quartiere Sisto IV, Lega per la difesa degli alberi, Spazio sociale ex 51.
PROGRAMMA DELL’INIZIATIVA PUBBLICA
SABATO 22 NOVEMBRE 2008PARCO DEL PINETO
ORE 10.00 - Appuntamento al CASALE del GIANNOTTO
· INFORMAZIONE ITINERANTE :parata con biciclette, banda ed artisti di strada che percorreranno le strade limitrofe al Parco realizzando soste per momenti informativi. Ritorno al Casale e …
· INIZIO DELLE ATTIVITA’ NEL PARCO
:Attività ludiche per bambini
“A contatto con gli alberi” (visita botanica)
Nordic Walking
Monologo teatrale
Mostra fotografica
ORE 14.00 - Attività ludiche per bambini“Scoprire il parco” (visita guidata)Gare, staffette e percorsi inbiciclettaVelopoli : il nuovo grande giocoin bici sulla viabilitàAsta di bicicletteQi GongTai ji quanGatkaYoga
ORE 15.00 - Proiezione di un cortometraggio
A SEGUIRE
DIBATTITO PUBBLICO:
“Lo sviluppo della città è compatibile con la salvaguardia dell’ambiente?La partecipazione dei cittadini nei processi di trasformazione urbana.Proteste e proposte sul progetto di raddoppio della via Pineta Sacchetti.”
Chiusura con performance di danza e musica

lunedì 17 novembre 2008

Gli alberi: attaccapanni per l'arredo urbano

Riportiamo questo articolo di Antonio Carbone
uscito il 22 Settembre 2008 su MagazineRoma.it
sulla moria dei nuovi alberi piantumati a Roma: in via Labicana , in via Prenestina, ma anche in altre parti della città . Si tratta di Quercus pubescens, roverelle, alberi che a dispetto del nome possono arrivare a più di trenta metri di altezza con tronchi dalle grandi circonferenze. Alberi che come dice l'articolo hanno smesso la loro funzione di esseri viventi bisognosi di terra e sono diventati "arredo urbano". Un arredo urbano che li paragona ad attaccapanni di plastica. E loro con un terreno non adatto alle loro esigenze pedologiche, asfissiati dalle nuove pavimentazioni che non fanno respirare le loro radici, non attecchiscono e muoiono. Non sarebbe il caso di rivedere queste nuove pavimentazioni o studiare perchè gli alberi non attecchiscono? Un tecnico mi diede il suo parere per quelli della Prenestina (un tutore troppo leggero ,che avendo fatto muovere il panetto di terra con le radici, non avrebbe dato la possibilità alla pianta di attecchire con le radici nella nuova terra. quale terrà? Ancora una volta la schizofrenia dei lavori della città moderna : la ditta che fa i marciapiedi pensa solo a quello, lascia uno spazio vuoto dove una volta finiti i lavori arrivera la ditta in appalto che pianterà i suoi alberelli. Nessuno, ne la ditta dei marciapiedi ne quella del vivaio che pianterà gli alberi, avrà per un attimo pensato alla necessità primaria di un albero : ovvero la terra. Nella nostra città abbiamo rimosso la terra. Gli spazi esterni sempre più assomigliano agli spazi interni. Spazi senza polvere, asettici, puliti e ordinati. Spazi simili a quelli che le masse percorrono nei sabati pomeriggi nei centri commerciali. Spazi che seguono i comandamenti di Mastro Lindo e ci fanno comprendere quanto noi umani siamo stati bravi a vincere la natura ed ad assoggettarla alle nostre esigenze. Peccato che in questo giovane rinnovamento del progresso, un progresso che privilegia l'artificiale al naturale (sono i giovani politici i responsabili di questa nuova estetica della Città) sono gli alberi bisognosi di terra,acqua, concime a "lasciarci le foglie". Una vittoria parziale,(quella di noi esseri umani) della quale ce ne rendiamo conto quando la città oramai priva delle sue barriere naturali (gli alberi fanno anche da rompivento e barriera antirumore) e della sua terra ( i nuovi marciapiedi producono uno spettacolare effetto toboggan) viene messa al tappeto da tempeste e trombe d'arie sempre più frequenti. Non sarà il caso di pensare ad un convegno cittadino che tratti di questi argomenti? Noi di Respiro Verde lo stiamo facendo. Ma ecco l'articolo :


Il responsabile della messa a dimora degli alberi di via Labicana e le 7000 querce di Beuys
di Antonio Carbone


Finalmente! Se potessero parlare, probabilmente così gli alberi commenterebbero la pioggia caduta in questi ultimi giorni. Il caldo e la siccità dell’estate non ancora finita, li ha messi a dura prova e bisogna pur dire che raramente si sono viste in giro per la città autobotti del servizio giardini. Si sono dovuti accontentare dell’umidità contenuta nell’aria che durante la notte, a contatto con la terra e l’asfalto, riusciva a liquefarsi. Su via Labicana non è proprio uno spettacolo bello da vedere. In totale sono 47. 29 sono completamente secchi, 7 non se la passano affatto bene. Solo 11 hanno ancora qualche possibilità di farcela.Di che alberi si tratta? A giudicare dalla forma delle foglie, sembrerebbero delle querce. Ma stavano così già dalla scorsa estate, qualcuno fa notare insinuando il sospetto che non fossero adatte per questo tipo di arredo urbano. Arredo urbano, proprio così. Alla stregua di una panchina, un cestino per i rifiuti o di una pensilina. E dire che piantare alberi è una tra le pratiche più antiche. Forse tra le poche capaci ancora di riavvicinarci intimamente alla terra. E’ probabile che proprio questo ha pensato l’artista tedesco, Joseph Beuys, quando nel 1982 si adoperò per piantarne ben 7000 di querce nella periferia della città di Kassel dove era stato invitato a partecipare alla grande esposizione che si tiene lì ogni cinque anni. Chissà se chi ha approvato la scelta di piantare forse proprio lo stesso tipo di querce su via Labicana, avrà mai avuto modo di pensare la stessa cosa. E che cosa proverà adesso vedendosele sfilare sotto gli occhi, magari rimanendo seduto sul tram, come una lunga fila di esseri moribondi? Si assolverà, ritenendo di essersi attenuto alle normative vigenti o per caso avvertirà il senso di colpa per averle destinate a questa infelice ubicazione?

domenica 16 novembre 2008

Riceviamo da Rita degli alberi
"Il Decalogo dell'iperpotatore modenese"

Un testo di una giardiniera comunale (che risale al 1980) e del suo rapporto con un cittadino persuasivo e pervasivo e dei suoi consigli sulle cure di cui necessiterebbe un albero.

Rita si chiede son passati tanti anni e qui è ancora così. Anche a Roma è la stessa cosa?


1.non c'è giorno o quasi che non si fermi a consigliarmi mentre sto lavorando (faccio la giardiniera comunale) Al cittadino piace soprattutto insegnarmi a potare la pianta che sto potando.
2.pensa che gli alberi dalle potature traggano forza e salute, come risulterebbe dai succhioni vigorosi dell'anno successivo all'intervento.
3.il problema è che ha fatto il contadino, o è figlio di contadini e si crede competente come e più del giardiniere, del perito, dell'agronomo.
4.questo cittadino non va confuso con quello che telefona al servizio verde pubblico e chiede un intervento perchè da anni non vede più la luce del sole,ma solo rami e rami, avendo una albero piantato proprio lì, a 50 cm dal portone e cantine sollevate dalle radici. Il poveretto al buio è anzi vittima del cittadino da me preso di mira perche il principio secondo il quale si possa ogni tanto drasticamente potare la pianta mal posta, allontana sempre più la soluzione definitiva del problema.
5.il cittadino non ama la bellezza, soprattutto quella naturale e di gusto un po' selvaggio. Odia i rami incrociati, asimmetrici, deboli; sente il dovere di regolamentare le chiome, diradare...Sicuro della superiorità della mente umana sul sapere di ogni altro vivente, pensa che le piante abbiano bisogno dell'intervento umano per vivere meglio. Non ama gli interventi discreti, non ama soffermarsi ad ammirare e riflettere. Guarda minaccioso la pianta già cresciuta ma non sa immaginare la potenziale vastità di quella striminzita appena comperata, nè la cura sorvegliandone la crescita.
6.ammira l'esperienza e la professionalità dei tedeschi e dei nordeuropei in fatto di verde pubblico, ma non intende pagare un soldo per avere simili risultati concependo il verde come ultima voce di spesa nella costruzione della città, la più sacrificabile e tagliabile.
7.eppure questo cittadino ama le piante , oh se le ama!! Se gli parlate che necessità vorrebbe che si togliesse il filare troppo addossato alle case, lui giura di sentire già il dolore, la pianta che fa "ahi" come un umano. e ancora:
8.il cittadino è un uomo pieno di timori, non ama il buio e l'oscurità e sa che le chiome ampie, basse e protettive possono fare da scudo a prostitute, rapinatori, tossicodipendenti e altre creature della notte. Per questo motivo il cittadino sarebbe sempre pronto a "pelare" ogni vegetale, a far luce su tutto eliminando macchie di cespugli, angoli pittoreschi e rifugi facendoci ritrovare tutti al parco come in una piazza.
9.di saldi principi morali, socialmente responsabile, col suo passato di contadino, una volta in pensione, il nostro cittadino fa volontariato. Ora mi lavora accanto, "la spia dei rami bassi".Per altro mi è anche simpatico.
10.il cittadino sa garantire all'amministrazione un servizio a costo zero o quasi. "Poto anch' io" Dà prova di partecipazione e consenso, identificazione con la città (o è la città che si modella a lui ? )


Nadia mi consiglia di chiedere il trasferimento al Comune di Monaco se non ho la forza e la pazienza di costruire un ESERCITO DELLA SALVEZZA (degli alberi naturalmente) per sopprimere definitivamente un cittadino così persuasivo e pervasivo.

lunedì 27 ottobre 2008

Alberi e asfalto:

La guerra tra alberi e asfalto, una guerra iniziata dagli anni '50 in poi (milioni di milioni sono state le tonnellate di asfalto riversate sui terreni (piazza e marciapiedi) delle città) è quasi giunta alla sua fine : tagliati, spostati, ridotti ad alberelli piccoli e magri che ogni 6/7 anni devono essere sostituiti . Questo è "il bottino di guerra" che "l'esercito alberi" ha dovuto pagare per l'evoluzione del progresso. Un progresso che ha privilegiato (e ancora privilegia) l'automobile : il miracolo della nostra era, lo strumento che realizza il sogno dell'uomo "di avere le ali ai piedi", che ti permette di essere libero, di spostarti come e quando vuoi. Riprendiamo proprio su questo argomenti due documenti storici (usciti nel 2001 in occasione della difesa dei Pini storici di Marina di Campo) trovati sul sito del WWF Sezione arcipelago Toscano : le relazioni del Prof Francesco Ferrini docente di Coltivazioni arboree e ornamentali alla Facoltà di Agraria di Milano e dell'Architetto Sergio Rizzi . Due testi da leggere attentamente (con una proposta operativa , quella di intervenire modificando il terreno piuttosto che con la più rapida scelta del taglio e della ripiantumazione di nuovi alberelli) e che se riuscissero a raggiungere le scrivanie ( o in questo caso i monitor) degli addetti al Servizio Giardini delle grandi città potrebbero dare risultati insperati per la difesa degli alberi e per il nostro bene comune.

(Guardate la foto : non sarebbe più pratico, ed anche meno costoso, mettere degli alberelli di plastica? Le Lagerstroemie della foto in effetti sembrano proprio di plastica, durata massima di vita 6 anni. Sono belle, ornamentali? Bah! E la terra , dove e andata a finire la terra? E' stata rimossa dalla nostra società del progresso. Non è forse il caso di tornare ad essere Amici della Terra?)

Sergio Rizzi

Il mio vecchio Zingarelli, compagno di viaggio da molti anni, alla voce “politica” traduce "Arte di ben amministrare la città". Atteso che questa definizione corrisponda pienamente agli obiettivi dell’Amministrazione Comunale di Campo, e non avendo alcuna ragione in generale per dubitarne, mi chiedo quale consequenzialità possa sussistere tra questa specificazione e quelle otto righe tra virgolette apparse sul Tirreno di martedì scorso, 20 novembre, nelle quali si prospetta l’abbattimento di 89 pini, tanti sono quelli (101 ove si considerino anche i 12 di fronte al Municipio, 118 includendo quelli precedenti il Bovalico) che accompagnano le tre strade menzionate, via Mascagni, via Roma, via Pietri e che rappresentano, comprendendo i 10 già abbattuti, la metà della dotazione complessiva (eccettuata la pineta di viale Etruschi) di 255 pini messi a dimora, lungo i decenni precedenti, nell’insediamento urbano. Certo nessuno può essere insensibile ai diritti di chi è costretto all’uso di carrozzelle, come specificato nella motivazione del menzionato articolo, specie in un Paese dove le barriere architettoniche non hanno ancora trovato, anche a Campo, conseguenti considerazioni ed adeguate soluzioni. Tuttavia prima di avanzare decisioni irreparabili, che penalizzerebbero l’insediamento almeno per i prossimi 15/20 anni, come prospetta la lucidissima relazione del Prof. Francesco Ferrini, sarebbe ragionevole domandarsi, mi pare, se la causa di quei “marciapiedi divelti” (cito dall’articolo) sia davvero da accollare interamente ed esclusivamente alla semplice presenza di quel doppio filare di pini che punteggiano queste strade, senz’altro rimedio che il loro abbattimento. Per quanto non abbia ragione d’essere la pretesa che le deleghe amministrative nei diversi settori siano coperte da corrispettive competenze nel merito, è pur sempre ragionevole ritenere che chi ha responsabilità di governo del Territorio senta la necessità, senza infirmare il primariato della politica, di relazionarsi a specifici supporti tecnici che assegnino certezze operative ai provvedimenti da assumere. Ora è certamente comprensibile la suggestione dell’opinione popolare che responsabilizza la presenza dei pini in ordine ai “marciapiedi divelti”, ma una rapida lettura del documento di lavoro del Dr. Francesco Ferrini, Professore Associato alla Facoltà di Agraria di Milano, è condizione sufficiente a sfatare leggende e preoccupazioni. Il capitolo "Proposte di Intervento", con le indicazioni per ovviare all’inconveniente dovuto al sollevamento delle pavimentazioni da parte delle radici, indica il principio base di “migliorare le caratteristiche del terreno, aerandolo e, al contempo, aumentare il volume a disposizione delle radici”, affermando anche, come ulteriore prescrizione, che la “creazione di uno strato isolante costituito da sabbia e pietrisco risolve il problema”, al punto che ricerche effettuate a distanza di diversi anni dall'intervento "anche su piante di oltre 30 anni" non presentano "segni sulla pavimentazione dovuti al sollevamento da parte delle radici". D’altra parte i pini esistono quasi tutti da oltre mezzo secolo, la nuova pavimentazione deve essere ancora eseguita, e soprattutto progettata, e la cosa consente dunque, mi pare, di organizzare l’intervento al meglio e secondo le regole dettate dal parere tecnico di competenza. Non è secondario annotare poi quanto relazionato al punto c) del capitolo "Problemi derivanti dalla mancanza di tale alberatura" dove si afferma che la sostituzione dell’esistente sarebbe “caratterizzata da una lunga fase (almeno 15-20 anni) di "degrado" (dovuta alla mancanza di alberi) e di "confusione ambientale" (assenza di una fisionomia tipicizzante della zona) che renderanno non solo meno attraente la zona nel suo intero, ma problematica la stessa gestione del nuovo impianto”. Altrettanto precise le "Conclusioni" quando si ricorda che “il popolamento vegetale oggetto della verifica richiesta presenta le caratteristiche predisponenti per la sua classificazione come una "zona verde della città di non comune bellezza paesistica"”, dove il termine "bellezza paesistica" è richiamato dall’Autore in quanto il bene di che trattasi è “configurabile come una delle tipologie naturalistiche (ambientale), paesaggistiche (estetica) e tradizionali dell’Arcipelago Toscano”. E infine il Prof. Francesco Ferrini afferma che “mancano i presupposti logici per la rimozione del bene oggetto”, ed ancora, in termini di assoluta chiarezza, che non è possibile prospettare, “in sostituzione dell’attuale vegetazione, la messa a dimora di piante appartenenti a specie con sviluppo più limitato ed appartenenti al patrimonio vegetale indigeno o naturalizzato che possano, in tempi ragionevolmente brevi, creare una continuità visiva con il verde presente nella zona e tali da garantire il raggiungimento dell’obiettivo dello sviluppo sostenibile che è quello di salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio”. Le convincenti argomentazioni scientifiche del Prof. Ferrini sono ampiamente confortanti e certamente risolutive sul piano tecnico. E’ augurabile, a breve, un pronunciamento Amministrativo di merito nelle Sedi idonee. Da architetto riterrei non superfluo aggiungere alcune personali riflessioni esponendo le ragioni della indispensabile salvaguardia integrale di quel patrimonio, posto che qualcuno non si sia ancora reso conto di cosa sarebbe via Roma, una strada poverissima di edilizia, senza il supporto della straordinaria architettura rappresentata da quella stupenda presenza di verde. Con o senza pavimentazioni in granito. “Simon Schama, presentando il quadro di Asher Brown Durand "Nel bosco" (1855), ne assimila le betulle inclinate le une verso le altre a strutture riecheggianti l’architettura gotica”. La citazione, che ricorda una notazione presente nel gran libro di Schama "Paesaggio e memoria", è tratta dall’ultimo libro "Architettura e Paesaggio / Memoria e pensieri" di Lodo Meneghetti, Professore ordinario di urbanistica alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, già direttore del Dipartimento di progettazione dell’architettura e Condirettore dell’Archivio Piero Bottoni. L’opera, per la quale ho avuto il privilegio di partecipare recentemente, con una mia relazione esegetica, alla sua presentazione pubblica, si origina proprio dal raffronto tra l’Architettura e gli elementi costitutivi del paesaggio naturale, foreste, fiumi, montagne, essi stessi “altre architetture, pur acquisibili nel nostro schedario di architetti e dunque utilizzabili nei ragionamenti generali o distintivi sull’architettura”. Da qui si dipana il “filo delle interpretazioni e dei pensieri” dell’Autore sul rapporto Natura-Architettura: l’architettura delle foreste, l’architettura dei boschi, “l’architettura del singolo albero”. Su questa riflessione di Meneghetti è interessante relazionarci con Pietro Citati per un suo articolo su "Repubblica" dello scorso giugno dal titolo emblematico "Requiem per gli alberi in città" nel quale, ricordando gli straordinari esempi di viali alberati che “proteggevano d’ombra il passo dei viandanti”, annota, non senza adeguata insofferenza, “l’immensa idiozia degli urbanisti e dei Comuni degli anni Cinquanta e Sessanta” nella sistematica distruzione degli alberi in città e la sconsolata visione di come “i grandi viali verdi, che erano stati l’orgoglio dell’urbanistica ottocentesca, sono ormai le pallide ombre scheletriche di se stessi”. E’ poi lo stesso Meneghetti a richiamare ancora Pietro Citati per un suo scritto proposto al Convegno sul Paesaggio, promosso dal Ministero dei Beni Culturali nel novembre ’99, in relazione ad un passaggio sugli alberi che popolano le rovine di Fountains Abbey nello Yorkshire: “La relazione tra natura e arte è stata fissata per sempre. Gli alberi hanno la stessa dignità di una cattedrale. Questo ci fa capire che dobbiamo difendere ogni quercia, ogni pino, ogni leccio, come se difendessimo le pietre stesse della cattedrale…”. Ora sto qui davanti alla "dignità" cinquantennale di questo duplice filari di pini di via Roma, e l’osservazione di Citati, ripresa da Meneghetti, mi appare in tutta evidenza e tanto intelligente da assumere persino un significato anche più convincente dell’immagine di architettura osservata da Schama in quell’intreccio di alberi raffigurati nel quadro di Durand. Perché qui, nel reale, sono davvero i pini la vera architettura di questa strada: una galleria, la straordinaria galleria di Campo che conduce al centro storico e che, con la sua forza, riesce persino ad assegnare significato alla palese scarsezza della cortina edilizia. Una presenza, tra l’altro, nient’affatto isolata perché la "galleria" è partecipe di un più vasto sistema che si origina dal fosso Bovalico dove i pini iniziano a punteggiare, ai due lati della strada, il passaggio della “Provinciale” in viale di accesso all’insediamento urbano, interagendo lungo via Roma coi 12 pini prospicienti il Comune e con quelli della "finitiva" (via Pisa), per connettersi coi pini di Aleppo del lungo mare Mibelli e delle successive aree pubbliche tramite le folte presenze arboree dei giardini privati sul sullo steso viale Mibelli. Un disegno preciso dunque, che si ritrova anche lungo la via Pietri, l’altra direzione di accesso a Campo, anch’essa punteggiata da un doppio filare di pini a sostenere il rapporto di avvicinamento dalla campagna all’insediamento. Non si può pertanto non rilevare che nell’obiettivo, assai condivisibile, di un consolidamento dell’uso pubblico dell’area urbana questo "sistema verde" rappresenta un elemento imprescindibile. La giusta preoccupazione di assegnare maggiore vivibilità all’insediamento verrebbe di fatto contraddetta nella prassi ove l’abbattimento dichiarato venisse davvero portato a termine, a fronte di abbellimenti sovrastrutturali di pavimentazioni, cordoli, fioriere, panchine e quant’altro proposto in fatto di attrezzature dello spazio pubblico in uno sforzo davvero inutile e secondario ove tale spazio fosse poi privato dell’unico elemento di significato che lo sostiene, come d’altra parte si annota in tutta evidenza quando, provenendo dall’alberata via Marconi, ci si affaccia sul primo tratto di via Roma, orfana dei pini già abbattuti, ancorché sconciati da precedenti potature non professionali. La durezza del paesaggio, reso ancor più triste dai due poveri lecci malandati, di nuovo impianto, i quali affrontano in solitudine il trentennale cammino che, ove riescano a sopravvivere, li renderà finalmente "alberi", è solo mitigata dal sospiro di sollievo che suscita la lontana, bellissima visione della successiva galleria alberata. Dovranno forse i Campesi e gli ospiti stagionali rinunciare anche a questo?

Francesco Ferrini

Prof. Francesco Ferrini. Relazione tecnica sull'alberatura sita in Via Roma a Marina di Campo (LI) ed adiacenze.
Milano 8 ottobre 2001 Oggetto: Relazione tecnica sull'alberatura sita in Via Roma a Marina di Campo (LI) ed adiacenze.

Premessa Il sottoscritto Francesco Ferrini, professore associato presso la Facoltà di Agraria di Milano, ha ricevuto incarico da parte dell'Avv. Renato Palmieri, Via Mascheroni 1, 20123, Milano, per la stesura di una relazione tecnico-scientifica che accerti e descriva, previe opportune indagini, lo stato dell'alberatura di Pinus pinea di Via Roma ed in particolare le caratteristiche della vegetazione ed il suo inquadramento paesistico nel Comune all'oggetto della presente relazione. Al fine di poter esperire all’incarico affidatomi, ha provveduto ad effettuare alcune ricerche bibliografiche ed a prendere in esame la documentazione prodotta dall'Avv. Palmieri. Per poter espletare in modo più possibile esaustivo l’incarico ricevuto e per capire l’evoluzione che ha caratterizzato e che caratterizzerà l’area ho previsto di articolare la presente relazione nei seguenti capitoli:

1) Ruolo dell'alberatura stradale

2) Metodologie di analisi dello stato di salute degli alberi

3) Problemi derivanti dalla mancanza di tale alberatura.

4) Proposta d’intervento e conclusioni Ruolo dell'alberatura stradale1)

Ruolo estetico-paesaggistico (Ornamento dell'ambiente). La funzione paesaggistica è talmente nota che basterà accennarla brevemente. Si pensi solo a quante volte un paese, un angolo di città, una via, una piazza vengono identificate dagli alberi che vi dimorano. L’albero diventa perciò un elemento distintivo, un punto di riferimento e che, spesso, costituisce un elemento di raccordo fra passato e presente.In questo contesto l’albero va considerato come “elemento architettonico” essenziale nel disegno delle viabilità e, pertanto, nelle opere di manutenzione, cura e (eventualmente) sostituzione, non sono certo indifferenti le caratteristiche biologiche, quali la specie, il portamento, la dimensione, etc. Gli alberi possono svolgere infatti diverse funzioni dal punto di vista architettonico ed ingegneristico: forniscono infatti “privacy”, valorizzano panorami, nascondono visioni sgradevoli, costituiscono uno sfondo per esaltare caratteristiche del paesaggio e, infine, attenuano, completano e valorizzano le linee architettoniche degli edifici. Con un’adeguata selezione e manutenzione, gli alberi possono valorizzare una proprietà ed essere ad essa funzionali, senza violare i diritti ed i privilegi dei vicini e della comunità.

2) Ruolo sanitario o ecologico (De Vecchi et al., 1996; Giordano E., 1989): La capacità degli alberi di fissare polveri e gas tossici nonché di liberare ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana giustifica l'attributo che è stato loro dato di "polmoni di verde". Oltre a tutto questo gli alberi sono in grado di attutire i rumori delle varie attività urbane apportando un contributo non trascurabile anche alla salute acustica (Batistoni et al., 1995). Non secondarie sono anche le funzioni di habitat per avifauna, miglioramento del microclima, in termini di attenuazione degli eccessi di temperatura, vento e pioggia.

3) Ruolo economico: i benefici economici apportati dalla presenza delle piante, pur essendo non facilmente determinabili, sono sia diretti, sia indiretti. I primi sono direttamente collegati con il risparmio energetico che la loro presenza produce, in termini di minori spese di condizionamento e di riscaldamento (effetto protezione dal vento). Essi rappresentano, inoltre, un notevole investimento: il valore di casa con giardino o, comunque, poste in una zona alberata, è, infatti, superiore a quello di casa che ne sono prive o che si trovano in zone prive di spazi a verde (ricerche condotte negli Stati Uniti hanno evidenziato un valore delle abitazioni in zone residenziali con presenza di verde superiore di circa il 10%, rispetto alla stessa tipologia di abitazioni situate in zone senza aree verdi). Il risparmio in costi energetici e l’aumento del valore della proprietà apportano, quindi, benefici diretti al proprietario. I benefici economici indiretti sono molto maggiori, poiché interessano intere comunità: le spese per l’energia elettrica sono inferiori, i consumi di combustibili fossili è inferiore e, conseguentemente, anche le emissioni inquinanti risultano ridotte; non ultimo è l’effetto che la copertura vegetale esercita nel controllo degli eventi meteorici, soprattutto in relazione a eccezionali eventi idrici.Dal punto di vista ecologico, pur non essendo il pino domestico una specie nativa dell'arcipelago toscano, è da considerarsi naturalizzata, tanto da rappresentare in certe aree, quasi un'icona del paesaggio isolano. Non appaiono, perciò, giustificate, in questo senso, le motivazioni di rimozione di questo che è ormai divenuto un patrimonio delle nostre zone costiere, patrimonio che le contraddistingue da tutte le altre presenti nell'areale mediterraneo e non. Metodologie di analisi dello stato di salute degli alberi.Dal materiale fotografico prodotto dall'Avv. Palmieri, non si evince una situazione di potenziale pericolosità dell'alberatura di pini domestici di cui all'oggetto. È, comunque, da rilevare, a tale proposito, che non è possibile trarre conclusioni perentorie sullo stato di salute degli alberi, poiché questo richiede una serie di analisi strumentali oggettive dalle quali non si può prescindere qualora si debba decidere di procedere ad un eventuale abbattimento, che appare ingiustificato qualora la risposta dell'analisi strumentale non fornisca dati negativi sullo stato di salute degli alberi stessi. Appare, perciò, auspicabile, prima di procedere ad eventuali abbattimenti delle piante, la verifica dell'effettivo stato di salute delle piante da condursi tramite un'analisi strumentale in profondità dei tessuti legnosi, utilizzando gli strumenti e le metodologie previste nel metodo VTA (Visual Tree Assessment) che saranno di seguito descritte.Il metodo VTA (Visual Tree Assessment) è un metodo sviluppato da Mattheck in Germania, il quale sulla base di studi scientifici ha dimostrato che i difetti statici interni di un albero sono solitamente legati a determinati sintomi esterni. L’entità dei danni, tuttavia, non è sempre esattamente valutabile dal punto di vista quantitativo, per cui è necessario affidarsi anche a misurazioni strumentali che abbiano caratteristiche oggettive e ripetibili. Il Martello elettronico, il Resistograph ed il Frattometro forniscono, in proposito, i dati quantitativi oggettivi e numerici indispensabili per questo genere di indagini.IL VTA è un metodo di controllo visivo dell’albero il quale, guidato dai principi della biomeccanica e basato sull'assioma della tensione costante prende in considerazione e si allinea con la corrente giurisprudenza in materia.

La procedura VTA consta di tre fasi:

- Esame visivo per l’accertamento (diagnosi) dei sintomi di difetti e della vitalità dell’albero. I sintomi che sono presi in considerazione riguardano la vitalità generale dell’albero, lo sviluppo di funghi e/o parassiti, la presenza di sintomi di difetti meccanici, sintomi tipo “vernice screpolata, come indicazione di rottura fragile, carie bruna, indicazioni derivanti da elementi di rinforzo. In assenza di sintomi che indichino che l’albero è significativamente a rischio la procedura si conclude in questa fase.

- Approfondito esame di ogni difetto evidenziato nella prima fase.

- Nel caso che siano riscontrati dei sintomi, il corrispondente difetto deve essere confermato e misurato mediante un’indagine approfondita. Ciò può essere effettuato mediante la misurazione della velocità di propagazione di un’onda sonora attraverso la sezione trasversale oppure mediante l’applicazione di uno dei tanti metodi basati sulla perforazione del legno.Il sistema Resistograph permette di ottenere dati sulla carie e consente di valutare gli incrementi annuali in modo non distruttivo per l'albero; offre la possibilità di analisi e diagnosi sul posto di alberi situati in parchi, giardini o ai lati di strade per accertamenti di sicurezza stradale o di determinare la qualità del legno di alberi non ancora abbattuti (per es. per l'acquisto del legname). I risultati, rappresentabili in forma grafica, possono essere allegati anche a protocolli giudiziari come prove non falsificabili. Il profilo resistografico è in grado di evidenziare i diversi stadi di decomposizione del legno. Le zone di passaggio tra le parti affette da carie e quelle circostanti, permettono di prevedere la tendenza all'espansione. L'altezza del profilo e la distribuzione delle carie forniscono informazioni anche sulla capacità di portata.Tramite l'analisi computerizzata del profilo si possono valutare il decorso della crescita e le zone di legno estivo ed invernale. La curva della densità viene registrata, in campo, simultaneamente su PC portatile e su di una stampante per la visualizzazione rapida sul posto.Il costo dell'analisi strumentale, da effettuarsi da parte di ditte specializzate nel settore è quantificabile in circa £ 200.000 +IVA per singolo albero.

Problemi derivanti dalla mancanza di tale alberatura.

Da quanto suddetto appare abbastanza chiaro quali sarebbero gli effetti della rimozione dell'alberatura presa in esame:

a) perdita di valore degli immobili presenti nella Via Roma e nelle contrade adiacenti, quantificabile in percentuale variabile dal 5 al 20%.

b) modifica del microclima con maggior sbalzo termico fra estate ed inverno (estate più calda ed inverno più freddo) e peggioramento della qualità dell'aria, sulla quale verrebbe a mancare l'effetto tampone dell'alberatura che si esplica in modo diretto (abbattimento del pulviscolo e del particolato presente nell'aria) e indiretto (produzione di ossigeno e rimozione di biossido di carbonio come conseguenza dell'attività fotosintetica).

c) È importante mettere in evidenza che, comunque, il popolamento vegetale che interessa l’appezzamento preso in considerazione non si trova in condizioni di degrado tali, stantibus rebus, da giustificarne la rimozione; l'eventuale sostituzione della stessa sarà, infatti, caratterizzata da una lunga fase (almeno 15-20 anni) di “degrado” (dovuta alla mancanza di alberi) e di “confusione” ambientale (assenza di una fisionomia tipicizzante della zona) che renderanno non solo meno attraente la zona nel suo intero, ma problematica la stessa gestione del nuovo impianto.

Risoluzione problema sollevamento manto stradale.

Per quanto riguarda l'inconveniente dovuto al sollevamento del manto stradale da parte delle radici dei pini è da sottolineare che questo problema non è causato solo da questa specie, ma può presentarsi quando gli alberi sono piantati troppo superficialmente o, a causa di problemi di compattazione del terreno o di scarsa areazione dello stesso, le radici si mantengono superficiali.Per ovviare a questo tipo d'inconveniente sono state proposte varie soluzioni, le quali, comunque, hanno tutte come principio-base, quello di migliorare le caratteristiche del terreno, areandolo e, al contempo, aumentare il volume a disposizione delle radici.Alcuni autori propongono di aumentare lo spazio a disposizione delle piante tramite la creazione di una piccola aree non pavimentata (e magari coltivata a prato o con idonee tappezzanti) sufficientemente ampia intorno al tronco delle piante.La superficie necessaria può essere quantificata in circa 4 mq (lato del quadrato alla base del tronco di circa 2 m). Distanze inferiori rischierebbero di causare danni agli apparati radicali degli alberi. Ricerche recenti hanno evidenziato una notevole efficacia dei tessuti geotessili nel prevenire la crescita superficiale delle radici. L’eventuale uso di tessuti preventivamente imbevuti di un principio diserbante è oramai divenuta di largo uso in certe aree degli Stati Uniti e del Nord Europa. Il meccanismo attraverso il quale questi tessuti funzionano è di cauterizzare gli apici radicali non appena questi giungono a contatto con il principio diserbante. Questo determina la deviazione della crescita verso gli strati più profondi del terreno. Questi tessuti potrebbero essere posti sia sotto il manto stradale sia ai lati della buca d'impianto per impedire un andamento eccessivamente plagiotropo dell'apparato radicale.La rimozione (o il semplice ricoprimento) della pavimentazione in asfalto e la sua sostituzione, previa creazione di uno strato “isolante” costituito da sabbia e pietrisco, risolve il problema del sollevamento del manto stradale da parte delle radici degli alberi. Ricerche effettuate su questo argomento ed esperienze dirette nel nostro paese hanno fornito ottimi risultati anche su piante di oltre 30 anni di età, tanto che a distanza di diversi anni dall'intervento effettuato non sono evidenti segni sulla pavimentazione dovuti al sollevamento da parte delle radici degli alberi. Si tratta, in sostanza, di creare uno strato “ostile” alla crescita radicale che, in questo caso, avviene negli strati più profondi del terreno e non interferisce col manto d’asfalto. La sostituzione di quest’ultimo con pavimentazioni pervie, formate da materiali porosi o, più semplicemente da autobloccanti, costituirebbe un ulteriore elemento a favore dell’approfondimento radicale E' doveroso sottolineare che l'apporto di materiale inerte come ghiaia, sabbia o pietrisco non arreca alcun danno alle radici delle piante e che le eventuali lesioni causate dalla rimozione della pavimentazione stessa non hanno riflessi importanti sulla fisiologia della pianta.In tutti i casi bisognerà limitare al minimo ogni taglio e rimozione di porzioni radicali ed i tagli dovranno essere effettuati mediante opportuni utensili (trance e cesoie da potatura) cercando di ottenere tagli netti con superfici. In nessun caso dovrà essere usato per il taglio delle radici la bennea o altro organo di ruspe o altre macchine da scavo e bisognerà trattare le superfici di taglio ed il terreno di radicazione mediante prodotti fungoantagonisti specifici (tipo Biochem RADIX). La mancata osservanza di queste disposizioni può causare il propagarsi di affezioni fungine responsabili del marciume radicale le cui conseguenze sulla vita degli alberi sono molto gravi.

Conclusioni.

Da quanto esposto in precedenza, in merito alla descrizione del luogo appare evidente che la vegetazione e l’ambiente nel suo complesso presente, possiedono i connotati tipici delle zone marine; pertanto il popolamento vegetale oggetto delle verifica richiesta presenta, le caratteristiche predisponenti per la sua classificazione come “una zona verde della città, di non comune bellezza paesistica”. Il termine di “bellezza paesistica” risulta in totale coincidenza con le caratteristiche oggettive del bene sopralluogato; esso è, infatti, configurabile come una delle tipologie naturalistiche (ambientale), paesaggistiche (estetica) e tradizionali dell'arcipelago Toscano. Sulla base delle prove oggettive acquisite, è pertanto possibile affermare che mancano i presupposti logici per la rimozione del bene oggetto. In considerazione dell’importanza di un adeguato patrimonio arboreo ed arbustivo sul territorio comunale ed in particolare negli spazi afferenti le proprietà private non si prospetta, infatti, in sostituzione dell’attuale vegetazione, la messa a dimora di piante appartenenti a specie con sviluppo più limitato e appartenenti al patrimonio vegetale indigeno o naturalizzato che possano, in tempi ragionevolmente brevi, creare una continuità visiva con il verde presente nella zona e tali da garantire il raggiungimento dell’obiettivo dello sviluppo sostenibile che è quello di salvaguardare i diritti delle generazioni presenti e future a fruire delle risorse del territorio.

Prof. Francesco Ferrini

Professore Associato – Facoltà di Agraria di Milano

Docente di Arboricoltura ornamentale e Parchi e giardini

Bagno a Ripoli (Firenze)e-mail: francescoferrini@yahoo.it

Bibliografia consultata:

Blasi C., 1990. Ricerche geobotaniche e progettazione ambientale. Acer, 6:33-36.

Matteck c., Breoler H., 1998. La stabilità degli alberi. Il Verde Editoriale.

Ubaldi D., 1997. Geobotanica e Fitosociologia. Clueb - Bologna.

Batistoni P., Paddi S., Grossoni P., Bussotti F., Cenni E., 1995. Attitudine delle barriere vegetali a ridurre l’inquinamento atmosferico ed acustico di origine stradale. Acer 4:12-17.

De Vecchi M., Potenza A., Abollino O., Barni E., 1996. Arbusti ornamentali quali indicatori biologici dell’inquinamento atmosferico: primi risultati. Flortecnica, 3:88-91.

Giordano E., 1989. Verde pubblico e inquinamento. L’Italia Agricola, 2:73-78.

ISA, 1996. Benefici derivanti dagli alberi. Opuscolo ISA.

Wagar J.A. and Barker P.A., 1983. Tree root damage to sidewalk and curbs. Journal of Arboriculture, 9(7):177-181.

Evapotraspirazione, ovvero l'oro degli alberi.
Pubblichiamo questo articolo di Rosaria Ruffini, uscito su Epolis, nel quale si parla della privatizzazione dell' acqua pubblica in Italia, avvenuta con l'articolo 23 bis del decreto Legge 112, per ricordare quanto sia importante per il nostro futuro, un futuro sempre secondo la Ruffini nel quale : "L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre" piantare alberi e soprattutto far si che questi alberi piantati sopravvivano e crescano diventando grandi e ricchi di foglie. Perchè noi sappiamo che è proprio lì che avviene l'evapotraspirazione e quindi più alberi avremo, alberi in salute e ricchi di foglie verdi, e migliori saranno le condizioni del nostro pianeta.
Pubblichiamo anche questo corto video, un promemoria per farci ricordare che gli alberi oltre a ombra, ossigeno, bellezza e saggezza ci danno anche acqua.


Drink From A Tree - Funny bloopers R us

venerdì 24 ottobre 2008

Sono il Lorax e parlo per gli alberi!

Lorax è un fumetto creato da Dr. Seuss e pubblicato per la prima volta nel 1971. Un fumetto che ha fatto scuola in tutta la cultura ecologista americana. Ancora oggi però assistiamo indifesi come il Lorax all'avanzare del cemento sul verde e alla poca considerazione nei bilanci delle amministrazioni (municipi, comuni, regioni) alla cura e alla manutenzione degli alberi. Tanto si sa gli alberi possono crescere anche da soli e vengono sempre all'ultimo posto nella gestione dei bilanci.
Se tu non la pensi allo stesso modo e parteggi dalla parte degli alberi
firma la petizione che segue
una petizione virtuale
un modo per far comprendere al Lorax che non è solo
a parlare per gli alberi
Questa la storia : una notte un ragazzo arriva in un angolo desolato di una città per visitare l' " Once-ler (quello che esisteva una volta")"e conoscere la storia del Lorax. L' Once-ler racconta al ragazzo di quando arrivò dove si trovava ora , e della bellissima foresta di "Truffula Trees" , alberi colorati e lanosi che si trovavano dappertutto e sul quale vivevano diverse creature fantastiche. L' Once-ler allora tagliò un albero ed usò il suo fogliame per lavorarlo a maglia e crearne un Thneed, un indumento dall'aspetto antico ma versatile che egli insisteva " tutti ne avrebbero avuto bisogno". Una strana creatura chiamata Lorax uscì fuori dal tronco e protestò , ma l' Once-ler lo ignorò e rinforzato dall'avidità e dal successo della sua prima vendita iniziò un grande business fabbricando Thneeds, con molta pena del Lorax. Il cielo gradualmente diventò sempre più nero e pieno di fuliggine obbligando gli animali locali a lasciare l'area. L' Once-ler ignorò le invocazioni del Lorax finò a che l'ultimo albero non fu tagliato. Senza ormai più risorse la fabbrica di Thneed chiuse e i dipendenti di Once-ler se ne andarono lasciandolo solo con Lorax che si staccò dal fondo dei sui calzoni e fluttuando scomparve attraverso un buco nello smog lasciando dietro di se un piccola pila di rocce con la scritta "Unless ( a meno che) " dentro di essa. L' Once-ler rimase solo guardando le rovine della sua fattoria negli anni e contemplando il significato dell'ultimo messaggio del Lorax forse con un senso di rimorso. Egli poi rivelò al ragazzo che gli era rimasto un unico seme di Truffula tree che diede al ragazzo con le istruzioni di iniziare una nuova foresta in modo che " il Lorax e tutti i suoi amici sarebbero potuti ritornare"
Quello che segue è il video ,tutto in inglese (durata 24 minuti)



The instant i'd finished , I heard a ga-Zump!
I looked.
I saw something pop out of the stump
of the tree I'd chopped down. It was sort of a man.
He was shortish.And oldish.
And brownish. And mossy.
And he spoke with a voice
that was sharpish and bossy.
"Mister!" he said with a sawdusty sneeze
"I am the Lorax. I speak for the trees!
I speak for the trees, for the trees have no tongues.
And I'm asking you, sir, at the top of my lungs


martedì 14 ottobre 2008

Strage di alberi
sugli argini del Torrente Cervada

Riceviamo dal signor Scottà di Treviso questa mail che pubblichiamo:

"In questi giorni si sta commettendo un orrendo crimine ambientale nella zona tra il comune di Conegliano e quello di Vittorio Veneto (TREVISO).Da circa una settimana gli operai inviati dal Magistrato delle Acque di Venezia stanno disboscando interamente muniti di ruspe e seghe elettriche gli argini del torrente Cervada. Sono già stati abbattuti alberi secolari e piante e cespugli autoctoni davanti gli occhi increduli degli abitanti del posto, impotenti di fronte a tanta barbarie, e si continua in direzione del comune di S.Vendemiano. I lavori di distruzione iniziano alle 7 del mattino e si protraggono fino alle 17 del pomeriggio, tutti i giorni."
Questo invece l'articolo uscito su Oggi Treviso del 13 Ottobre:
DISBOSCATI GLI ARGINI DEL TORRENTE CERVADA
Gli abitanti del posto hanno assistito all'abbattimento di alberi secolari, piante e cespugli autoctoni In questi giorni gli ambientalisti stanno protestando contro quello che definiscono "un orrendo crimine ambientale". Un disboscamento che sarebbe in corso nella zona tra il comune di Conegliano e quello di Vittorio Veneto, nella nuova Isola Ecologica ubicata a S.Giacomo di Veglia in direzione Scomigo.Da circa una settimana, a quanto sostengono gli ambientalisti, gli operai inviati dal Magistrato delle Acque di Venezia, muniti di ruspe e seghe, stanno disboscando gli argini del torrente Cervada. Gli abitanti del posto hanno assistito "increduli- sottolinenao gli ambientalisti" all'abbattimento di alberi secolari, piante e cespugli autoctoni: i lavori di pulitura dell'argine iniziano alle 7 del mattino e si protraggono fino alle 17 del pomeriggio, tutti i giorni.
E quello su
La Tribuna di Treviso del 14/10/08
Raso al suolo un bosco lungo l’argine del torrente Cervada, decine di piante, alcune quasi secolari, sono state abbattute nei lavori di sistemazione del corso d’acqua. Dalla scorsa settimana è in fase di attuazione nel tratto al confine tra Conegliano e Vittorio Veneto l’opera di “pulizia” del Cervada, che ha portato ad un vero e proprio disboscamento.
“C’erano alberi grossi così – ammette un escavatorista allargando le braccia per mostrare che alcuni tronchi avevano un diametro di oltre due metri – i lavori sono commissionati dal Genio civile, erano anni che non era effettuata la manutenzione”.
Allarmati alcuni residenti che hanno visto scomparire un’area verde e si sono improvvisamente visti fuori di casa i macchinari. “Abbiamo comunicato l’episodio ai Verdi, sono state abbattute piante secolari – afferma una giovane della zona – . Nessuno ci ha avvisato di questi lavori, siamo stati destati dal rumore delle ruspe”. Il torrente Cervada, uno degli affluenti del Monticano, nasce a Vittorio Veneto, proseguendo il suo corso verso la zona del Menaré tra l’autostrada A27 e l’Alemagna attraversando Conegliano e San Vendemiano. L’area attualmente interessata dall’opera riguarda il confine tra Scomigo e San Giacomo di Veglia, tra Via Cal Larga e la strada vicinale San Giacomo di Rovere. Oltre alla pulizia nel letto del torrente con uno scavo, è stato completamente raso al suolo un bosco nella sponda est, in territorio coneglianese. I tronchi degli alberi tagliati e le varie piante estirpate sono ancora visibili in un terreno adiacente al torrente. Scomparsa così la flora e la fauna, i lavori stanno proseguendo in questi giorni con ruspe che sollevano di peso gli alberi. La zona del Comune di Conegliano: “Dal punto in cui il torrente Cervada interseca il confine tra i Comuni di San Vendemiano e Conegliano si prosegue lungo la mezzeria del torrente stesso fino ad incontrare l’A27, quindi lungo il tracciato di questa fino al confine con il Comune di Vittorio Veneto” era stata dichiarata nel 2005 dalla Commissione provinciale per l’apposizione e la revisione dei vincoli paesaggistici di “notevole interesse pubblico ai fini della tutela e della valorizzazione paesaggistica”.
La stessa commissione presieduta dall’assessore Marzio Favero dichiarava: “Dovranno essere incentivate misure di salvaguardia e valorizzazione dei corsi d’acqua naturali e dei torrenti”.

giovedì 9 ottobre 2008

No al taglio dei Pini storici
alla Pineta Sacchetti

La Pineta Sacchetti per la sua storia, la bellezza e il fascino che ancora esercita si può considerare a tutti gli effetti un monumento naturale. Basta prenderne parte vivendola o passeggiandoci in mezzo con gli occhi rivolti verso il cielo per rendersene conto. Il sesto con il quale sono stati sistemati i pini , i loro tronchi, il loro andamento obliquo e la loro grazia ci fanno comprendere che non siamo in mezzo a degli alberelli qualsiasi ma a un complesso arboreo che per qualità e paragone non ha esempi in tutta la città. Forse gli si potrebbe paragonare la Pineta di Villa Pamphili , negli ultimi anni deturpata da tagli giustificati da pseudo messe in sicurezza, ma basta viverle entrambe per rendersi conto della loro differenza e per valutarne la sua storicità . La Pineta Sacchetti è quindi un monumento naturale e quando si parla di monumenti e in questo caso naturali bisogna tenerne conto quando si tratta di fare delle nuove scelte urbanistiche che servano a migliorare la viabilità della città. A chi verrebbe in mente di mettere una putrella( anche se è stato fatto all'altezza della Pantanella sulla tangenziale, ed è ancora uno degli"orrori per l'occhio" della città) tra i due archi delle Mura Aureliane (un monumento storico) a Porta Metronia per poter allargare il passaggio per migliorare il traffico congestionato? Come sempre la nostra visione antropocentrica ci dice che mentre le tracce storiche e archeologiche degli uomini non si devono e non si possono toccare lo stesso non si possa fare con gli alberi .Eh! ma in fondo sono solo degli alberi "ne tagliamo 5 ne ripiantamo 10 che ce frega!" che trasportato nella "visione umana" starebbe a dire "che ce frega d' a bocca d' a verità ce famo la calce " ( ed è quello che in realtà succedeva con le statue a Roma ancora fino alla fine del 700) "e s'a rifamo en vetro resina, così cia potemo pure legge l'oroscopo" . Eh ma qualcuno potrebbe obiettare ma non è la stessa cosa. La pineta ha solo cent'anni e se tagliamo gli alberi poi ne ripiantiamo di nuovi . O albero vecchio o albero giovane che cambia? Sempre alberi sono! E a questo punto che entra in ballo la Storia. E' grazie alla Storia che finora non abbiamo ancora assistito al restauro originale del Colosseo. I mezzi architettonici e le tecnologie costruttive, insieme a fondi privati di sponsor, lo permetterebbero e così l'entusiasmo di milioni di cittadini da una parte e lo sdegno di altri milioni dall'altra parte . Finora (e per fortuna) non è ancora successo proprio perchè esiste una Sovraintendenza (ovvero che intende sopra , o meglio si occupa di gestire il patrimonio storico e architettonico) che mai lo permetterebbe. E se la storia è fondamentale per capire e vivere il presente bisogna far si che il suo raggio di azione si allarghi anche agli alberi in una visione che modifichi il suo un punto di vista antropocentrico e che tenda a considerare gli alberi storici e i monumenti naturali un patrimonio naturale da preservare per il nostro bene e quello dei nostri figli.
Per le prossime iniziative e appuntamenti
contattare il
COMITATO PER LA SALVEZZA DELLA STORICA PINETA SACCHETTI
formato da 12 Associazioni operanti nel territorio da anni che si batte per la salvaguardia del Parco del Pineto contro il progetto del raddoppio della Via Pineta Sacchetti che prevede l'abbattimento di decine di alberi secolari.
Maggiori informazioni : Roberto Gentile robin@nelpineto.it

sabato 4 ottobre 2008

Alex Shigo e la salute degli alberi

La cura e la difesa degli alberi va di pari passo con le nuove acquisizioni scientifiche e con le persone (tecnici e non solo) che hanno deciso di lavorare dalla parte degli alberi, al di sopra delle speculazioni che tendono a privilegiare chi gli alberi li vende e ci guadagna sopra. Quello che per gli umani è normale: far crescere bambini e farli diventare adulti vorremmo in piccola parte che si realizzasse per gli alberi. Qual'è la percentuale degli alberi che sopravvivono alle piantumazioni? Che ne è e che ne è stato, quanti ne sono morti ( già il fatto di chiederselo mi sembra un "quesito marziano") degli alberi piantumati con 9 milioni di euro per riforestare Roma? Di solito le polemiche si fanno in campagna elettorale e questo come tutti sappiamo "non è periodo". Quindi pensiamo positivo e concentriamoci su nuove proposte operative. Nella foto Alex Shigo il padre della moderna arboricoltura le cui teorie e i suoi libri dovrebbero essere "pane quotidiano" per Assessori e Responsabili di alberate e giardini. Dovrebbero, ma "chi c'ha tempo per leggere?" e poi si "quelle so' teorie ma chi le mette in pratica?" Ecco noi abbiamo trovato anche chi non solo ha letto e legge ma le mette anche in pratica (e per fortuna non sono i soli). Che sia il giunto il momento di diffondere una tal "buona abitudine"?

(Alex Shigo 8 Maggio 1930- 6 Ottobre 2006)
C'è un azienda di Varese, attiva da molti anni, che lavora occupandosi di alberi, si chiama Fito- consult, e periodicamente pubblica una rivista tecnica informativa della quale proponiamo l'editoriale dell'ultimo numero.
Andare a vedere il suo sito
(magari per qualche tecnico o amministratore di passaggio) può essere utile per capire qual'è la nuova strada per occuparsi in difesa degli alberi.
Questo invece è l'editoriale
I grandi e vetusti alberi che vivono tra di noi non costituiscono la riprova della bontà delle nostre cure, ma sono semplicemente la testimonianza della loro tolleranza alla nostra follia": così Alex Shigo in uno dei suoi ultimi scritti. Niente di più vero e reale! Girando per Congressi, partecipando a Seminari, leggendo articoli tecnici su riviste di grido e ricerche scientifiche ci rendiamo sempre più conto di come attorno all'albero sia fiorito un guazzabuglio di falsi miti, errate convinzioni, ricerche astruse, interessi commerciali, pressappochismo... che ben poco ha a che fare con la reale conoscenza del sistema albero. Nella pratica quotidiana il risultato di tutto ciò si è tradotto in tecniche, prodotti e interventi operativi inutili e fuorvianti, se non dannosi. Ma se le nostre cure e le nostre ricerche fossero davvero così calzanti, allora perché sempre più alberi nelle nostre città muoiono? Certo, dietro tutto questo c'è sicuramente in molti della buona fede: si tenta di aiutare gli alberi perché se ne capisce l'importanza e li si ama. Ma per troppo amore - o interesse- si può anche distruggere! Si propongono macchinari sempre più complessi- e astrusi-, dimenticando che la natura richiede semplicità; si impostano ricerche sperimentali andando preventivamente ad uccidere il legno per permettere poi ad un patogeno di svilupparsi sopra- dimenticando che mai in natura ciò può accadere- ; ci si ostina a condurre lavori sperimentali alla eterna ricerca di pozioni, substrati e prodotti miracolosi per ovviare alle situazioni di disagio in cui noi stessi costringiamo i nostri alberi a svilupparsi-... e quante altre corbellerie ci vengono oggi opinatamente somministrate? Sono state da poco raccolte in un fascicoletto- "The Nature of Tree Care" - le ultime, informali conversazioni e riflessioni di Alex Shigo: un concentrato, prima che di tecnica, di filosofia, cultura e umanità. E già, perché nel nostro settore- operativo e accademico- queste sono le doti che sembrano più latitare!