venerdì 13 novembre 2009

Nessuno tocchi i Titani di Viale Washington
magari sarebbe bello abbracciarli
Nell'Aprile del 2007 in occasione della consegna del cantiere e la posa della prima pietra, per la realizzazione del progetto Met.Ro ferrovia Roma-Viterbo ( un cantiere inserito nel Programma di Intervento per il risanamento della tratta Piazzale Flaminio - Riano) tra la direzione della Società Met.Ro e le due Associazioni che si occupano di difendere la salvaguardia del verde di Villa Borghese (una villa storica di Roma che splende di una sua luce naturale, realizzata agli inizi del 1600 dal principe Scipione Caffarelli Borghese e da sempre centro vitale della città e sito S.I.C. ovvero Sito di Interesse Comunitario) il Comitato in difesa di Villa Borghese e l'Associazione villa Stohl-Fern è stato stabilito un accordo per rispettare le prescrizioni emesse dalla Regione Lazio ufficio V.I.A. (Valutazione d'Impatto Ambientale) il 25 Novembre del 2005 che prevedono per il sito in questione :
1 - Dovrà essere precluso l’accesso diretto dalla stazione sotterranea all’interno del Parco Storico.
2 - Dovranno essere allontanati gli estrattori d’aria dalle abitazioni circostanti.
3 - Il progetto esecutivo dovrà recepire integralmente le indicazioni contenute nello studio di impatto ambientale relativamente alla realizzazione degli interventi di mitigazione ambientale.
4 -
Dovranno essere protetti e salvaguardati i platani secolari dell’area di cantiere all’interno di villa borghese.
5
- La struttura in opera dovrà avere il massimo ribassamento onde assicurare sulla superficie superiore un adeguato spessore di terreno vegetale idoneo a consentire la piantumazione di essenze di alto fusto.
6 - Rispetto delle riunioni programmate a scadenze periodiche tra la società proponente e i rappresentanti della popolazione.
Stretti reticolati neri accanto ad ognuno dei Platani e modifiche effettuate al progetto che sono in via di approvazione ci fanno temere che se tali modifiche verranno approvate non ci sarà più il rispetto delle suddette prescrizioni ed a farne le spese sarebbero proprio i platani che verrebbero potati e mutilati per fare spazio all'uscita della nuova stazione. Platani secolari con un chioma primaria ed un'impalcatura di rami spettacolare, tra le più grandi della città, apportatori di ombra ed ossigeno proprio nei pressi di una delle aree più congestionate per traffico e smog di Roma. Una potatura mutilante e antiestetica. Un primo passo per lasciare poi aperta la strada ai funghi e ai patogeni che in poco tempo renderebbero degli alberi di una bellezza incomparabile ( e che per far questo ci hanno messo diverse centinaia di anni) degli esseri vegetali dai tronchi instabili e pericolosi in particolar modo per chi ci dovesse poi passare sotto e quindi nel tempo destinati all'inevitabile taglio. Pertanto allertiamo i cittadini a intervenire o segnalare possibili movimenti che possano segnalare un inizio lavori (e in tal caso interverremo con manifestazioni di protesta per bloccarli ) che possano riguardare i platani di Viale Washington mandando una mail
o ai numeri
06 322 51 96 - fax 06 322 28 43
Pubblichiamo su questo argomento l'articolo di Margherita D'Amico uscito
Lunedì 2 Novembre sulla Cronaca di Roma del Corriere della Sera
"Ancora all’interno di Villa Borghese, proprio nell’ultimo tratto di parco scendendo da viale Giorgio Washington verso piazzale Flaminio, sulla destra, sembra sia stato stabilito di realizzare l’uscita della metropolitana. Infatti c’è una zona recintata, con cartello che indica autorizzazioni e fine lavori al marzo 2010. L’area scelta per lo sbocco ferroviario fa ancora parte della Villa, che com’è noto è un S.I.C. (sito di interesse comunitario) e abbraccia il letto di un antico laghetto oggi prosciugato, attorno al quale sorgono otto platani eccezionali. Centenari, alti oltre trenta metri, grazie alla posizione privilegiata non hanno mai avuto bisogno di essere potati, né avrebbero tale necessità in futuro. Bisogna annotare infatti che molti interventi drastici in città si effettuano a causa della scarsa tolleranza mostrata verso gli alberi, i cui rami sono accusati di togliere luce, portare insetti, danneggiare i cornicioni. Liberi di estendere le lussureggianti chiome originarie, gli otto platani di viale Washington sono forse i più titanici della Capitale, e proprio fra loro dovrebbe, in qualche modo, sbucare la stazione. Ci si chiede se Regione e Soprintendenza, al momento di accordare i permessi, abbiano valutato bene l’impatto degli scavi su salute e stabilità di esemplari che da oltre un secolo vivono in zona protetta. Attorno a ciascuno dei platani oggi si scorgono stretti reticolati neri: si spera che non vogliano suggerire la distanza delle trincee. Queste distruggerebbero le radici, andando a richiedere, a compensazione, una vera e propria capitozzatura. Ovvero una mutilazione che trasformerebbe gli alberi in pali spogli e inermi a intemperie e malattie."

giovedì 17 settembre 2009

Repetita iuvant

Torniamo a parlare della necessità di avere alberi in città (sani, curati e che possano diventare grandi) postando parte di un articolo tratto dal blog bioforestblog.wordpress.com che ripete (ma come tutti sappiamo ripetere giova : a comprendere, memorizzare e poi realizzare scelte conseguenti) argomenti già trattati sul nostro blog sui benefici che gli alberi apportano nelle zone urbane ed extraurbane:

1- un albero è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone;
2- gli alberi possono avere un ottimo impatto su problemi di salute come asma, cancro della pelle e le malattie legate allo stress, per il fatto che filtrano l’aria inquinata, riducendo la formazione di smog, mitigano le radiazioni solari e ricreano un ambiente calmante e rilassante;
3 - piantare alberi rafforza il senso di comunità, offrendo alle persone l’opportunità di lavorare insieme per il beneficio dell’ambiente locale;
4- gli alberi possono farci risparmiare fino al 10% del consumo energetico grazie alla loro capacità di mitigare il clima;
5 - 1 ettaro di bosco mantenuto in buono stato può assorbire le emissioni di CO2 da parte di 100 automobili guidate per un anno;
6 - la proprietà immobiliare in una strada in cui ci sono degli alberi ha un valore per il 18% superiore a quello della medesima strada senza alberi (secondo uno studio effettuato a Chicago);
7 - gli alberi contribuiscono alla salvaguardia degli ecosistemi in città, donando riparo a una numerosa varietà di specie viventi;
8 - gli alberi riducono l’inquinamento acustico, fungendo da vere e proprie barriere per il suono;
9- gli alberi e gli spazi verdi in città diminuiscono sensibilmente lo stress.


venerdì 11 settembre 2009

All'Assessore non bisogna far sapere che le foglie di questa foto sono vere...
"L'estate comunque è più vicina di quel che sembra , armiamoci di termometri ed iniziamo a controllare la temperatura che sale, misuriamola e poi vediamo la differenza con quella dell'estate passata. Ci piacerebbe arrivare ad ottobre e dire "scusate ci siamo sbagliati!" Con queste parole terminavamo il post di Aprile "Quanti gradi in più ci saranno quest'anno nell'estate Romana?" Eh, ahimè mi sembra proprio di poter dire che non ci siamo sbagliati. Città divenute in pochi anni tropicali, alberi potati in pieno agosto (roba da rabbrividere) , asfalto e marciapiedi lastricati in continuo aumento. Turisti collassati dal caldo misto a nuvole di gas asfissianti che scappano (provocando vuoti incolmabili nelle casse dei commercianti) verso mete più fresche e vivibili. Una vivibilità possibile solo all'interno degli spazi condizionati (case, uffici, autobus, macchine, centri commerciali, tutti con l'aria condizionata) fuori invece l'inferno. Si può fare qualcosa ci siamo chiesti? E ' solo colpa dei cambiamenti climatici. Per dare risposte spesso serve guardarsi intorno e lo facciamo con questa foto stupenda di
in Brasile (paese si sa con temperature elevate). No, non è un fotomontaggio. Guardate gli alberi, i marciapiedi e la terra che hanno a disposizione per poter vivere alti e felici. Certo in questa via nessuno segue l'assurdo teorema di Stihl (è il nome della marca di motosega più famosa, leggera e affidabile, usata dai "matadores degli alberi"). un teorema che dice: gli alberi o i loro rami possono cadere? Che soluzione? Semplice li tagliamo. Pochi rami molta sicurezza. Teorema che nel tempo (anche breve) risulta fasullo visto che crea poi degli alberi malati e cariati che negli anni diventano pericolosi, instabili ed è poi necessario abbattere. In questa via nella quale si immagina che gli alberi siano curati e seguiti nel loro portamento e sviluppo certo cadrà ogni tanto qualche ramo. Gli alberi si sa sono esseri viventi e vitali per certi aspetti incontrollabili (come succede d'altronde per gli uomini) e talvolta può succedere che caschi un ramo. Però nonostante questo a nessuno degli abitanti che ci abitano sotto (che anzi sono orgogliosi e contenti della loro strada, vedi il link al blog degli abitanti cliccando sul nome della via) è mai venuto in mente di tagliarli e capitozzarli perchè così hanno una "strada sicura". Anzi, sono più che contenti di godere in estate della fresca ombra (gratuita ed ecologica) delle loro foglie (per non parlare poì degli uccelli che ci abitano sopra, con i loro concerti estivi spettacolari). Terreno ostico quindi: per Assessori ignari e in buona fede ; affaristi sfruttatori di biomasse; vivaisti interessati a proporre i loro ultimi modelli di alberelli da città. Le foto di questa via ci devono invitare a riflettere che una gestione degli alberi in città diversa da quella attuale sia possibile. E questo proprio per evitare che nei prossimi anni le città non diventino dei "deserti d'asfalto" invivibili e portatori di gravi malattie (polmonari,allergie, tumori, etc..) per gli abitanti che ci vivono. Guardate le foto seguenti e meditate.
Un'ultimo rammento storico. Diversi anni fa ( i nonni sopra ottantanni ancora se lo ricordano) qualcosa del genere succedeva in Via Veneto a Roma. I Platani della via (quella che sale da piazza Barberini all'Ambasciata Americana) si incontravano tra loro creando una fresca e piacevole galleria sotto la quale nei mesi caldi d'estate era piacevole passeggiare assaporando le bellezze di Roma.
Meditate, meditate e all'Assessore facciamo sapere che le foto di questo viale sono vere.

Guardate i marciapiedi e lo spazio di terra che hanno gli alberi per vivere. I giardinieri brasiliani hanno forse studiato su "testi marziani"?

mercoledì 2 settembre 2009

Emergenza siccità a Roma e nelle grandi città.
Annaffiamo gli alberi in difficoltà!
A Roma non piove da ormai troppo tempo (ma così anche in molte altre grandi città) il caldo e la siccità porteranno (se non piove nei prossimi giorni) alla morte di molti piccoli alberelli rimasti senza acqua da più di un mese ( che dovrebbero essere annaffiati o dalla ditte che si sono occupati della loro piantumazione o dal Servizio Giardini con appossite autobotti mentre in realtà non vengono annaffiati - forse alcuni si ma non tutti-). Se vedi un albero con le foglie gialle e smorte e in gravi difficoltà perdi qualche minuto della tua giornata, avvisa il negoziante o l'abitante (insomma qualcuno che ci sta vicino) di annaffiarlo e mettergli in tarda serata (quando l'aria è più fresca) un po' di acqua sulla terra o ancora meglio (se è giovane) nel corrugato che si trova alla base. Non tanta acqua, quel poco che gli basterà per resistere fino alle prossime pioggie imminenti. E se non trovi nessuno annaffialo tu! Migliaia penso saranno gli alberi che moriranno in città in seguito a questa ondata di caldo (sempre di più ampia portata e intensità). Contribuisci con un segno di civiltà e cultura a salvarne qualcuno. Molti potrebbero dire "ahh ma dovrebbero pensarci quelli del servizio giardini" "io che c'entro, ho un appuntamento, il concerto, la partita etc etc". Riempire una bottiglia d'acqua prende solo 30 secondi, scendere e svuotarla ai piedi dell'albero altri due minuti, con solo tre minuti della tua giornata potrai salvare l'albero che con pazienza e coraggio ha deciso di vivere sotto le tue finestre per continuare a regalarti ossigeno. Ora è in difficoltà perchè la pioggia ( fatta di acqua, questo lo sanno anche i bambini) che gli serve per mantenere il suo turgore e la sua vitalità non cade da diversi giorni. Aiuta a salvare un'essere vivente, salva un albero e lui te ne sarà grato nei prossimi mesi ed anni."Se l’azione di un uomo è priva di qualsiasi egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari e ha lasciato nel mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio di errore, di fronte ad una personalità indimenticabile."
Elzeard Bouffier

venerdì 31 luglio 2009

Disco Dance a Villa Borghese?
Never never more!
Villa Borghese attaccata! Dalle impalcature di una discoteca di moda, che trova nell'amore di essere a contatto con la natura (alberi secolari illuminati da calde luci, uno spettacolare scenario naturale sotto le stelle, così dice il suo programma ) nuove risorse per guadagni stellari (altro che vedere le stelle). Da quando la villa agli inizi del novecento venne chiamata Villa Umberto, Piazza di Siena è sempre stata utilizzata per varie manifestazioni come esibizione di cavalli, innalzamento di mongolfiere, concerti . Ma quelli erano altri tempi quando l'uomo aveva ancora un contatto con la natura, la terra e gli uomini conoscevano ed apprezzavano gli alberi. Ma oggi in un società che rifugge la terra, (e lo sporco conseguente, ballare su spazi terrosi , lo sappiamo tutti, non è chic) e tutto fa brodo per portare business e lauti introiti, utilizzare uno spazio in tal modo è il primo passo per un barbarico degrado che una volta iniziato non avrà più limiti. Posare palchi ed impalcature sull' apparato radicale di alberi monumentali (proprio su quei Pini ai quali si ispirò Ottorino Respighi nel suo famoso poema sinfonico) è un vero attentato alla loro salute. Un attacco che porterà successivamente a gravi conseguenze sulla loro stabilità. E quindi se diverranno "alberi insicuri" non resterà, visti i nuovi criteri del nuovo Servizio Giardini sulla sicurezza degli alberi, che rimuoverli e tagliarli. E tutto ciò in una Villa Storica che dovrebbe essere protetta dalla Carta di Firenze. Ricordiamo per premura l' art. 19 : " Per natura e per vocazione il giardino storico è un luogo tranquillo ch favorisce il silenzio e l'ascolto della natura. Questo approccio quotidiano deve essere in opposizione con l'uso eccezionale del giardino storico come luogo di feste. Conviene allora definire le condizioni di visita dei giardini storici cosicchè la festa, accolta eccezionalmente, possa esaltare lo spettacolo del giardino e non snaturarlo o degradarlo". Iniziamo a lavorare per far si che dopo questa edizione lo spazio di Piazza di Siena non venga più utlizzato per simili iniziative devastanti per la sua bellezza e per la sicurezza dei suoi alberi. Pertanto Disco Dance a Villa Borghese? No grazie.
Postiamo di seguito l'articolo di Alix Van Buren uscito su
"La Repubblica" Cronaca di Roma il 31 Luglio 2009
Villa Borghese una discoteca a Piazza di Siena
di Alix Van Buren
L´idea, se non fosse per l´incompatibilità con la tutela del parco storico, non manca di un suo fascino malandrino. Una discoteca piantata sopra ai gradoni di Piazza di Siena. Perché no? La vista, si sa, è memorabile: un fragile gioiello architettonico del Settecento, voluto dal principe Marcantonio. E poi: non è forse la piazza più bella di Villa Borghese, un giardino fra i più importanti d´Europa, con tutti i suoi tesori? Dunque perché non goderselo seduti su un divanetto bianco fra quinte di cipressi e lecci e pini secolari, con un bourbon on the rocks in una mano, magari sistemati in un "privé". Roba da sogno in stile Carosello: Piazza di Siena: "il tuo prossimo desiderio".Quel "perché no?" se l´è forse chiesto l´Art Cafè (alias Romana Gestione Esercizi S.r.L.): il locale (così sul sito web) "dove scatenare le proprie follie del divertimento fino al mattino". E così, chiudendo un occhio qua e là sulle tutele della villa monumentale, il 24 giugno proprio sui gradoni di Piazza di Siena s´è sistemato il Fontaine Blanche, "la nuova location griffata Art Cafè". Da allora, promette "una splendida terrazza con 22 tavoli, alberi secolari illuminati da calde luci, uno spettacolare scenario naturale sotto le stelle, alta ristorazione (affidata al San Marco), le migliori house selections dell´estate & tanti lussuosi privèe, in un originale stile nautico" .L´altra sera, di martedì, il circo settecentesco degli Asprucci è riservato a un party aziendale. Una società di assicurazione sanitaria distribuisce cartelle a signori brizzolati, zompettanti a piedi uniti sulla pedana della discoteca. In più, malgrado al telefono una voce gentile informi che il risto-dance funziona esclusivamente il sabato, la disco-music va "a palla" fino alle quattro del mattino quasi tutti i giorni della settimana. E che importa se automobilisti e centauri sfrecciano nel parco vietato al traffico? Che importa se le strutture poggiano sulle radici di alberi vetusti, trafitte da viti, e su siepi e mura già sbocconcellate dalle manifestazioni ininterrotte da aprile? Basta chiudere un occhio. Se poi l´autorizzazione capitolina riguarda un generico "svolgimento di attività ludiche, ricreative, di sport e spettacolo per giovani e giovanissimi", e il cartello all´ingresso parla soltanto di "campus estivo... e serate con cena e spettacolo per tutti i bambini e ragazzi dai 4 ai 14 anni" con l´insolito orario dalle 17,00 alle 00,30, beh, basta appunto chiudere un occhio. Però adesso, se davvero tutto è permesso, perché non organizzare tuffi a pagamento nella fontana di Trevi, col caldo che fa? Magari concedendo la gestione alla tal cooperativa Anita Ekberg.


mercoledì 22 luglio 2009

Estate, aumenta la temperatura,
facciamo attenzione ai nostri alberi!

Estate, caldo e aumento delle temperature in tutta Italia. E possibilità che ignoti volontariamente per speculazioni o altro appicchino fuochi e incendi . Postiamo i consigli della Forestale per prevenire gli incendi (ripresi dal suo sito) e ricordiamoci se avvistiamo un incendio di chiamare subito l'1515. La rapidità della segnalazione può salvare migliaia di alberi!

I 10 consigli della Forestale contro il pericolo di incendi

Il fuoco è uno dei più insidiosi pericoli per i nostri boschi. La distrazione, o peggio, il vandalismo e l'atto criminale, ogni anno riducono in un pugno di cenere migliaia e migliaia di ettari ricoperti da verdi e rigogliosi alberi. Alberi secolari, che ci offrono l'aria che respiriamo e, attraverso una complessa catena alimentare, il cibo di cui ci nutriamo. Il vero nemico del bosco non è il fuoco, ma chi incendia. Un incendio ogni quattro è provocato volontariamente e uno ogni tre è causato dalla sottovalutazione dei pericoli di chi accende un fuoco per ripulire dalla vegetazione secca il terreno o per distruggere i residui delle potature. Per evitare la maggior parte degli incendi boschivi è sufficiente adottare alcune elementari precauzioni e seguire poche, ma importanti, regole.

1 - Devono essere rispettate le norme regionali in materia e le ordinanze dei Sindaci

2 - Si deve prestare la massima attenzione agli avvisi di pericolo incendi emessi dagli organi pubblici e ricordare che il vento, nel periodo estivo, rende vulnerabili abitazioni e boschi che sembrano distanti dai fuochi, accesi per effettuare le ordinarie operazioni agronomiche

3 - Le norme in materia consentono di utilizzare il fuoco per svolgere alcune operazioni colturali ma devono essere realizzate solo in alcuni periodi e con precise modalità

4 - Si deve ricordare che i fuochi di ripulitura dei terreni o di distruzione dei residui vegetali accesi nei periodi in cui è massimo il rischio degli incendi sono utilizzati da coloro che in modo doloso e consapevole appiccano gli incendi per fini di lucro e per "coprire" così le loro azioni criminose

5 - La bruciatura delle stoppie e dei residui vegetali in campagna devono essere fatte solo nelle prime ore del mattino quando l'aria è più fresca e carica di umidità, in assenza di vento, allertando il Comando Stazione competente e, possibilmente, vicino a fonti di acqua

6 - Non bisogna mai abbandonare le operazioni di ripulitura e lasciare che il fuoco si propaghi incontrastato e si raccomanda di rispettare sempre le norme che gli Enti territoriali emanano in proposito

7 - Esistono apparecchiature che tritano i residui vegetali per farne concime, difendendo così due volte la natura, riciclando e restituendo al terreno gli elementi nutritivi senza utilizzare il fuoco

8 - Gli incendi dei boschi provocati in modo colposo possono provocare enormi disastri

9 - Non bisogna lasciare che un piccolo fuoco, lungo il ciglio della strada o dentro il bosco, si trasformi in un incendio

10 - Se si avvista un rogo stare lontano dalle fiamme e chiamare immediatamente il 1515, il numero gratuito di emergenza ambientale del Corpo forestale dello Stato

venerdì 10 luglio 2009

Venerdì Respiro
Incontro informale di Respiro Verde
in una terrazza romana in una calda sera d’estate

Venerdì 17 Luglio 2009 alle ore 21
ci incontreremo in una terrazza di Monteverde in maniera informale per riprendere (in questo periodo nel quale sempre più c’è bisogno di difendere e prendersi cura degli alberi) il discorso di Respiro Verde, un movimento per la difesa degli alberi (in particolare per quelli che vivono in città) nato il 24 Febbraio 2008 in una riunione pubblica che si è svolta a Roma nella Sala Conferenze dello Shangri là in Via Algeria 141, zona Eur. La serata sarà un'occasione per pensare a nuovi progetti e scadenze per il prossimo autunno/inverno. Attualmente Respiro Verde manda avanti (in maniera del tutto gratuita e senza nessun sostegno economico) questo blog che si occupa di segnalare casi di taglio, attacco, danneggiamento di alberi e rispondere a domande che riguardano argomenti legati alla legislazione degli alberi (distanza, norme, regolamenti etc…). Un blog che ha superato i suoi confini locali per essere apprezzato e seguito in tutta Italia.
Per partecipare all’incontro , basta mandare una mail all’indirizzo
e vi risponderemo con le coordinate del luogo dove ci incontreremo.
Buona Estate a tutti
sempre
"dalla parte degli alberi"

lunedì 29 giugno 2009

Nuovi marciapiedi
Vs Ombra degli olmi : 0-3

No al taglio degli olmi in Viale Ciusa a Nuoro

Il progresso si sa implica delle scelte , scelte spesso spinte dai cittadini, che sempre più si fanno convincere dagli amministratori che l'ordine , la scomparsa della terra, con nuovi viali e marciapiedi piastrellati con le ultime novità in fatto di rivestimento, secondo una logica estetica che tende sempre più a trasformare gli esterni in interni in maniera innaturale e artificiale, sia bene e meglio. Pertanto si tagliano alberi antichi , si risistemano i viali , si toglie terra si fanno bellissimi marciapiedi e al posto degli alberi (quelli veri con tronchi robusti, rami e foglie) spuntano degli alberelli, messi lì più come oggetti d'arredo che altro e destinati a vita breve (visto che senza terra gli alberi difficilmente possono crescere e vivere). Un taglio e rinnovo si può comprendere per alberi arrivati a fine ciclo vitale (che per questo motivo potrebbero essere a rischio caduta) ma non è questo il caso degli olmi: alberi robusti e longevi (possono vivere per centinaia di anni) che (insieme al tiglio) proprio per le caratteristiche della loro chioma sono tra gli alberi che maggiormente apportano ombra. E l'ombra soprattutto in una città battuta dal caldo estivo come Nuoro è "merce preziosa" che va tenuta in considerazione quando si fanno nuove scelte per migliorare gli spazi vivibili in città. Pertanto riportiamo quest'appello dei cittadini di Nuoro che si stanno battendo per impedire il taglio di 10 olmi con 60 anni di vita a Viale Ciusa (nella foto) a Nuoro e invitiamo l'assessore che sta portando avanti questa sua poco considerata decisione di tagliare gli alberi di pensarci molto, ma molto attentamente. Caro Assessore se toglierà gli olmi a Viale Ciusa a Nuoro magari avrà un marciapiede più bello ma per i prossimi dieci anni chi rimborserà i cittadini dell'ombra persa?
Maggiori informazioni e adesioni su Facebook sul gruppo

Gli olmi di Viale Ciusa a Nuoro: una memoria storica che va preservata.

"Circa 60 anni fà venne realizzato un viale alberato...circa 10 olmi, che ora per provvedimento di organi superiori del Comune di Nuoro vogliono abbattere per realizzare un nuovo marciapiede con dei parcheggi per soddisfare le esigenze di alcuni commercianti del viale a discapito però di tutta la collettività...... Riporto qui di seguito un messaggio lasciato da una persona che ha assistito alla nascita del viale e che è cresciuto con questo angolo di verde che caratterizza una delle vie più belle di Nuoro....e che meglio descrive lo stato d'animo di tantissime persone... "la non piu' giovane eta' mi consente di ricordare quando, al posto di una discarica di terra ed altro, fu realizzato il Viale che, allora, ci parve bellissimo con le sue panchine e gli alberelli messi a dimora. Per noi, ragazzi di Monte Longu, era uno spasso percorrerlo in bicicletta o, al sicuro del primo marciapiedi urbano, a piedi fino alla chiesetta de Sa Solidai."

sabato 30 maggio 2009

Riceviamo dagli Amici di Villa Borghese
di Roma
Insieme nella Valle dei Platani
Mercoledì 3 giugno alle ore 11.00
Raduno d'emergenza a Villa Borghese nella Valle dei Platani vicino agli scavi. I bulldozer stanno avvicinandosi al primo dei 10 antichi platani, nonostante le promesse delle autorità. Andate sulla pagina di Facebook degli Amici di Villa Borghese per vedere le immagini e le dimensioni degli scavi in un sito protetto dall'Unesco e definito di Interesse Comunitario dalla Ue.
Siete chiamati tutti a intervenire. Nascerà per la prima volta un fronte unito dei comitati cittadini. Saranno presenti anche vari Municipi e circoscrizioni. Ognuno intervenga con urgenza al raduno, coi propri stendardi e in rappresentanza dei propri interessi. Ci rafforzeremo a vicenda. Ma soltanto se saremo in grande numero.
Vi aspettiamo. Grazie
Gli Amici di Villa Borghese
Per maggiori informazioni

domenica 12 aprile 2009

Quanti gradi in più ci saranno quest'anno nell'estate Romana?

Una delle conseguenze del radicale piano potature del Comune di Roma è quella di ridurre drasticamente la superficie dell'apparato fogliare di una grande quantità di alberate cittadine. E questa riduzione, che si avvertirà in particolar modo nel periodo ravvicinato della potatura (visto che gli alberi ci metteranno un po di tempo- almeno un anno- per riprodurre il loro apparato fogliare) a partire cioè da metà giugno, quando il termometro salirà sopra i 30 gradi, interesserà in particolar modo i due processi fondamentali degli alberi che servono in città per contenere le ondate di calore : l'ombreggiatura (proporzionale alle quantità e alla grandezza delle foglie. Per fare un esempio : provate a stare ad agosto sotto un tiglio frondoso o sotto un platano potato e capitozzato e misurate la differenza in gradi centigradi) e la termoevapotraspirazione quel processo prodotto dalle foglie degli alberi fondamentale nel contenere le ondate di calore in città . Così spiega l'agronomo del Cnr Rita Baraldi : «La vegetazione è un potente elemento di regolazione del clima. Le piante riflettono circa il 20% dell’energia solare in arrivo e ne usano un ulteriore 48% per le loro attività metaboliche. Grazie al processo di evapotraspirazione, inoltre, sono in grado di ridurre la temperatura in maniera sensibile.Un po’ come accade al corpo umano quando suda. A questo si aggiunge l’effetto di ombreggiamento che gli alberi garantiscono e che contribuisce ulteriormente a far scendere la colonnina di mercurio. In un parco metropolitano di New York si è rilevata una temperatura fino a tre gradi inferiore rispetto al centro cittadino, e sono ormai diversi i progetti di rinverdimento avviati in Giappone, in Germania e nelle Americhe per contenere l’effetto dell’isola di calore urbana». Ridotta la quantità di foglie che servono a produrre l'evapotraspirazione negli alberi non avremo come conseguenza di quella che l'Assessore all'Ambiente De Lillo ha definito secondo le sue parole una " vera e propria offensiva delle potature. In solo un mese e mezzo abbiamo raggiunto un vero e proprio record sono stati potati 6892 piante per recuperare un ritardo nella nostra città di dieci anni" la sorpresa di avere una città molto più calda e assolata? Nessuno forse ricorda o sà? (speriamo che la prima ipotesi sia quella vera) tra i nuovi "paladini della sicurezza e del progresso" che una volta a Roma si piantavano olmi proprio per le loro chiome ombrose sotto le quali ci si riposava e ci si rinfrescava? ( Provate anche oggi a stare sotto un Olmo frondoso ad Agosto - quei pochi che son rimasti nelle ville non ancora interessate dai "piani di messa in sicurezza" - e capirete la differenza). "La gatta frettolosa fece i gattini ciechi" così dice il proverbio consigliando saggezza e moderazione. Un proverbio che dovrebbe ricordarci che spesso approntare programmi e offensive senza fare i conti con la storia (in questo caso quella della città) può portare a conseguenze opposte a quelle dalle quali si parte. L'estate comunque è più vicina di quel che sembra , armiamoci di termometri ed iniziamo a controllare la temperatura che sale, misuriamola e poi vediamo la differenza con quella dell'estate passata. Ci piacerebbe arrivare ad ottobre e dire "scusate ci siamo sbagliati!"
Sempre a proposito di potature a Roma postiamo l'articolo di Antonio Carbone (scrittore sempre attento e presente per ciò che riguarda la politica degli alberi a Roma) uscito il 22 Marzo 2009 su MagazineRoma. It dal titolo :
La Circonvallazione Clodia, la potatura degli alberi, il misterioso comitato “Roma rinasce” e il reato grave.
di Antonio Carbone

"Circonvallazione Clodia è un’ampia e trafficata strada di Roma che si dirama da piazzale Maresciallo Giardino fino al punto in cui interseca via Trionfale. Con un buon passo si percorre in venti minuti. E’ quello che ho fatto per rendermi conto del lavoro di potatura eseguito dal Comune e di cui il comitato “Roma rinasce” si è sentito in dovere di informare la cittadinanza: “Potate 110 robinie sulla Circonvallazione Clodia dopo 12 anni”, è scritto testualmente sul manifesto. La giornata è fredda ma luminosa. L’aria tersa, per il vento di tramontana, rende la visione ancora più schietta. Non è un gran bello spettacolo da vedere: se lungo lo spartitraffico i platani si presentano completamente capitozzati, ai lati di entrambi i marciapiedi, invece, spiccano per lo più i tronchi recisi di molti alberi con gli anelli di accrescimento ben visibili. Qualche sospetto, in verità, lo avevo già avuto prendendo visione di una lettera pubblicata sulle pagine della cronaca di Roma di Repubblica in cui veniva denunciata “L’ennesima mattanza di alberi sulla circonvallazione Clodia, dopo circonvallazione Trionfale”. La lettera portava in calce la firma di una donna. Combinazione, mentre mi aggiro intorno a questi alberi mutilati, trovo un’altra donna a farmi notare che forse non erano tutti da abbattere. C’è poco da meravigliarsi: è risaputo che le donne, molto più degli uomini, hanno il pollice verde. Non che siano completamente immuni, intendiamoci, da gesti di crudeltà ai danni della natura. Solo qualche mese fa un’agenzia di stampa riportava la storia di una donna romena, da anni in Italia, condannata da un Tribunale del suo Paese a tre anni senza condizionale per il taglio di due alberi. Del resto era il provvedimento particolarmente severo a far assurgere il fatto, di per sé poco rilevante, agli onori della cronaca dal momento che, come sosteneva il difensore della donna, in Italia una pena simile viene inflitta per reati gravi. E tutte queste potature “mal fatte” non sono forse un grave reato? mi sono chiesto, ricordandomi questo episodio, quando sono arrivato in fondo alla strada."
Ai posteri l'ardua sentenza
Il 12 Gennaio di quest'anno abbiamo inviato al Sindaco, all'Assessore all'Ambiente e al direttore del Servizio Giardini del Comune di Roma una lettera per avere delucidazioni sul piano potature messo in atto dall'Assessorato all'Ambiente. Su You Tube abbiamo trovato due video che trattano di questo. A voi "l'ardua sentenza".
La lettera
Oggetto: Potature delle alberate urbane di Roma.
Il nostro movimento ha appreso la notizia, diffusa dalla stampa, che nel documento di bilancio in discussione in aula Giulio Cesare sono stati stanziati 3,5 milioni di Euro per la potatura degli alberi della nostra città. Comprendiamo che i recenti tristi fatti di cronaca e i cambiamenti climatici che rendono più violente le piogge impongono la messa in sicurezza delle alberature della nostra città. Abbiamo purtroppo avuto modo di riscontrare come negli ultimi anni questi delicati interventi siano stati fatti molto male, probabilmente da addetti con pochissima esperienza.Le conseguenze di tale situazione possono essere molto gravi, non solo per la salute delle piante stesse, ma proprio per le ragioni che riguardano la sicurezza. Gli alberi infatti più che potati vengono di solito capitozzati e spesso nella stagione sbagliata se non addirittura durante la fioritura. Il nostro movimento dispone di competenze scientifiche sufficienti a sapere che le capitozzature possono essere molto rischiose in quanto rendono molto fragili i nuovi rami e non più in grado di resistere al vento. Segnaliamo, solo per fare qualche esempio le olmate di viale Ippocrate che sono state completamente danneggiate da tale sistema di potatura o i Lecci della Fao (anche se in quest'ultimo caso su terreno privato ed effettuato da una ditta privata). Non mancano, ovviamente, esempi positivi: la potatura realizzata nel Parco di Via Flaminia infatti ci è sembrata ben fatta. Le nostre preoccupazioni però non possono essere lenite dai riscontri positivi dei quali pure vogliamo dare atto. Con la presente dunque intendiamo chiedere alle Istituzioni in indirizzo chi si occuperà di fare questi interventi? Sicuramente il lavoro verrà dato in appalto, ma vorremmo sapere quali indicazioni queste società riceveranno per la potatura e ancora che tipo di formazione saranno richieste agli operatori di queste società? E soprattutto, nel caso di subappalto si accerterà da parte del Comune che le società utilizzeranno personale competente e qualificato?
I Due video



martedì 7 aprile 2009

Salviamo la Farnia più grande di Roma!

Gli umani trovano risorse per innalzare "alberi morti" e alzano le braccia al cielo quando si tratta di trovare mezzi e risorse per salvare alberi secolari vivi. Questa ( forse in un modello più piccolo) è la gru che servirà per sollevare la quercia secolare del Quadraro che ( ad occhio) ha una circonferenza di almento otto metri.

L'intervento è costoso ma possibile! Tutto sta nel visualizzarlo prima e nel crederci. Quale uomo sarà così impavido da attaccare con una motosega il tronco di un patriarca di 400 anni sdraiato per terra e ancora vivo?

In un solo giorno, con una gru come questa possiamo sperare e far tornare a vivere per altri cent'anni un albero grande e maestoso, che ha visto scorrere sotte le sue fronde quattrocento anni di storia, resistito ai rastrellamenti dei nazisti e che è stato atterrato in questi giorni moderni dalla malvagità degli uomini e del loro attaccamento al denaro. Un giorno di passione, solidarietà e speranza che potrà regalare ai nostri nipoti un monumento naturale vivente.

Salviamo la Farnia più grande di Roma!

La Farnia (Quercus peduncolata) di Via Jovenci al Quadraro, probabilmente la più grande di Roma e con una età stimata intorno ai 400 anni di età è caduta Domenica 29 Marzo verso l'ora di pranzo. Una caduta prevedibile , dato che l'esemplare di quercia semplicemente maestosa che in altre nazioni civili avrebbe avuto una considerazione e un rispetto maggiore, si trova su un'area privata. Da diversi anni nessun tipo di manutenzione (rimozione del secco, alleggerimento della chioma) era stato eseguito. Non solo il proprietario si rifiutava di far entrare tecnici per valutare lo stato di salute dell'immenso albero, ma da qualche tempo,degli extra comunitari abusivi che abitavano in una costruzione fatiscente che si trovava proprio sotto l'enorme tronco della Quercia, molto probabilmente hanno iniziato a fare lavori di scavo o costruzione togliendo terra, danneggiando l'apparato radicale dell'albero e mettendolo in condizione di instabilità. Così che durante una giornata particolarmente ventosa (ma neanche più di tanto visto che ad altri alberi non ha fatto nulla) una folata di vento più forte del solito ha investito la folta chioma dell'albero che è così stato spazzato verso terra, crollando su una casa e un muretto adiacente (non prima del rapido fuggi fuggi degli extracomunitari che si trovavano nella casupola che, forse sentendo il terrno vibrare sono riusciti a scappare prima che il tronco rovinando sulla casupola li beccasse in pieno). E tutto questo nel 2009, quando in una città come Roma, si pretende che anche l'accessorio più remoto sia a norma. Ad un articolo uscito il giorno dopo sul Messaggero non è seguito poi nessun'altro movimento. Nessun intervento o parola del Sindaco o dell'Assessore all'Ambiente che riguardasse questo evento su nessun mezzo stampa, per segnalare interventi o attenzione per un albero che ancora oggi è considerato tra i più antichi di Roma, albero amato e rispettato da tutti gli abitanti del quartiere:l'antico Quadraro. Si è parlato di lutto, molte persone hanno pianto, ma da parte delle autorità nulla, il vuoto più totale.E' un brutto segno, segno di un'inciviltà che avanza, quando un patriarca vegetale di tali dimensioni, età e bellezza cade e nessun amministratore (dal più grande al più piccolo) rilascia a mezzo stampa dichiarazione di cordoglio e di intervento. Ancora più grave che sia potuto succedere quello che è successo, che la farnia più grande di Roma non fosse protetta, segnalata come albero monumentale e dichiarata patrimonio comune. Non penso che con questa notiza facciamo una bella figura in Europa. E' il nostro antropocentrismo che ci impedisce di considerare bene e patrimonio comune un albero di 400 anni che ha visto, sentito e vissuto ed ancora vive eventi, storie ed immagini che ci appartengono. Un albero che però anche se è caduto ed è già stato amputato nella sua ampia chioma, non è morto! Una parte delle sue radici è ancorato bene ancorata al terreno. Le suo foglie sono verdi, segno che è ancora vitale. Per questo che con un gruppo di cittadini del Quadraro abbiamo creato un Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro. Un comitato che si occuperà con un fine tecnico e valutativo e poi operativo se sarà possibile far tornare in vita questo patriarca vivente, attualmente sofferente ed adagiato. Si può aderire al Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro attualmente attraverso un gruppo aperto su Facebook o mandando una mail a amicideglialberi@hotmail.
Mercoledì 8 Aprile alle ore 17.00
ci sarà un primo incontro del Comitato
nel parco chiamato il "Giardino dei Ciliegi"
Via Re Filippo /traversa Via dei Quintili.


mercoledì 25 marzo 2009

La "strana riqualificazione" di Via Colombo
Riceviamo e pubblichiamo da Claudio Mazza di Arma a Taggia (in provincia di Imperia) la segnalazione di una strana riqualificazione che prevede il taglio di 25 alberi di Arancio. Strana perchè al posto degli alberi, sempreverdi ed ornamentali, tutti in buona salute, sono previste delle fioriere in cemento.
Ecco il testo sintetizzato:
"L'Amministrazione comunale ha deciso nell'ambito dei lavori di riqualificazione di via Colombo (vedi prima foto) di tagliare 25 alberi di Arancio. Nove li hanno già tagliati, quando termineranno i lavori in quel tratto di strada, taglieranno anche gli altri alberi nel secondo tratto dove ce ne sono altri sedici. Gli alberi sono in buona salute, come quelli già abbattuti, e non danno fastidio Abito in Arma da una ventina di anni e ho sempre visto quegli Aranci sul bordo dei marciapiedi, richiedo perciò che si intervenga con la massima urgenza per impedire che gli alberi di via Colombo vengano abbattuti. Trovo scandaloso che per rifare la pavimentazione di una strada, il Comune debba abbattere gli alberi, quando è ben rinomato che queste piante (preziose per l'ambiente) oltre ad ornare le strade delle nostre città, danno ombra e frescura in estate, aspirano l'anidride carbonica (mortale per l'uomo e per gli animali), con le loro radici consolidano il terreno ed impediscono le frane. L'Amministrazione comunale di Taggia anzichè piantare alberi sul proprio territorio, per il benessere collettivo e dell'ambiente, li abbatte. Ho saputo che gli alberi saranno "sostituiti" da (costose) fioriere."
Gli Aranci di via Colombo

Gli Aranci tagliati in Via Colombo
Un Arancio tagliato
( dalla foto del tronco si può notare che l'albero era in perfetta salute)

domenica 22 marzo 2009

Riceviamo da Patrizia Agresti
dell'Associazione Apolitica di Cittadini in Difesa degli Alberi
sorta in seguito al massacro degli alberi storici del Viale della Rimembranza nel Viale Morgagni a Firenze,
che si propone di salvaguardare il verde pubblico urbano.
un invito a firmare
per il
MANIFESTO PER LA SALVEZZA DEGLI ALBERI IN CITTA'
Cittadini per gli Alberi
Manifesto inter-regionale per la salvezza degli alberi nelle Aree Urbane
Chiediamo a tutti gli Amministratori presenti e futuri, di ogni appartenenza politica :
1) Che i progetti urbanistici e/o architetture impattanti sul territorio urbano che verranno di volta in volta proposti vengano d'ora in poi decisi previo il consenso dei cittadini e non più unicamente sulla base di una delega elettorale.
2) Che la conservazione delle alberature pre-esistenti diventi un'assoluta priorità per i progettisti
che dovranno sempre tenerne conto, trovando tutte le alternative possibili.
3) Che cessi immediatamente la nuova dilagante politica che considera le alberature come oggetti e numeri ( se ne abbattono 100 tanto se ne ripiantano 200 altrove, si taglia un albero per far posto ad una panchina) , e che non tiene assolutamente conto delle proteste dei cittadini.
4) Che si contrsati fermamente la tendenza delle amministrazioni di abbattere "vecchi" alberi con il pretesto che i giovani alberelli apporterebbero maggiori benefici alla salute. A parte la non veridicità scientifica (gli alberi giovani funzionano meglio contro la CO2 ma i "vecchi" contrastano meglio le polveri sottili), è nostro preciso desiderio lasciare alla future generazioni sia gli alberi adulti, a volte addirittura storici e monumentali, sia le giovani alberature in nuove aree verdi, a patto che queste ultime non siano una mera "sostituzione" delle vecchie.
5) Che gli eventuali interventi di abbattimento previsti per opere pubbliche siano notificate alla cittadinanza a mezzo stampa (obbligo presente in molti regolamenti comunali, compreso Firenze) come minimo un mese prima dell'intervento unitamente a precisi riferimenti per l'accesso diretto
alle autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti.
6) Che i legislatori prevedano forme di vigilanza (che saranno concordate in seguito) sull'attività di abbattimento e ripiantumazione da parte dei cittadini interessati facendo anche ricorso a pareri di esperti esterni e indipendenti.
7) Che la Legge 9 Gennaio 2006 n.14 "Ratifica ed esecuzione della Convenzione Europea del Paesaggio" fatta a Firenze il 20 Ottobre 2000 venga resa effettiva in ogni singolo paese europeo che l'ha recepita, in questo caso, in Italia i sottoscritti cittadini italiani attraverso questa lettera aperta- manifesto, esprimono un deciso monito a tutti i politici italiani indipendentemente dalle aree politiche di appartenenza che non tollereranno più politiche di non rispetto degli alberi che oltre ad essere un patrimonio di salute pubblica rappresentano anche un'indispensabile fonte di felicità per gli occhi e per la mente, ricordi e testimonianze che attraversano silenziosamente la vita di tante generazioni e dunque costituiscono un valore aggiunto di benessere psicologico oltre che fisico. Infine, in concomitanza con le prossime elezioni, chiediamo a tutti i candidati di controfirmare la presente lettera in modo da prendere un impegno di fronte agli elettori per la salvezza degli alberi. Di tale adesione verrà informata la popolazione.
L'Orto botanico di Parma rischia la chiusura
Impediamo che questo avvenga!

Giambattista Guatteri (1739-1793) fondatore dell'attuale Orto Botanico dell'Università degli Studi di Parma.

Riportiamo l'articolo di Giacomo Talignani e Antonio Mascolo uscito sulla Cronaca di Parma della Repubblica del 22 Marzo di quest'anno, in merito alla situazione dell'Orto Botanico di Parma che rischia seriamente di chiudere. E' questo fatto grave, un segno di impoverimento culturale , soprattutto per ciò che riguarda la "cultura degli alberi". Bisogna impedire che questo accada. Si tratta di trovare le formule giuste, le risorse e gli investimenti per impedire la chiusura di uno spazio storico creato nel 700 e che contiene degli esemplari arborei secolari ( un Ginkgo biloba piantato nel 1795) . Un Orto botanico non è solo patrimonio degli abitanti della città nel quale si trova ma anche degli altri cittadini (italiani e non solo) che ne possono usufruire. E usufruirne vuol dire entrare in contatto, conoscere e apprezzare le piante, gli alberi e i loro nomi. Nomina si nescis, perit e cognito rerum Se non conosci il nome , muore anche la conoscenza delle cose così diceva Linneo. E chiudere un Orto botanico vuol dire cancellare milioni di informazioni e conoscenze delle cose. Non bisogna permetterlo!
Chiude l'Orto botanico.L'indignazione dei lettori
Il Governo taglia i fondi all'Università e Parma non riesce più ad aprire al pubblico i suoi undicimila metri quadrati di alberi secolari e piante rare nel cuore della città. Il dibattito: "Era uno dei pochi luoghi dell'anima sopravvissuti. E ora i bambini dove andranno?". Su Facebook nasce il gruppo "Salviamo l'Orto botanico di Parma"
L'abbandono è tale che una mano anonima ha scritto con lo spray sul muro di vicolo dei Mulini: "Piantateci della canapa". Non va meglio dalla parte dello Stradone , dove hanno fatto un buco nelle recinzione grande che ci passa un uomo. Dentro è ancora peggio , arbusti, fogliame , rami secchi e soprattutto crepe negli edifici. Insomma c'è proprio l'aria di chiusura in quello che era nel 1600 l'Orto dei semplici dei Farnese e che dal 1770 è l'Orto Botanico della città: 11mila metri quadri, un bosco, in pieno centro, con alberi che hanno più di due secoli come una Ginkgo Biloba piantate nel 1791 e un Populos Tremuloides (un pioppo particolare) del giorno dell'inaugurazione effettuata dall'abate Giambattista Guatteri e della corte del Petitot.Ma storia e verde non bastano nei fatti concreti. Uno dei tesori della città ha chiuso i battenti, per mancanza di personale , per mancanza di fondi. Da Natale non entra più nessun estraneo: nè scolaresche , nè turisti , nè studiosi.Nella città dell'immagine per anni l'Orto Botanico è stato un fiore all'occhiello per organizzare Giornate verdi, Giardini aperti, concerti, serate , campagne elettorali. Ora tutti tacciono.Una volta c'erano tre dipendenti, giardinieri. Ora più nessuno. Al prof. Andrea Fabbri non resta che la resa : "Che faccio vedere? l'abbandono? Guardi anche stamattina c'erano due turisti inglesi sono stati dieci minuti davanti al cancello di vicolo dei Mulini. Io ho aperto ho fatto dare una sbirciata. Di più non si può fare. Alle scolaresche dalle elementari alle superiori abbiamo detto di no, non c'è personale. Ci sono le richieste e noi teniamo chiuso. Idee ne abbiamo tante ma non ci sono i soldi. Ci sono due alberi che hanno più di duecento anni se ne potrebbero fare dei piccolini per ricordo e venderli ai visitatori. Non c'è personale e anche la scuola di Botanica sta andando in malore. E' rotta fin la campana di vetro che conserva il miscoscopio ottico del Passerini . Mah forse la storia e la natura non interessano più a nessuno. Nemmeno in questa città che dispone di un tesoro come questo che è conosciuto davvero in molte parti del mondo".Il Rettore ha dato assicurazioni per vedere di indire un bando di concorso per un'assunzione mirata.L'ombra dell'incuria e della tristezza però ha aggredito la luce della natura. L'Orto botanico è chiuso, tutta la sua storia e la sua vita stanno diventando...foglie morte.

Sostieni la causa su Facebook

al link seguente

Salviamo l'orto botanico di Parma

Pubblichiamo la risposta del prof. Andrea Fabbri

Carissimi,sento la necessità di ringraziarvi, insieme a tanti altri che hanno scritto sul sito di Repubblica o mi hanno contattato direttamente, offrendo sostegno morale, aiuto qualificato, disponibilità a partecipare ad attività anche pratiche, disponibilità a ricoprire eventuali posti di lavoro, denaro, consigli, ecc. C'è un signore che su facebook ha già messo insieme più di 500 nominativi a sostegno dell'Orto. La cosa, che mi spaventa un pò non essendo io abituato a tali strumenti, è sicuramente un segno di quanto l'Orto sia importante per i parmigiani. Non so quindi trovare le parole per esprimervi i più sentiti ringraziamenti.D'altronde la mobilitazione è stata in parte causata da un equivoco, almeno per chi ha letto le notizie secondo il titolo di Repubblica.parma.it. L'Orto non "chiude", ma "è temporaneamente chiuso". Il che significa che le poche forze che ho a disposizione stanno lavorando, a porte chiuse e quando e come possibile, per rimetterlo in sesto, e che non appena il rettorato riuscirà a perfezionare l'assunzione programmata potremo garantirne la riapertura.Il resto sono titoli, a volte provocatori, che i giornalisti usano per attirare l'attenzione dei lettori. Così è stato per l'"euro a testa", cui forse potremo ricorrere in extremis, ma che preferirei evitare facendo in modo che le istituzioni coinvolte facciano ognuna il proprio dovere; la frase serviva a far capire l'esiguità della somma necessaria a rimettere in sesto l'Orto.Vi saluto tutti molto cordialmente, sperando di incontrarvi presto all'Orto (meglio se a piccoli gruppi!)

venerdì 27 febbraio 2009

NO all'Acquedotto dell'Acea
nel cuore di Villa Borghese!

Riceviamo dall'Associazione Amici di Villa Borghese questo appello (al quale aderiamo) per difendere i 9 Platanus orientalis, piantati nel 1608 dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese, e quindi con la veneranda età di 401 anni. Monumenti naturali della città, già poco considerati e protetti, che rischiano ,con questo intervento del passaggio di un acquedotto, possibili danneggiamenti all'apparato radicale, nel quale, ci piace ricordarlo, risiede il sistema neurologico dell'albero (vedi articolo alla fine del post) . Mentre il Platano dell'isola greca di Kos (un Platanus orientalis ) che la leggenda vuole sia stato piantato da Ippocrate è la risorsa turistica principale dell'isola con migliaia di persone l'anno che ci vanno apposta per vederlo, la valle nella quale vivono invece i nostri platani romani, invece di diventare un' attrazione turistica, è ,ahimè, chiamata Valle dei cani, poco frequentata per questo dagli umani e molto dai cani, e ancor di più dagli umani con i cani. E così se in tutto il mondo è alta la sensibilità e la cura per esemplari arborei di così alto valore che vengono protetti da possibili vandalismi e monitorati periodicamente da tecnici, in Italia si continua ad ignorarli. Si parla, si fanno convegni, però poi degli alberi monumentali nessuno se ne occupa, e in questo "occupa" intendiamo nessuno "sborsa un euro" per manutenerli.
Ricordiamo infine che i Platanus orientalis sono gli alberi che ispirarono ad Haendel la sua opera "Serse" con la sua celebre aria "ombra mai fu" e possono raggiungere se ben tenuti anche i mille anni di età.
Ecco l'appello dell'Associazione Amici di Villa Borghese
La Valle degli Antichi platani nel cuore di Villa Borghese, uno dei patrimoni storici artistici e naturalistici più importanti d’Europa, sta per essere sbancata dai bulldozer dell’Acea per realizzare un acquedotto. Quei platani sono veri e propri monumenti viventi: piantati agli inizi del Seicento, sono uno degli ultimi esempi sopravvissuti del paesaggio rurale seicentesco e pre-romano. La Valle, riconosciuta per il suo valore paesaggistico a livello internazionale, è tutelata da ben tre leggi e convenzioni internazionali: il decreto legislativo 42 del 2004 con le sue modifiche e integrazioni, la Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta anche dall’Italia, e la Carta di Firenze promulgata dall’Unesco. Ognuna di queste leggi e convenzioni proibisce l’impiego di mezzi pesanti, come i bulldozer Turbo dell’Acea, all’interno di queste aree protette. Per autorizzare lo sbancamento di quel santuario, le autorità comunali hanno fatto carta straccia di tutte le leggi di tutela. Le trincee previste dall’Acea - larghe almeno 1 metro e profonde 2 m., cioè più dell’altezza di un uomo, scavate a una distanza di appena 3 m. dalla base dei platani giganti, rischiano di provocare danni gravi e irreparabili. Una soluzione alternativa c’è, con una ragionevole modifica del percorso. Basta volerla. Chiediamo al Sindaco e all’Assessore di convocare con urgenza un tavolo tecnico, ed ascoltare gli esperti.
DITE LA VOSTRA
Scrivete al Sindaco e chiedetegli d’intervenire:
Sindaco di Roma, on. Gianni Alemanno: fax 06-679 4759; 06-6710 3590
e-mail:
ld.gabinetto@comune.roma.it; g.alemanno@comune.roma.it
Indirizzate lettere di protesta all’Assessore all’Ambiente, e chiedetegli di riunire con urgenza un "tavolo tecnico" per una soluzione alternativa:
Assessore alle Politiche Ambientali e Agricole, dott. Fabio De Lillo: fax 06- 6710 9305
e-mail:
f.delillo@comune.roma.it

"Il centro di comando delle piante è nelle radici"
Nelle radici il centro di comando delle piante.

18-02-2009

Pubblicato on line sulla rivista internazionale Pnas un innovativo studio di ricercatori fiorentini


Sta nelle radici, in particolare negli apici delle radici, il centro di comando delle piante. E’ la scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze, afferenti ai dipartimenti di Ortoflorofrutticoltura e al dipartimento di Fisica, che sarà pubblicata on line questa settimana sulla prestigiosa rivista internazionale Pnas (Proceedings of the National Academy of Science of United States of America).
Gli autori dello studio "Spazio-temporal dynamics of the electrical network activity in the root apex" (Elisa Masi, Marzena Ciszak, Giovanni Stefano, Luciana Renna, Elisa Azzarello, Camilla Pandolfi, Sergio Mugnai, Frantisek Baluska, Tito Arecchi e Stefano Mancuso) sono, infatti, tutti ricercatori dell’Ateneo fiorentino, tranne Baluska, che è dell’Università di Bonn ma fa parte del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, (LINV diretto da Stefano Mancuso) anch’esso situato presso il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino, come gli altri due dipartimenti scientifici. Il lavoro dimostra l'esistenza diffusa all'interno dell'apice delle radici di cellule capaci di emettere e recepire segnali elettrici, similmente ai neuroni per gli animali. Ma dei neuroni queste cellule vegetali hanno anche un’altra proprietà, la sincronizzazione, cioè la capacità di emettere più segnali contemporaneamente. Questa caratteristica è stata osservata utilizzando per la prima volta sulle piante una tecnologia tipica della neurobiologia, i Mea (multi electrode arrays), dei microelettrodi che vengono applicati sulle radici per misurare i segnali. Infine, i ricercatori hanno scoperto che questi segnali elettrici vengono trasmessi da una cellula all’altra con un sistema, la conduzione neuroide, tipico degli animali che non hanno nervi, come alcuni invertebrati.


(Stefano Mancuso)




giovedì 29 gennaio 2009

L'assassino degli alberi
di
Grazia Deledda
Martinu Selu, Sarvatore Jacobbe e sua sorella Paska, un uliveto e una festa per l'innesto. Una rivalità in amore con Pietro Maria Pinneda l'innestatore quotato. Questi gli ingredienti per un racconto ricco di pathos e di colori di Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, che hanno come tema l'antico mondo contadino degli alberi. Questa la lezione del racconto: gli alberi e in particolar modo quelli che danno frutto non si toccano, vengono prima delle persone e se per caso qualcuno prova a toccarli c'è una punizione severa :
" tu mi servirai gratis, tu mi farai il servo per altrettante settimane quanti alberi hai assassinato."
Leggete il racconto adesso!

I Quattro Pini di Osteno

Riceviamo da Carmen De Bernardi questo testo che documenta il taglio di quattro pini avvenuto a Claino/Osteno un paese in provincia di Como. Emozionante è vedere sia nel testo che nel blog che è stato aperto a riguardo ((http://4piniosteno.wordpress.com/). ) quanto sia importante la vita di un gruppo di alberi per la memoria storica di un paese. Di quanto sia forte la loro presenza e allo stesso tempo forte la loro mancanza. Si va con gli occhi a cercarli, con le mani a tastarli e loro non ci sono più.

"Fino al 17 dicembre 2008 l’entrata al paese di Osteno (frazione di Claino con Osteno in Provincia di Como) era caratterizzata dal ponte sul Torrente Telo oltrepassato il quale si trovavano i 4 pini sulla destra e l’entrata all’Orrido sulla sinistra. Per tutti quelli che hanno vissuto e vivono ad Osteno o vi hanno soggiornato, quel particolare luogo aveva un significato speciale. Ora l’ingresso al nostro paese, ha cambiato fisionomia. Nella mattina di mercoledì 17 dicembre 2008 i 4 Pini sono stati tagliati da tecnici incaricati dalla Provincia di Como (si e’ scoperto recentemente che il terreno sul quale sorgevano e’ di proprieta’ della Provincia stessa) adducendo come motivazione un possibile pericolo di crollo. Il sindaco di Claino con Osteno ha affermato di non essere stato messo a conoscenza del provvedimento e, quindi, non è intervenuto. I 4 pini avevano 80 anni. Esistono immagini dei primi anni ‘900 che testimoniano la loro presenza vicino ad una cappelletta. Il terreno ora e’ ad una quota di qualche metro piu’ alta rispetto ai primi anni del novecento per via dei riporti e dei sedimenti di terreno sovrapposti nel tempo.Quindi c’e’ da domandarsi come sarebbero eventualmente potuti cadere visto che piantati nel terreno c’erano alcuni metri di tronco prima delle radici. L’importanza del luogo era evidenziata anche dall’essere diventato toponimo: quando si diceva “andiamo ai 4 Pini” il riferimento era ad un preciso luogo, chiaro a chiunque frequentava Osteno. In una mattina è stato cancellato un piccolo “luogo del cuore” per Ostenesi e non. Quanti ricordi su quelle panchine sotto i Pini, quanti amori sbocciati all’ombra del loro rami, quante risate notturne, il profumo della resina, il fresco riparo delle fronde nelle torride estati. Si andava per pregare alla “Cappelletta”, per fare una camminata, per parlare, per aspettare qualcuno che doveva arrivare, per mangiare un gelato, per una sosta fresca e piacevole al rientro dalla spiaggia, per prendere il fresco dall’Orrido. Ci si trovava con gli amici e quando le panchine erano occupate, un po’ spiaceva. E’ stato il luogo di raduno di generazioni di ragazzi che hanno consumato i pantaloni e le gonne sedendosi d’estate al fresco dei 4 Pini. Erano un punto di riferimento, ma soprattutto un luogo di forte aggregazione dove, nell’avvicendarsi di generazioni di adolescenti, si sono strette salde amicizie, si sono consumate attese, si sono costruiti ricordi indelebili. C’e’ la certezza che l’indifferenza dimostrata dall’amministrazione del Comune per un provvedimento inspiegabile che non ha tenuto conto del valore ambientale, estetico, ma soprattutto affettivo che quei quattro antichi pini rappresentavano per la comunità tutta, ha contribuito alla distruzione di uno dei luoghi piu’ amati e caratteristici di Osteno, ma ha involontariamente suggerito la creazione di un nuovo monumento: il nostro paese può ora vantare anche il monumento alla Vuota Ottusità, un insulso marciapiedi con quattro dischi di legno agli angoli a sottolinearne la disarmante desolazione. Quei meravigliosi 4 pini all’ingresso del paese, che sembravano essere li per dare il benvenuto a tutti, ci mancheranno. Per ricordarli è stato fatto anche un manifesto a lutto e, dal giorno del taglio anche per protesta è stato messo un leggio con un libro per le firme e vengono posati lumini e fiori. Inoltre, dal dispiacere di giovani, adulti e anziani è nato un blog dedicato all’accaduto."

Carmen De Bernardi

Due mail sull'Arancio di San Domenico

Rapida e concisa , segno di grande professionalità , è giunta la risposta di Luca Patrignani alla mail che avevo spedito al giornale e pubblicata nel post precedente. Un caso/dibattito su quale sia l'albero più antico di Roma sembra si sia aperto, e se anche le pagine di questo blog non dovrebbero occuparsi di questo, pretendere che anche per la storia e la cultura degli alberi esista una "scientificità" è un modo per prendersene cura e considerarli non mera materia legnosa (utili per far carte, fuoco, carbone, o abbindati con le palle giochetti per gli umani) ma come esseri degni di più alta considerazione e rispetto. Pubblico la mail del giornalista di 24 minuti con la risposta con le mie motivazioni. Se avete argomenti o notizie che possano avallare nuovi punti di vista mandate una mail a legalberi@hotmail.com
Ecco la mail di Luca Patrignani:
"Grazie per l'attenzione dedicata al nostro articolo. Per quanto riguarda l'arancio secolare, come lei giustamente sottolinea nel suo gentile messaggio di posta elettronica, a certificarne l'età e il primato di "albero più antico della Capitale" sono due fonti, le più titolate in materia: il censimento 1998 (l'ultimo ufficiale) del Servizio Giardini del Comune di Roma, e l'elenco, anch'esso ufficiale, proposto dal Corpo Forestale dello Stato. Secondo quanto spiegato dal dott. Scarnati del dipartimento di Biologia vegetale dell'Università "La Sapienza", che cura l' informatizzazione dei dati provenienti dai censimenti del Servizio Giardini, il calcolo dell'età è riferito ai diversi tronchi che si sono generati spontaneamente, dopo che l'albero si è seccato, a partire dal patrimonio genetico originale. Per quanto riguarda la diffusione della Robinia Pseudoacacia, anche in questo caso come lei stesso ha già sottolineato nella sua attenta lettera, l'unico riferimento ufficiale è l'ultimo censimento (del 1998): non è certo possibile basare un articolo destinato alla diffusione su stime sui risultati di un censimento futuro. Il servizio Giardini del Comune, infatti, non è ancora in grado di fornire dati ufficiali sul numero attuale di Robinie e Ligustri.
Ed ecco la mia risposta
" Grazie per la sollecita risposta e per questo "caso" che si è aperto che dato che riguarda la Storia degli alberi è bene approfondire. Comprendo la sua buona fede nell’affidarsi alle parole di uno specialista degno e accreditato però spesso questo non basta e non bastano neanche elenchi ufficiali per dimostrare che un dato storico sia vero o falso. Da Storico degli alberi la mia finalità è quella di chiarire e sfatare un primato che è assolutamente privo di fondamento: ovvero che l’albero più antico di Roma è un arancio di settecento anni. Però proprio perché sulla Storia degli alberi ( e in particolar quella della Storia degli alberi di Roma che non si studia ahimè ancora in nessuna Facoltà universitaria) c'è poca attenzione e studio , questo è successo nel passato e continua ancora a succedere.:
Ma andiamo punto per punto agli argomenti della sua risposta :
- Intanto , se anche fosse : l'albero più antico della Capitale è l'arancio di San Domenico e non di San Daniele come è comparso scritto nell'articolo.
- Sulle affermazioni poi del Dottor . Luca Scarnati che ho avuto la fortuna di ascoltare nel suo intervento al convegno "Il Respiro di Roma" che dicono che " il calcolo dell'età è riferito ai diversi tronchi che si sono generati spontaneamente, dopo che l'albero si è seccato, a partire dal patrimonio genetico originale" ci sono poi almeno due ragionevoli dubbi.
"So di non sapere" è alla base del mio metodo di studio e per ciò che riguarda lo studio degli alberi questo è sempre un qualcosa che bisogna tenere a mente, però per ciò che riguarda le affermazioni del Dott. Scarnati penso che :
1 intanto che i tronchi non si sono generati spontaneamente perchè ho visto l'arancio ( e questo molto probabilmente lo Scarnati non ha avuto il tempo di farlo) dal tronco dritto nato o da piantina o da seme. L’età di un albero, poi, si calcola dalle dimensioni del tronco non dal patrimonio genetico. Le faccio un esempio all'Orto Botanico di Firenze c'è un figlio (ovvero riprodotto per talea, me lo ha confermato il botanico Mario Landi) del Taxodium mucronatum chiamato El Arbol che si trova in Messico a Tule, albero famoso(può andarlo a vedere su Grandi alberi del mondo di Thomas Packenham Edizioni De Agostini ) intanto per le sue dimensioni, un tronco con una circonferenza di 58 metri e poi per l'età stimata intorno ai 1600 anni. Ecco, non posso datare il figlio naturale dell’Orto Botanico di Firenze con lo stesso dell'albero madre, mi sembra evidente. La stessa cosa succede anche con le persone non so quanti anni lei abbia (io ne ho 47) e però i 47 anni si calcolano con i miei anni non con il patrimonio genetico dei miei avi, e questo pure mi sembra evidente. L’intervento del dottor Scarnati nel convegno si intitolava “Roma giardino d’Europa” e si è basato proprio sulla pubblicazione omonima fatta uscire nel 2006 dal Servizio Giardini. Nella pubblicazione il suo nome non compare tra gli autori , mentre ho sentito poco fa l'autrice dei testi della pubblicazione che riguardano gli alberi cioè Paola Lanzara, attualmente la maggiore storica e specialista per ciò che riguarda gli alberi di Roma, che mi ha confermato quello che è la mia idea ovvero che l'arancio è stato piantato recentemente
2- mentre un cipresso o un tasso o un ulivo possono vivere anche migliaia di anni (le consiglio di andare a vedere se già non lo ha visto l'ulivo- o meglio un ulivastro- che si trova a Canneto in Sabina che ha un età stimata di 1600/1700 anni) un arancio no, e affermare che un arancio ha settecento anni sarebbe il primo e unico caso nel mondo frutto più di un fenomeno miracoloso che scientifico (però io so di non sapere e se qualcuno vuol smentirmi lo faccia, forse imparerò qualcosa di nuovo).
- Terzo e ultimo punto. Scrivere che l’albero più diffuso a Roma è la Robinia pseudoacacia basandosi su un censimento fatto undici anni fa (mentre invece con i dati alla mano che hanno al Servizio Giardini - basta telefonare all’ufficio alberate e chiedere del gentilissimo e disponibile Dott. Messina- delle continue rimozioni di filari di Robinie a Sofore per fine ciclo vitale -l’albero più rimosso in assoluto proprio perché è quello che cade di più) equivale a scrivere che gli abitanti di New Orleans sono tanti e stanno tutti bene e così le loro case perché lo dimostra un censimento fatto dieci anni fa senza considerare l’alluvione che ha distrutto completamente la città. E se questo non ha senso per gli uomini perché dovrebbe averlo per gli alberi?
La ringrazio ancora comunque per la sua pazienza (nell’avermi risposto) e per l’amore e attenzione che dal sua articolo è arrivato per la causa degli alberi."

martedì 27 gennaio 2009

Totti è stato il più grande portiere della Roma

di Antimo Palumbo

Un titolo o un articolo così non lo vedrete mai su un giornale, perchè tutti sanno che Totti non è un portiere e numerose sarebbero probabilmente le lettere di protesta dei lettori o i "oh" di meraviglia per un articolo così poco preciso. Per quel che riguarda gli alberi e gli alberi di Roma ahime non è ancora così. Stupisce il pressapochismo con il quale la storia degli alberi di Roma viene trattata. Si continuano a ripetere storie e storielle molte delle quali riprese per sentito dire e soprattutto perchè si sa che nessuno andrà mai a controllare la veridicità di quello che si dice. Perchè l'argomento alberi che solo fino a trent'anni fa rappresentava cultura , in questo periodo e solo qualcosa che nei media rappresenta e fa folklore. Un folkore che non è quello delle nostre tradizioni popolari (quelle delle ricerche di Ernesto De Martino per intenderci) , sempre meno salde grazie alla cultura americana imperante che le stà annacquando come il buon vino, ma quello del cosiddetto pezzo di colore. Ecco quando si parla di alberi sui giornali spesso lo si fa come di un pezzo di colore. E in questo tipo di articolo l'esattezza dei dati non è prioritaria. Martedì 27 Gennaio 2009 è uscito infatti sul quotidiano serale gratuito "24 Minuti" un articolo dal titolo "Salviamo gli alberi in città" a firma Luca Patrignani in occasione dell'incontro "Il Respiro di Roma" e questo articolo contiene secondo me diverse inesatezze che ho voluto precisare con una mail di ritorno alla redazione del quotidiano.

Questa è una parte dell'articolo, quella che contiene le inesattezze:

" Ha 778 anni e, secondo la leggenda, è stato piantato da san Daniele nel chiostro del monastero di Santa Sabina sull’Aventino. È l’arancio di san Daniele, l’albero più antico della Capitale (nel tondo in basso). Il primato di albero più alto di Roma, invece, lo detiene un platano di 28 metri: si trova nel giardino botanico dell’Università La Sapienza. Di valore storico è il raro albero della canfora, alto 20 metri, che svetta in via Cernaia: è stato piantato nel 1855 per commemorare l’impegno dei bersaglieri nella guerra di Crimea. L’albero più diffuso è la Robinia Pseudoacacia: «negli anni ‘70 ha soffiato il primato ai platani, che sono stati gli alberi dei viali della Capitale fin dal 1800 - spiega Luca Scarnati, del dipartimento di Biologia vegetale de La Sapienza - a quell’epoca infatti i platani soffrivano a causa del cancro colorato, un fungo arrivato in Europa nel legno delle forniture dei soldati americani della Seconda Guerra Mondiale. Peccato che la Robinia non sia proprio adatta alle strade cittadine: ha rami molto fragili, che cadono facilmente». Capitale verde - Sono mille le storie che raccontano gli alberi di Roma: la Capitale conta, secondo i dati dell’ultimo censimento ufficiale (del 1998) 147.890 esemplari di ben 100 specie diverse. La città è la più verde d’Europa, almeno considerando l’estensione: ben 87.800 ettari di parchi e giardini. Secondo un altro censimento, realizzato dal Corpo forestale dello Stato, gli alberi della Capitale sarebbero addirittura 450 mila. Ma il verde a Roma non se la passa un granché bene: le criticità sono tante, tanti gli spazi naturali minacciati da crescita edilizia e incuria. "

E questa è la mail inviata alla redazione:

Gentile Redazione
“Quotidiano 24 Ore”
In merito all’articolo
“Salviamo gli alberi di Roma”
di Luca Patrignani uscito Martedì 27 Gennaio 2009 sul Vostro Quotidiano,
vorrei farvi notare alcune inesattezze nell’articolo suddetto che riguardano la Storia degli alberi di Roma. Ed anche se comprendo che il vostro è un quotidiano organizzato con articoli impostati per essere letti in poco tempo non così dovrebbe essere invece per quello dedicato a ricercare e approfondire le notizie di quello che si scrive. Sugli Alberi poi ci si può permettere di scrivere anche degli strafalcioni poiché poi nessuno controlla o ne è al corrente, mentre invece se la stessa cosa succedesse con il calcio (per esempio dicendo che Totti è stato il più grande portiere nella Roma) provocherebbe alla vostra redazione vagoni di lettere di protesta. Ma veniamo alle inesattezze.
1- Il Santo in questione di cui si parla è San Domenico di Guzman e non San Daniele.
2- Non è assolutamente vero che quello è l’albero più antico di Roma ed ha 778 anni. Intanto perché un Citrus aurantium, ovvero un arancio amaro (o anche se fosse un Citrus sinensis l'arancio dolce) , non potrebbe mai arrivare a quelle età e poi perché quello originario piantato nel 1217 da San Domenico da diversi secoli non è più in vita. Alla sua base agli inizi di questo secolo verso gli anni trenta ne è stato piantato uno (che poi è quello che si vede nella foto) che al massimo avrà settanta/ottanta anni. Tra l’altro visto che da diversi anni il chiostro è inaccessibile per lavori non era neanche possibile vederlo da vicino. Io ci son riuscito grazie alla buona disponibilità di un frate e vi assicuro che la storia dell’albero monumentale che ahimè è presente anche nell’elenco proposto dalla Forestale va assolutamente rivista. Basta andarlo a vedere da vicino , cosa che probabilmente l’autore dell’articolo non ha avuto il tempo di fare, per rendersene conto.
3- La Robinia pseudoacacia non è più l’albero più diffuso a Roma , lo era nell’ultimo censimento fatto nel 1998 ovvero undici anni fa dal Servizio Giardini. Ora proprio per i motivi illustrati da Luca Scarnati del Dipartimento di Biologia Vegetale della pericolosità della Robinia “non adatta alle strade cittadine” che la maggior parte delle alberate a Robinia sono state o vengono rimosse. Il prossimo censimento vedrebbe come albero più diffuso invece il Ligustro che nel censimento del 1998 era al quarto posto. Albero sempreverde piccolo e resistente molto tollerante di potature e smog.
Sperando che sia nel vostro interesse e in quello dei vostri lettori riferire dati esatti per ciò che riguarda la cultura degli alberi di Roma mi piacerebbe che correggiate le imprecisioni dell’articolo.
Vi invio i miei distinti saluti
Antimo Palumbo