mercoledì 14 aprile 2021

Endoterapia di massa dei pini

 

Endoterapia di massa dei pini?


 No grazie.




Il problema dei pini a Roma non è la Toumeyella parvicornis, ovvero la cocciniglia tartaruga, perché, questo insetto, diffuso da Napoli a Roma, è la diretta conseguenza del pensiero di coloro che prima del suo avvento avevano deciso che i pini a Roma non dovevano più esserci nelle alberate, ma solo nelle pinete. Il problema dei pini di Roma è quindi un problema politico. Bisogna chiaramente esprimersi in maniera politica su due possibili scelte : 1. i pini a Roma sono una risorsa ed è quindi giusto che vengano piantati nelle alberate della città come è successo per almeno cento anni; 2. i pini a Roma sono alberi obsoleti che devono essere sostituiti con alberi più adatti.

Si evidenzia pertanto il fatto che un intervento politico legato alle due scelte proposte sopra risolverebbe anche il problema di un parassita che sta distruggendo i pini di Roma. Il problema cocciniglia tartaruga non si potrà mai risolvere investendo risorse e mezzi economici sull'endoterapia di massa. Il motivo di questo assunto è legato al fatto che gli stessi operatori che intervengono sulla cura dei pini potrebbero con dolo (un dolo non controllabile) pensando esclusivamente al proprio tornaconto personale (espresso in migliaia di euro di guadagno al mese) veicolare le neanidi dell'insetto. A questa ipotesi fantascientifica sì, ma allo stesso tempo realistica ( non è certo andata così ma potrebbe essere stato possibile e potrebbe sempre esserlo) possiamo poi aggiungere l'azione degli eventi naturali (per esempio il vento che trasporta a distanza le leggere neanidi) che hanno trasformato un attacco limitato e localizzato in una vera e propria pandemia. Certo che diverso sarebbe il discorso se l'intervento chimico di lotta contro l'insetto fosse demandato esclusivamente a operatori pubblici pagati dallo Stato. Non ci sarebbe nessun tipo di interesse personale e pertanto nessuna necessità di veicolare la diffusione dell'insetto. Per questi motivi semplici e allo stesso tempo logici (cosa sarebbe la sanità italiana se fosse gestita completamente da privati che non hanno nessun tipo di controllo?) che puntare politicamente sull'endoterapia è un errore, non solo un errore ma direi un grave errore, che coloro che si occupano del verde della nostra città da anni hanno già sperimentato a proposito delle palme. Io sono stato un Palmiers, sono sceso in piazza ho organizzato una manifestazione a Piazza Venezia nel 2010 nella quale richiedevamo l'intervento dello Stato. Questo intervento (usando un calembour) non c'è mai stato. C'è stata la lotta obbligatoria fallimentare che nessuno ha mai controllato. Cito (io c'ero) l'esempio di Villa Sciarra dove per mesi interi si sono visti resti di palme morte attaccate con larve e bozzoli in giro nella villa. La responsabilità di una pandemia, avvenuta grazie a delle palme infette importate in Sicilia e che ha cambiato profondamente il paesaggio italiano, è stata tutta scaricata sui privati che, piuttosto che intervenire con costosi trattamenti chimici (dannosi per l'ambiente, le api e tutti gli insetti utili) hanno preferito non solo tagliare ma mai più ripiantare palme. Investire quindi come stanno chiedendo delle persone ignoranti (che ignorano cioè che cosa sia un albero) e che non hanno mai trovato il tempo ( e la voglia) di studiare gli alberi, sull'endoterapia è senz'altro un buon modo per non risolvere il problema e però sì creare nuovi e cospicui introiti per quelle società o aziende private che già si sono arricchite nel passato con il trattamento per le palme e che oggi produrrà nuovi guadagni a scapito della salute dei pini. Oggi il lavoro delle aziende e società specializzate nell'abbattimento di alberi ( un lavoro che ha avuto un vero e proprio boom nel fatturato confrontato agli anni precedenti) dopo un massiccio taglio degli alberi in città (soprattutto quelli di prima grandezza pini e cedri) ha subito una profonda flessione visto che oramai i privati, e gli amministratori di condominio, gli alberi che potevano tagliare li hanno già tutti tagliati. Quindi aprire una nuovo fronte di lavoro quello dei trattamenti chimici, che l'esperienza delle palme ci insegna essere un fronte fallimentare (l'esperienza a qualcosa servirà nella vita) rappresenterebbe per queste aziende e società una vera e propria boccata di ossigeno. Nuovi profitti quindi e nuovi guadagni. Ricordo a questi “cittadini distratti” che in questi ultimi cinque anni a Roma sono stati tagliati diverse migliaia di pini sani, anzi sanissimi, alberi che fino ad allora ci avevano regalato ossigeno, ombra, acqua e vapore soprattutto d'estate. Alberi tagliati solo perché gli aghi sporcavano, le radici creavano qualche problema risolvibile con interventi mirati a degli amministratori di condominio. Io ho sofferto, ho pianto dal dolore dopo aver vissuto lo spettacolo del massacro dei pini su via Appia. Ma non sono stato fermo, non mi sono certo chiuso in me stesso accettando passivamente una maggioranza ignorante fuorviata da luoghi comuni che riguardano la fisiologia dei pini e veicolati da quotidiani che vendono cronaca spiccia e pubblicità. Ho risposto alle domande, ho utilizzato il mio tempo sempre gratuitamente ( a differenza degli operatori che presto diventeranno ricchi con l'endoterapia così come è successo con il punteruolo rosso) per porre un argine alle parole di un sindaco che pubblicamente ha affermato che i pini non sono più alberi adatti a vivere in città. Per questo mi sono battuto e impegnato per creare un'associazione che oggi comprende centinaia di soci che si chiama Amici dei Pini di Roma (questo mio scritto è a titolo personale e potete leggere le linee di azione e il lavoro che ha svolto l'Associazione nella pagina ufficiale presente su Facebook). Quello che chiedo a chi mi legge è quindi: ma ieri questi cittadini, che oggi stanno favorendo gli interessi privati di operatori che si arricchiranno, quando sono stati tagliati migliaia di pini in tutta la città in un vero e proprio massacro di alberi che non ha precedenti nella storia di Roma dov'erano? Non sarà forse che così come succede con le lumache quando piove questi cittadini che rispondono agli ordini di candidati che stanno caricando le cartucce per le prossime elezioni politiche escono allo scoperto diventando all'improvviso “paladini degli alberi” e poi scompariranno così come le lumache una volta conclusa la campagna elettorale? Io ho fatto la domanda sta a chi mi legge rispondere.

Penso quindi che l'azione politica sia prioritaria rispetto a quella tecnica. Il problema politico non è certo quello dell'alberata di pini via dei Fori imperiali colpita dalla cocciniglia tartaruga (un alberata storica famosa in tutto il mondo) ma il vero problema è che dei politici hanno fatto la scelta, dopo che diversi esemplari sono caduti negli anni , di non ripiantare pini. Solo un anno fa qualcuno ha pensato bene di ripiantare al posto di un pino caduto una quercia. Se ne sono forse accorti coloro che in questi giorni improvvisamente sono diventati paladini degli alberi in campagna elettorale? Ma veniamo alle soluzioni. Così come fa un allenatore di calcio che mette in azione uno schema tattico riprendendo gli schemi delle squadre vincenti o come hanno fatto i giapponesi che hanno copiato il meccanismo di una macchina fotografica americana per poi diventare a distanza di anni l'eccellenza nel mondo, se io ho a cuore i miei amici pini devo riferirmi a quelle esperienze che si sono dimostrate vincenti in occasione di massicci attacchi di insetti che stavano per far sparire intere specie di alberi in Italia. Se io ho a cuore i miei amici pini non devo certo ripetere la tragica storia della scomparsa delle palme dal paesaggio italiano. Per ciò che so, e la mia limitata esperienza, un'esperienza vincente in Italia è quella che ha riguardato l'attacco del cinipide galligeno del castagno Dryocosmus kuriphilus. L'attacco di questo insetto impediva la fioritura e poi la successiva produzione delle castagne. Grazie all'interesse motivato dei coltivatori che avevano quindi interessi personali economici (la produzione delle preziose e nutrienti castagne) per sconfiggere l'insetto, i castanicoltori grazie alla ricerca e al continuo approfondire argomenti scientifici hanno trovato un imenottero parassitoide, chiamato Torymus sinensis, che dopo un'opportuna produzione con dei lanci mirati ha combattuto in maniera vincente l'insetto galligeno e ha permesso a tutti gli italiani di tornare a gustare le preziose e buone castagne. Pertanto la soluzione sulla quale bisogna investire risorse economiche e politiche non è certo la lotta obbligatoria (l'esperienza ci insegna ,sempre con l'esempio palme, che la lotta obbligatoria non serve a ridurre il problema) e tanto meno l'endoterapia di massa. Ma le soluzioni che propongo sono due: 1. creare un comitato tecnico scientifico che si occupi di lavorare nel tempo, così come è successo per il castagno, per trovare e poi coltivare un insetto parassitoide che attacca la cocciniglia; 2 oltre al comitato tecnico scientifico del Ministero, lavorare con tanti e numerosi piccoli comitati tecnici di associazioni, cittadini (così come è successo con le associazioni di castanicoltori) che come fine abbiano quello di studiare, conoscere, approfondire facendo pressione, usando una metafora, rimanendo “con il fiato sul collo”, sulle scelte e sul lavoro del comitato scientifico. Scelte e lavoro che non solo devono essere rese pubbliche ma devono essere continuamente aggiornate partendo anche dal lavoro e dagli stimoli delle associazioni e dei cittadini. Associazioni che si occuperanno quotidianamente di diffondere i progressi di queste ricerche sui media sollecitando a loro volta i giornali e le televisioni e giungere prima possibile alla soluzione di questo problema. Certo, se nel frattempo si tratta di curare esemplari particolari o vetusti si può pensare ad un intervento di endoterapia. Non è certo però questa la soluzione visto che poi quell'albero avrà dei problemi anche nel tempo perché dopo diverse volte non si potrà più ripetere l'intervento.

Antimo Palumbo 

mercoledì 30 novembre 2016

Alberi a Roma

Green City Roma  
Green City Roma riunisce coloro che sentono l’urgenza di un impegno civico per la rinascita del verde di Roma Capitale. Un progetto e una proposta per stimolare quei movimenti o partiti che nei prossimi mesi si occuperanno di governare la nostra città affinché il verde e le politiche del verde acquistino un ruolo primario per la trasformazione e la migliore vivibilità di Roma. Un progetto e una proposta affinché : gli alberi tornino ad essere i nostri ammirati compagni di vita e non scomodi accessori legati esclusivamente a un problema di sicurezza stradale; la bellezza dei giardini e delle ville pubbliche, e non quella dei palazzi, torni ad essere motivo di meraviglia e di orgoglio, dal centro alla periferia. 
Questo è il link al gruppo su Facebook

venerdì 16 settembre 2011

Con gli alberi in città ci si guadagna
da Santa Monica (in California)
consigli per un Assessore all'Ambiente.
Chissà quale sarà il guadagno, in molti avranno maliziosamente pensato leggendo il titolo di questo post. In Italia infatti quando si parla di guadagni legati agli alberi solitamente non ci si riferisce a quelli che gli alberi, esseri viventi respiranti e apportatori di ombra e bellezza , possono apportare alla comunità ma a quelli personali (o chissà magari a quelli necessari per finanziare campagne pubblicitarie di partiti politici) fatti di nascosto talvolta "intrallazzando" con il vivaio amico di turno sulla partita di nuovi alberi da sistemare, alberi che rigorosamente dopo quattro, cinque anni che sono stati piantati muoiono per poi esser così rimpiantati e produrre di nuovo guadagni (un abitudine che dovrebbe presto essere cancellata da quello che è stato definito "bilancio arboricolo" proposto nell'ottimo "Disegno di legge sulla valorizzazione del verde negli spazi urbani" presentato dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, già passato al Senato e che dopo esser approvato dalla Camera diventerà legge). Ma come avrete capito non è su questo aspetto negativo della gestione del verde urbano che vogliamo oggi concentrare la nostra attenzione, ma sulla possibilità e capacità (concreta e reale ed espressa in dollari) del guadagno che piantare e manutenere alberi comporta a una comunità di cittadini. Manutenere gli alberi, una voce che ancora oggi in Italia sembra dimenticata. Si piantano alberi, si investono soldi per alberare strade, piazza, parchi, però poi la mancanza di investimenti sulla manutenzione li lascia morire o ammalare (per intervenire per esempio frettolosamente con capitozzature convenienti - se poto un albero ogni quattro anni invece di due risparmio- permettendo così ai patogeni funginei di insediarsi nell'albero e cariarlo). Un pò come dire, faccio nascere quindicimila bambini che poi lascio in mezzo alla strada, magari sotto i ponti, senza nutrimento, tanto poi che mi frega se dopo quattro anni più della metà sono morti (eh si perchè gli alberi quando si piantano hanno una garanzia di due-tre anni, come le lavatrici) ne "faccio rinascere" degli altri. Il video che postiamo e che ci piacerebbe che tutti gli amministratori e gli Assessori all'Ambiente dei Comuni, delle Regioni e delle Province italiane guardassero (aiutateci a far si che questo succeda) proviene dalla California, in particolare dalla città di Santa Monica, è parlato in inglese ma realizzato con immagini e disegni ( e cifre) facilmente comprensibili. La bellezza degli alberi presenti lungo le alberate di Santa Monica (per non parlare poi degli stupendi viali alberati di palme) ci serva per riflettere : investire sugli alberi serve ed è cosa primaria. Noi già lo sapevamo, molti amministratori colpiti da dendrofobia e smania di sicurezza sembrano però ancora oggi dimenticarlo, aiutiamoli a farglielo ricordare.






The Value of Trees from Sustainca on Vimeo.

mercoledì 13 luglio 2011

Emergenza Psilla lerp.
A rischio la vita di tutti gli Eucalipti italiani.
Ecco l'appello al Presidente della Repubblica
inviato dal Comitato Regionale Apicoltori Sardi.

E' emergenza per tutti gli Eucalipti italiani, visto che un parassita importato dall'Australia dal nome difficile Glycaspis brimblecombei, chiamato più semplicemente "Psilla lerp" li sta uccidendo un po' alla volta. La Psilla lerp è un insetto capace di provocare grossi danni alle piante attaccate, insediandosi a livello fogliare dove le forme giovanili provvedono a costruire delle coperture molto simili a quelle realizzate dalle cocciniglie e chiamate “lerps” . I danni possono andare dalla defogliazione alla morte dell'albero (possono uccidere un albero di Eucalipto in tre anni, prima però, e già dopo un anno gli impediscono la fioritura). Finora ha attaccato diverse piantagioni di Eucalipto (in particolare l' Eucalyptus camaldulensis Dehnh. ) in diverse regione italiane: Sardegna, Sicilia, Calabria, Agro Pontino. Piantagioni realizzate all'inizio del secolo e oramai italianizzate, usate sia per l'importante opera di barriera frangivento che per la produzione del miele di Eucalipto. Diverse sono state in questi ultimi mesi da parte delle Associazioni di apicolturi italiani (che rischiano così di vedere scomparire per sempre la produzione italiane di miele d'Eucalipto) le richieste inviate alle autorità, sia regionali. Postiamo oggi quella inviata dal Comitato Regionale Apicultori Sardi al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano per richiedere un intervento immediato che arresti l'azione distruttrice della Psilla lerp. In particolare si richiede il permesso di importare dall'America un insetto antagonista il Bliteus phyllaephagus che potrebbe occuparsi di ridurre la presenza degli insetti divoratori e distruttrici. Ecco il testo dell'appello che potete leggere per intero a questo link :

Al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano

Oggetto: grave parassitosi specie arborea Eucalyptus in Sardegna e nel Meridione d’Italia. Rischio di scomparsa della specie e chiusura aziende coinvolte.

" Il parassita di origine australiana Psilla Lerp, dopo aver infestato California (1998 ), Messico (2003), Sud America (2005 – 2008), Portogallo, Spagna e Nord Africa (2008) è segnalato a Marzo 2010 in Sardegna e a Giugno 2010 in Campania, da dove dilagherà nel resto del Meridione. Purtroppo per ampie ricerche effettuate tramite internet il parassita è in grado di uccidere le piante defogliandole (documentazioni da California, Messico, Argentina già inviate ai Ministeri Ambiente ed Agricoltura). In Sardegna, nelle zone più colpite, le piante stanno già morendo. I settori produttivi pesantemente colpiti saranno quello agricolo ed agrumicolo (distruzione fasce frangivento e conseguente danneggiamento delle colture protette), e quello apistico con la mancata produzione del miele di Eucalyptus. Per detti settori è prevista una contrazione produttiva del 50 – 60%. Gravi disagi invece (sostanze collose in caduta) sono già in atto nel settore turistico ove l’Eucalyptus è utilizzato per le ombreggiature nei Campeggi e Villaggi Turistici. Soluzione La soluzione del problema, come già realizzato con successo nel 1999 in California e Messico dall’Università della California, comporta l’utilizzo di una tecnica di lotta biologica ovvero della diffusione nei territori colpiti dell’antagonista del parassita Psilla Lerp, ovvero dell’insetto in grado di tenerlo sotto controllo biologico, il mite Bliteus Psyllaephagus, rinvenibile in California presso l’Università UC California Berkeley - Riverside. Tuttavia la soluzione completa del problema è solo nelle Sue mani per quanto di seguito: Un DPR del 2003 il n. 120 del 12/03/2003 modificante un precedente DPR il n. 357 del 1997 ha con l’art. 12 bloccato di fatto ogni possibilità di controllo biologico di organismi nocivi introdotti accidentalmente da altre aree del mondo. Quanto sopra a differenza di tutti gli altri paesi europei che hanno previsto un percorso autorizzativo in deroga per introdurre antagonisti naturali delle specie nocive. Le chiediamo pertanto l’adeguamento della legislazione vigente, nel pieno rispetto delle norme di massima tutela ambientale, consentendo, previe verifiche di impatto ambientale, l’utilizzo di questi preziosi ausiliari per la protezione delle colture agrarie e dei sistemi forestali. Il presidente di un’Organizzazione Nazionale Apicoltori ci ha notificato che per modificare un DPR ne occorre un altro e un anno e mezzo di tempo. Se così sarà le piante delle zone più colpite moriranno. Necessita un suo intervento immediato con modifica immediata del DPR n. 120 del 2003 affinché l’insetto antagonista possa essere introdotto prima dei caldi primaverili che ne amplificherebbero notevolmente l’espansione. Tutto è nelle Sue mani Presidente, le nostre aziende e i nostri dipendenti. Abbiamo notificato in Regione, Ministero Agricoltura e Ambiente, presso cui sono dal 02.02.11 depositate le relazioni tecniche. Ma solo la Sua immediata decisione può salvare quelle piante e le economie connesse. Così sarà dato anche il via libera ad una vera possibilità di lotta biologica nel nostro paese consentendo di incrementare l’agricoltura biologica e favorendo la via d’uscita dai fitofarmaci che tanto inquinamento al territorio e danni alla salute comportano. Si potranno anche così creare nuove opportunità di lavoro, con le cosiddette Biofabbriche che andranno a costituirsi per allevare insetti utili anche per altre patologie già presenti o in arrivo da altre parti del mondo. Lavorando finalmente all’interno delle logiche e delle armonie della natura e non contro di esse".



venerdì 15 aprile 2011

Domenica 17 Aprile 2011
gira su Facebook
una palma macchiata di rosso.

Domenica 17 Aprile 2011 in occasione della domenica delle palme il gruppo di Respiro Verde ha promosso su Facebook, il social network più diffuso nel mondo, un'iniziativa di protesta per denunciare l'assenza delle istituzioni per ciò che riguarda la devastante epidemia del punteruolo rosso che sta distruggendo il patrimonio paesaggistico delle palme italiane. Protestiamo in particolare perchè nonostante i ripetuti appelli usciti su numerosi articoli su giornali , da parte del Governo Italiano non c'è stata la volontà di considerarla un’emergenza, e questo poichè molto probabilmente per i nostri attuali governanti le palme non vengono considerate un bene paesaggistico culturale di primaria importanza, legato all’immagine del nostro paese nel mondo, ma vengono relegate allo stesso livello di frutti o vegetali malati. In questo momento la situazione delle palme italiane è ormai disperata, per alcuni fuori controllo, tra qualche mese – nel periodo estivo- migliaia di altre palme verranno attaccate e divorate dalle larve voraci del punteruolo rosso. Noi pensiamo che il Governo italiano potrebbe e dovrebbe intervenire per decretare lo stato di emergenza nazionale per l’epidemia del Punteruolo Rosso Rhynchophorus ferrugineus Olivier un richiesta che se emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri porterebbe :
- allo stanziamento di fondi statali a cui possano accedere gli Enti locali e i proprietari privati per salvare le palme dalla morte certa;
-ad individuare un immediato e simultaneo protocollo d’azione a livello nazionale che, coordinando le forze attualmente disponibili (esperti, agronomi,ricercatori), permetta di intervenire preventivamente sulle palme ancora sane e per abbattere quelle ormai irrecuperabili;
- istituire centri di raccolta e di smaltimento efficaci;
-non penalizzare i privati e fornire loro informazioni sulle possibilità di intervento per contrastare il coleottero.
Per questo che modificheremo la nostra immagine del profilo su Facebook con una palma macchiata di rosso (quella della foto in questo post) e la terremo così fino a Lunedì 18 Aprile 2011.
Partecipa alla protesta , facciamo sì che su Facebook circolino le palme rosse della protesta e dell’indignazione. Cambia l’immagine del tuo profilo con la palma macchiata di rosso per vincere l’indifferenza e salvare, ancora per quello che si può, le palme italiane.

lunedì 29 novembre 2010

Respiro verde cresce.
Il 24 Febbraio del 2008 a Roma nella Sala Conferenze dello Shangri là, in via Algeria nel moderno quartiere dell’Eur, è nato, grazie a un gruppo di venti cittadini, esasperati dai continui maltrattamenti riservati agli alberi, in particolar modo in città , Respiro Verde, un movimento, più propriamente una lega ( così specifica il suo nome) che nei suoi propositi tendesse ad unire tutte le persone interessate a mettersi in moto per la difesa degli alberi. Sul volantino informativo in bianco e nero con due bambini che sbucavano da un tronco cavo di un albero si poteva leggere:
“ Soffri nel vedere come gli alberi vengono trattati in città? Sei convinto che per ciò che riguarda la manutenzione (abbattimento, tagli, potature) degli alberi in città si possa fare meglio e di più? Ti piacerebbe avere un punto di riferimento (fisso- trasparente, con un sito e un’organizzazione forte e motivata) per le prossime battaglie in difesa degli alberi in città? Se hai risposto si a tutte queste domande, hai tempo da dedicare alla cura degli alberi, e pensi che questo sia necessario per il tuo e il nostro futuro partecipa a Respiro verde. “A distanza di due anni, e visti gli ultimi eventi che stanno caratterizzando la sorte degli alberi in Italia, nasce da parte di diversi cittadini ed amanti degli alberi la necessità e l’esigenza di trasformare l’esperienza di Respiro Verde nella formazione di un’organizzazione (un’associazione, o una Onlus, con un suo statuto e un consiglio direttivo) che trovi nel tempo su tutto il territorio italiano la possibilità di organizzare (attraverso campagne, battaglie, manifestazioni) una difesa per difendere gli alberi : un patrimonio paesaggistico fatto di cultura e bellezza , ma allo stesso tempo, ombra ed ossigeno. Un’organizzazione che sia anche di riferimento (con un sito, una mail, un telefono, con persone che danno consigli tecnici, legali, etc,) per tutte quelle persone che amano gli alberi e non sanno a chi rivolgersi quando vedono subire tagli ingiustificati o maltrattamenti agli alberi che gli vivono accanto (e che magari vivevano lì da tanti anni).
Per la creazione dell’Associazione ci sarà bisogno di persone motivate e sensibili alla causa degli alberi interessate ad impegnare (per lo meno per il primo anno) una piccola parte del proprio tempo libero alla creazione di un gruppo di lavoro ( composto dalle dodici alle quindici persone) e una rete che abbia come fine la difesa degli alberi. Attraverso degli incontri e delle riunioni preparatorie (nelle quali stabiliremo i contenuti e le modalità di svolgimento del lavoro) potremo così arrivare alla formulazione dello statuto e alla creazione ufficiale dell’associazione per i primi mesi (marzo/aprile) del prossimo anno.

lunedì 15 novembre 2010

Fermiamo lo scempio
degli alberi monumentali.
Amputata la Roverella dei Colli di San Pietro
che si trova alle falde del Monte Vico Alvano
nella Penisola Sorrentina
(età stimata quattrocento anni)
Pubblichiamo il comunicato stampa di denuncia da parte della sezione WWF Penisola sorrentina in merito al taglio arbitrario fatto nel mese di Novembre 2010 alla branche di una Quercus pubescens secolare , albero monumentale dalle dimensioni notevoli e dall'aspetto straordinario. Un'occasione per riflettere su quanto ancora oggi in Italia il patrimonio degli alberi monumentali, una risorsa culturale e paesaggistica di valore inestimabile, sia continuamente a rischio e di come sia necessario proteggerlo e mantenerlo attraverso leggi, risorse economiche ed interventi mirati ed attenti. Quello che non ha fatto la natura in centinaia di anni riesce a farlo l'uomo con una motosega in pochi minuti. Evitiamo che questo succeda e continui a succedere.

" Con i suoi circa 5 metri di circonferenza del tronco, un diametro della chioma di quasi 30 metri e un età stimata di diversi secoli, la Roverella dei Colli di San Pietro, alle falde del Monte Vico Alvano, rappresenta senza ombra di dubbio l’esemplare arboreo vivente più vetusto di “Quercus pubescens” presente sull’intera territorio della Penisola sorrentina. L’albero, censito dal WWF Penisola Sorrentina e tenuto sotto attenta osservazione da oltre 25 anni, è stato di recente inserito nella pubblicazione “Gli Alberi Secolari in Campania - testimoni viventi della storia” realizzato col contributo della Regione Campania ed in collaborazione col Corpo Forestale dello Stato. Ogni anno un gruppo di ragazzini siede alla base della Roverella e recita i versi di Trilussa, impegnandosi a rispettare e a far rispettare la Natura. Alle spalle della quercia si staglia il famoso Castello Colonna che fu dimora prima di una Abbazia Benedettina nel 1080 e poi del Principe Eduardo Colonna Doria del Carretto nel 1855. Il Monte Vico Alvano è stato nel passato già oggetto di una violenta trasformazione urbanistica che ne ha snaturato le caratteristiche naturali con la nascita, attorno al Castello, di un vasto complesso residenziale e la progressiva trasformazione del bosco in “parco urbano”. Nell’estate del 2007 la montagna fu attraversata dall’ennesimo devastante incendio boschivo che ne ha gravemente compromesso la preziosa vegetazione della macchia mediterranea ma il grande Patriarca, che vegeta nella parte bassa, è sopravvissuto anche all’ultima calamità “innaturale”. La grande quercia, però, non è sopravvissuta al verdetto agronomico di amputazione delle sue enormi branche! L’albero, infatti, che si presentava con portamento basso e chioma espansa ha, di recente, subito il taglio di alcuni lunghi e spettacolari rami, che si dipartivano paralleli al suolo per decine di metri e ne conferivano un aspetto unico nel suo genere, prendendo a pretesto la presenza dell’insetto Cerambix cerdo L., coleottero nero con lunghe antenne noto più comunemente come Cerambice delle Querce. “Riteniamo che l’intervento poteva essere evitato – dichiara Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina – e, anzi, i tagli effettuati costituiranno ora la “strada di accesso” per ulteriori attacchi di Cerambicidi, già presenti sulla pianta, che depongono le loro uova proprio attraverso le ferite da taglio. Le larve che nascono, dopo aver svernato tra la corteccia, si portano nel legno ove scavano gallerie ascendenti che divengono sempre più grosse man mano che la larva cresce provocando nei tronchi fori e gallerie fino a ridurre in groviera il legno infestato. Dopo i tagli effettuati, oltre ad aver perso gran parte del suo secolare fascino, la grande Roverella di Vico Alvano è da considerarsi ancora più a rischio. Quando si ha a che fare con esemplari arborei tanto vetusti e spettacolari e di enorme valore culturale e storico, l’atteggiamento e l’approccio più corretto dovrebbe essere quello di fare di tutto per conservarne la forma e la struttura. Di esempi in tal senso se ne trovano parecchi nel resto di Italia e d’Europa. Nella città di Milano, ad esempio, la grande Quercia Rossa di Piazza XXIV Maggio, o quella dei Giardini Pubblici di Palestro, presentava analoghe problematiche, la soluzione è stata, oltre alla lotta mirata agli insetti, quella di apporre, sotto i lunghi rami orizzontali, delle semplici “grucce” o “stampelle” appositamente costruite, in legno o in acciaio, per reggere le spettacolari branche ed evitare che, in caso di degenerazione del tessuto legnoso, esse potessero costituire pericolo per le persone che sotto vi transitano. Nel caso della Roverella di Vicalvano stiamo parlando di un monumento vivente, di un patriarca arboreo, di un albero che, nonostante i 4 secoli di età, si trova a meno della metà del suo ciclo vitale. Non è possibile andare ad “amputare” un tale colosso senza snaturarne la sua stessa forma e struttura” .



WWF Penisola Sorrentina

venerdì 15 ottobre 2010

Stolti reami
"Gianni che ne dici di un bel centro multimediale, dentro Villa Borghese, negozi, palestra, piscina, cinema, una sala da concerti e un mega parcheggio sotterraneo" "Che fico, così quando piove i nostri ragazzi sapranno dove andare" "Certo e poi stanne certo ci sarà da guadagnare per tutti..."

domenica 3 ottobre 2010

Volantino
Diversi di questi volantini sono stati attaccati nella centrale Via Dante a Palermo.
Ne abbiamo fotografato uno e inserito nel blog.
Meditate gente, meditate.

lunedì 23 agosto 2010

UN MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ
Abbiamo trovato sul sito
un club che si occupa di diffondere la cultura di una città ordinata e civile con la valorizzazione delle sue bellezze e particolarità e l'eliminazione delle sue brutture e incongruenze, questo bellissimo e importantissimo manifesto al quale aderiamo. Un manifesto da leggere per poi poter essere applicato agli amministraori di tutte le città d'Italia.

Capita di vedere nei viali cittadini da ottobre a marzo squadre di feroci potatori che tolgono agli alberi i rami secondari e riducono i rami principali a penosi moncherini. La ragione di tale scempio è la paura dei pubblici amministratori che dei rami cadano provocando incidenti. Così, per stare tranquilli, ordinano una sorta di guerra preventiva ai rami: tagliarli tutti affinché uno non cada. In realtà gli incidenti dovuti alla caduta di rami o piante intere sono molto pochi, infinitamente meno di quelli dovuti ad altre cause (si pensi alle molte migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti all’anno per incidenti stradali) e potrebbero essere molto ridotti se si facesse un più attento monitoraggio delle alberature eliminando prontamente i rami secchi e marcescenti e se si avesse più attenzione per le radici delle piante. Molto spesso infatti lo schianto di alberi lungo le strade è dovuto al poco spazio che si lascia alle radici. Capita poi che per collocare tubature si scavi vicino agli alberi tagliando gli apparati radicali. Le pesanti potature e capitozzature non producono solo un danno estetico: indeboliscono anche le piante favorendo le infezioni e gli attacchi parassitari e causando una crescita ritardata e stentata delle foglie.Generalmente gli alberi dei parchi cittadini non subiscono un tale trattamento e sono lasciati crescere come natura vuole, ma capita che numerosi proprietari di giardini, per emulazione di quanto vedono fare agli alberi dei viali, facciano anch’essi potare in modo eccessivo i loro alberi, credendo che, se lo fa il Comune, sia una cosa necessaria. I regolamenti comunali del verde urbano, quando ci sono, non sono univoci. Il regolamento del Comune di Trieste non contiene nessuna prescrizione sulle potature. Il regolamento di Torino detta prescrizioni premettendo che “un albero messo a dimora e coltivato in modo corretto e che non presenti difetti e alterazioni non necessita, di norma, di potatura”. Il regolamento di Firenze prescrive potature di mantenimento sugli alberi dei viali mentre sugli alberi dei parchi potature di rimonda solo se necessarie, “ad esempio a seguito di eventi calamitosi, per riduzione obbligata dell’apparato radicale o per attacchi parassitari”.

Per fare il punto su come debbano essere trattati gli alberi urbani si è svolto a Trieste il 27 Novembre del 2009 il convegno “L’albero in città, semplice costo o grande risorsa?” promosso dalle associazioni Trafioriepiante e Triestebella con la partecipazione come relatori di tre esperti: il prof Francesco Ferrini presidente dell’Associazione italiana di arboricoltura, il dott. Andrea Maroé direttore del verde pubblico di Udine e Giorgio Valvason, dendrologo. Alla fine del convegno è stato sottoscritto dai relatori e approvato dal pubblico presente un Manifesto per gli alberi in città.

MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ

PREMESSO CHE gli alberi della città, come ogni essere vivente:
- hanno diritto a crescere sani e vivere felicemente la loro vita naturale;
- producono un godimento estetico e aggiungono valore alla bellezza e all’identità dei paesaggi urbani quando sono vitali, ma non quando sono trattati contro la loro natura;
- migliorano il microclima urbano tanto più quanto sono lasciati crescere secondo natura;
- quando sono grandi vanno considerati anche come elementi storici alla stregua degli edifici di valore storico–architettonico e perciò per quanto possibile devono essere conservati.
FORMULANO I SEGUENTI VOTI:


PIANTAGIONE E TRATTAMENTO DEGLI ALBERI
1. gli alberi siano piantati a distanza fra loro e da muri e confini sufficiente al loro sviluppo, onde evitare di subire in seguito pesanti potature per ridurne le chiome;
2. si eviti di considerare gli alberi come semplici abbellimenti, piantandoli anche lungo marciapiedi stretti dove non possono svilupparsi adeguatamente;
3. siano evitate capitozzature per far crescere gli alberi dei viali a forma di candelabri, poiché tale metodo ne deturpa la forma naturale producendo dei falsi;
4. siano evitate radicali potature con l’eliminazione di rami secondari e la riduzione dei principali in moncherini, poiché tale barbaro trattamento comporta il pericolo di infezioni e marciumi, ritardando anche di mesi la produzione di foglie nel periodo vegetativo, con le conseguenze di indebolire gli alberi e di conferirgli per lungo tempo un aspetto penoso ed esteticamente orrendo;
5. le potature siano fatte solo quando e nella misura in cui servono ad eliminare i rami secchi e malati o a ridurre (del minimo indispensabile) le chiome in eccessiva competizione tra loro o troppo vicine a muri, finestre e linee elettriche;
6. quando i filari sono troppo fitti, a meno che non si tratti di alberi storici, si preferisca diradarne il numero piuttosto che intervenire con radicali potature.
ALBERI E GIARDINI STORICI
7. i grandi alberi, soprattutto nei giardini storici, siano conservati sino alla fine del loro naturale ciclo vitale e si eviti di tagliarli solo per dare spazio al traffico, così come non si consentirebbe di demolire edifici storici solo per allargare piazze o strade;
8. la piantagione altrove di nuovi alberi non sia considerata una compensazione all’eliminazione di alberi storici e tanto meno lo sia se i nuovi alberi vengono piantati su marciapiedi stretti privi dello spazio necessario al loro sviluppo;
CULTURA DEGLI ALBERI IN CITTÀ
le Amministrazioni pubbliche diano il buon esempio, inseriscano nei regolamenti del verde urbano norme sulle adeguate potature e sui corretti sesti di impianto e facciano opera di divulgazione presso i proprietari di giardini, per eliminare il pregiudizio che li porta, anche per emulazione di quanto vedono fare nei viali cittadini, a inutili ed eccessive potature.

SOTTOSCRITTO DAI RELATORI AL CONVEGNO
Mariangela Barbiero presidente dell’associazione orticola del FVG “Tra Fiori e Piante”;
arch. Roberto Barocchi, presidente dell’associazione Triestebella;
prof. Francesco Ferrini docente ordinario di Arboricoltura urbana, impianto e gestione delle aree verdi, Università di Firenze, presidente della Società Italiana di Arboricoltura;
dott. Andrea Maroè, agronomo specializzato in arboricoltura ornamentale, direttore del Servizio del Verde pubblico di Udine;
Giorgio Valvason, dendrologo, specialista nella cura e manutenzione degli alberi.
Trieste, 27 novembre 2009

mercoledì 21 luglio 2010

A Roma cartelloni pubblicitari al posto degli alberi.
nella foto il leccio appena tagliato
si tagliano alberi sani
e nessuno dice niente.
la sezione del tronco denota il suo perfetto stato di salute
Riceviamo questa segnalazione da Alessandro Fiorillo sul taglio di un leccio sano e con diversi anni di età che è stato tagliato in viale Lepanto a Roma di netto (molto probabilmente senza nessuna autorizzazione) per installare un cartellone pubblicitario. Questo leccio , un Quercus ilex, un albero che avrebbe potuto vivere almeno per altri duecento anni, appartiene (o meglio apparteneva) al Comune di Roma e quindi ai cittadini che ci abitano con un valore stimato di circa 300 euro. Perchè è stato tagliato? Chi ha dato le autorizzazioni? Chi si occuperà di denunciarne il taglio? Non è possibile uscire la mattina con una motosega in macchina e mettersi a tagliare gli alberi pubblici, perchè invece in questi casi è stato possibile? Perchè Roma non ha ancora il suo Regolamento sulla tutela del Patrimonio arboreo pubblico e privato? Con l'autunno e il fresco bisognerà riprendere questi argomenti ed iniziare a dare battaglia in città: una battaglia a difesa degli alberi e del verde di Roma la cui intensità in questi ultimi tempi sta sbiadendo giorno dopo giorno.
Maggiori informazioni sulla situazione di Cartello Selvaggio a Roma potete trovarle sul sito

giovedì 24 giugno 2010

Football field
Tagliare gli alberi fa male alla Terra.




lunedì 12 aprile 2010


Martedì 27 Aprile 2010 dalle 17 alle 19 si svolgerà a Roma la Manifestazione "Salviamo le palme" a difesa delle palme italiane colpite dall'epidemia del Rhynchophorus ferrugineus altrimenti detto punteruolo rosso. Invitiamo tutte le persone sensibili alla cura e alla difesa degli alberi (ma anche coloro che hanno palme nei loro giardini o condominii) e che pensano che salvare dalla morte imminente migliaia di palme, nostro bene comune, sia fondamentale e un nostro dovere, a partecipare alla manifestazione, la prima a difesa delle palme che si svolga in Italia, organizzata dai Palmiers per Martedì 27 Aprile 2010 nei centralissimi, proprio di fronte al Vittoriano e al Campidoglio, giardini di Piazza San Marco. La vostra presenza sarà un'occasione per mettere in discussione un male moderno della nostra società avallato dai media e dal senso comune : l'antropocentrismo, che considera problemi passibili di emergenze e interventi economici solo quelli che riguardano gli umani mentre ( e questo nell'anno internazionale della Biodiversità, il 2010 sic!) non considera le 20.000 palme gia morte tagliate e scomparse dal nostro paesaggio come un'emergenza ma solo un problema di competenza di qualche ufficio ministeriale.

I Giardini di Piazza San Marco

Salviamo le palme
Appello al Governo per richiedere lo stato di emergenza nazionale per l’epidemia del coleottero Rhynchophorus ferrugineus , che sta devastando il paesaggio italiano.
I paesaggi delle nostre città stanno perdendo le palme. Eleganti e solide sembravano indifferenti al deteriorarsi del loro habitat urbano (più traffico, più polveri sottili, metalli pesanti, estati torride); ora però le palme stanno morendo, divorate dal coleottero Rhynchophorus ferrugineus più noto come punteruolo rosso. Quella che ormai si configura come un’epidemia che sta colpendo le palme, interessa anche la Spagna, il sud della Francia e la Grecia, ma è in Italia che ha assunto caratteristiche di catastrofe ecologica. Come mai? I poteri pubblici, finora si sono attivati poco e male per arginare la moria di palme. Un gruppo di studio attivato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel Maggio 2008 non ha ancora prodotto risultati utili al contenimento dell’epidemia.Il decreto del novembre 2009 sulla “lotta obbligatoria al punteruolo rosso” emanato 5 anni dopo che il coleottero killer si era insediato in Italia, e il suo recente aggiornamento, ha prodotto poco o nulla sul fronte dell’informazione capillare ai cittadini sul pericolo che corrono le palme e sulle misure per limitare il danno. Non solo, ma il decreto precisa che “le misure obbligatorie derivanti dall'applicazione del decreto sono a cura e spese dei proprietari”. Il che vuol dire che sia gli Enti locali che devono curare le palme dei giardini pubblici e delle alberate stradali che i privati cittadini non hanno a disposizione alcun sostegno finanziario per salvare le palme.Chiediamo quindi agli organi competenti che venga decretato per ciò che riguarda l’epidemia del Punteruolo rosso, che finora nella sola Regione Sicilia ha ucciso 11.700 palme e infettato 30.000 unità con un danno stimato a circa un miliardo di Euro, e prima della nuova e devastante azione estiva del coleottero fitofago, lo stato di emergenza nazionale. Una richiesta che se accettata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri porterebbe:- allo stanziamento di fondi statali a cui possano accedere gli Enti locali e i proprietari privati per salvare le palme dalla morte certa;- ad individuare un immediato e simultaneo protocollo d’azione a livello nazionale che, coordinando le forze attualmente disponibili (esperti, agronomi,ricercatori), permetta di intervenire preventivamente sulle palme ancora sane e per abbattere quelle ormai irrecuperabili;- istituire centri di raccolta e dismaltimento efficaci;
- non penalizzare i privati e fornire loro informazioni sulle possibilità di intervento per contrastare il coleottero.Chiediamo pertanto al Governo che venga decretato lo stato di emergenza nazionale per l’epidemia del Punteruolo Rosso Rhynchophorus ferrugineus Oliv. : un intervento urgente, necessario ed efficace per salvare le palme che ancora rimangono a regalare bellezza alle nostre città e alle nostre coste.
LE PALME SONO UN BENE COMUNE
Movimento per la difesa delle palme
Firma la petizione internazionale
ci potete trovare su
Facebook
o per mail

mercoledì 24 febbraio 2010

A Roma gli orrori dell'Ater in via di Centocelle
Riceviamo questa mail da Maria Teresa di Roma dove un'operazione di potatura radicale ha coinvolto quasi totalmente gli alberi del suo giardino condominiale dove abita : il comprensorio di via di Centocelle che va dal n. 3 al n. 15. Un'operazione che ha interessato con le stesse modalità anche tutti gli alberi del complesso di via Manfredonia al Quarticciolo sempre di proprietà dell'ATER dove si è svolta un'altra "strage di alberi".

Sono 60 anni che abito in queste palazzine costruite negli anni 50 per dare alloggio ai sottufficiali dell'Aeronautica Militare e nelle quali ho vissuto un'infanzia, una giovinezza, una maturità serene e forse anche privilegiate vista la presenza di ampi spazi esterni, prima brulli, poi via via sempre più verdi e rigogliosi in virtù di piante ed alberi che hanno arricchito quello che nei momenti migliori poteva essere considerato un bellissimo giardino: case modeste, certo, ma con begli spazi verdi e molti alberi: Tigli, Ligustri, Magnolie, Albizzie, Pini, Palme ecc. Queste palazzine, primariamente dell' INCIS, poi passate all' ATER, avrebbero sicuramente bisogno di ammodernamenti e di manutenzione, ma la sola cosa che viene fatta con determinazione, pervicacia, direi ferocia è .... la POTATURA DEGLI ALBERI, che ha raggiunto, con l'ultimo intervento di questi ultimi giorni, livelli di radicalità, arbitrarietà, gratuità, insostenibili.
Ti confesso che ho pianto nel vedere "straziare" sotto i miei occhi piante che ho visto crescere e che lambivano da sempre il mio balcone e le mie finestre... ma sia le mie lacrime, che i miei strepiti sono stati inutili, considerati urtanti, fastidiosi, forse anche isterici. Ed ancora una volta ho dovuto sottostare alla frustrazione e all'impotenza. Le uniche risposte dei distratti operai che macellavano gli alberi sono state che loro obbedivano agli ordini dell'ATER e che non li disturbassi visto che stavano lavorando. Scusatemi lo sfogo, ma avevo proprio bisogno di denunciare il fatto con qualcuno che capisse il mio dispiacere visto che ho avuta molto poca solidarietà anche dalla maggior parte degli inquilini che spesso hanno lodato l'operazione come utile, necessaria, quasi una giusta punizione per gli alberi, visti come potenziali killer, pronti a crollare addosso alle persone indifese. La visione degli Alberi come pericolo e non come dono della natura è segno dei tempi "disarmonici" in cui viviamo !!!! Poichè mi rendo conto di non avere una vera competenza sulla pratica e sulla metodologia della potatura, mi farebbe veramente piacere saperne qualcosa di più da voi, onde poter addurre argomenti più scientifici e meno emotivi e sentimentali ai miei "avversari". Se poi l'operazione potatura dovesse risultare sbagliata, o arbitratria, o ...dolosa... ( possibile che tutti gli alberi del condominio, in simultanea, necessitassero di una radicale potatura? anche quelli piccoli, quelli sempreverdi, quelli che non costituivano pericolo a niente e a nessuno!!!!) potremmo denunciarne l'arbitrio presso l'Ater o presso l'opinione pubblica. Alcune domande sorgono spontanee: A chi giova? Dove nasce la disponibilità finanziaria per queste operazioni ? (E' circa un mese che stanno lavorando nel mio condominio!), Perchè privilegiare questo servizio invece che provvedere alla manutenzione degli immobili, delle strade, all'istallazione degli ascensori vista la preponderante presenza di persone anziane? Scusate la lungaggine, ma queste potature mi hanno vermente turbato ed il rumore della motosega, che ancora questa mattina opera, mi è entrato nel cervello. Vi invio alcune foto scattate qualche giorno fa.

Al link che segue ci sono tutti gli indirizzi degli Organi Statutari

dell'ATER per mandare delle mail di protesta.

ATER

lunedì 15 febbraio 2010

Un muro al posto del panorama
in via Spinabella a Marino

Riceviamo una lettera di protesta di un'abitante di Marino, un ridente paese dei Castelli Romani, che ci segnala una grave danno paesaggistico avvenuto in una strada provinciale che costeggia la Via dei Laghi, via Spinabella, dove in una villa di proprietà privata al posto di una recinzione, una rete, che faceva però vedere lo stupendo paesaggio sottostante della valle di Roma, un paesaggio magico e misterioso che di notte si puntella di luci fantasmagoriche e scintillanti, si sta costruendo un muro molto alto che toglierà ai passanti, turisti ed amanti dei Castelli , la possibilità di poter vedere il panorama sottostante.
Ecco la mail :

" Buongiorno,sono una cittadina di Marino un paese dei Castelli Romani, per motivi di lavoro mi trovo a percorrere tutti i giorni la strada provinciale di Via Spinabella godendo ogni giorno di uno spettacolo della natura e del paesaggio che riuscivo ad intravedere attraverso le siepi e gli alberi . Ma purtroppo da circa due mesi ho assistito incredula alla costruzione di un muro sulla strada via Spinabella che è talmente alto che toglie ogni possibilità di intravedere quel meraviglioso spettacolo paesaggistico.Io non so esattamente quanto sia alto quel muro ma di sicuro supera ogni limite immaginabile. Ho scattato delle foto cosi potete vederlo anche voi.


Postiamo due foto e ci chiediamo: ma come è stato possibile questo scempio ambientale? Nessuno se ne è accorto? Qualcuno, magari gli amministratori del Comune di Marino sarebbero quelli più accreditati a rispondere, potrebbe darci qualche risposta?
Salviamo la nonna Quercia
di Castelvetro Piacentino Lettera della Grande Quercia
23 gennaio 2010

Ciao, io sono la Grande Quercia. Abito da 200 o 300 anni – boh, non ricordo bene… sai, la memoria fa cilecca – a Castelvetro Piacentino, in zona Oppiazzi.Tu dirai: perché una quercia mi scrive? Semplice: ho bisogno di te.Ti racconto la mia storia. Sono nata per volontà di un uomo che amava molto gli alberi, soprattutto le querce. Diceva che noi querce siamo l’orgoglio dell’uomo perché diventiamo grandi e potenti come lui. Io non sapevo nulla del potere e della grandezza, ero piccola e fragile. Ogni volta che un temporale arrivava io cercavo di ancorarmi più saldamente al terreno, perché temevo che il vento forte mi portasse via. Crescendo, ho poi imparato che il vento non bisogna ostacolarlo, ma al contrario bisogna ascoltarlo, così sono diventata amica del vento e ho cominciato a giocare con lui. Diventavo sempre più alta e facevo sempre più fatica a guardare il mondo che si muoveva sotto di me, mi veniva più facile guardare in alto. Anche i miei amici uomini lo facevano sempre, loro sempre in alto guardavano. Così vidi delle cose che mai avrei pensato di scoprire. Un mondo meraviglioso e oscuro, stelle brillanti e suoni magici. Belloooooo! Credevo che il mondo fosse solo questo. Finché un giorno scoprii che esistevano anche altre cose. Il mio amico, l’uomo che mi aveva dato la vita, non c’era più. Se n’era andato in un mondo lontano che non conoscevo, doveva essere terribile perché tutti quando pronunciano quel nome piangono e ne hanno paura. Il paese è “morte”. Credevo fosse un paese, poi un giorno ho scoperto che non è così. La morte non è un paese, ma è un luogo non lontano né vicino, né brutto né bello, è semplicemente il posto in cui andiamo quando il nostro tronco e i nostri rami sono troppo vecchi e non servono più. In quel posto ritroviamo tutto e tutti, ritroviamo coloro che amiamo e che vogliamo ritrovare. Quante cose che ho imparato nella mia lunga vita! Ho anche scoperto che agli uomini piace pensare che sul pianeta tutto sia loro. Pensano che la terra sia loro, continuano a guardare in alto e non si curano di tutto ciò che calpestano. Sai, io non ho piedi e mai mi sono potuta spostare da dove sto. Tutto quello che ho imparato l’ho appreso perché ho ascoltato coloro che volevano parlare con me, come gli uccelli, che volano sempre più in alto, ma che sanno guardare in basso. Mi piace ascoltare la voce del mondo, ma essendo una nonna quercia ho imparato anche ad ascoltare con il cuore: io leggo nel cuore di tutti. Scopro così molte cose.La solitudine, per esempio. Molti si sentono soli in questo mondo. Sai cosa dico io?La solitudine non è una cosa negativa. La solitudine è solo un’opportunità di crescita. Non cresci se corri, non cresci se sei circondato dal rumore e cerchi di urlare per farti ascoltare.La voce del silenzio insegna più di mille professori urlanti. La solitudine ti porta il tuo silenzio, e quel silenzio molti lo hanno sperimentato sotto il mio grande ombrello. I miei rami hanno protetto molti cuori di uomini e donne, bambini e animali che hanno voluto ascoltarmi e che hanno saputo ascoltarsi. Io sono la Grande Quercia e vivo per amare chi vuole amarsi.Mi piacerebbe che tu venissi a trovarmi, ma devi fare presto perché l’uomo che guarda sempre in alto mi vuole tagliare. Al mio posto verrà costruita una grande strada a sei corsie, che farà correre ancora più velocemente l’uomo. Io non ho paura di morire (ho scoperto che la morte è un bluff), so che vivrei ancora e che poi un giorno ritornerei. Ma penso a tutti quei cuori che non riusciranno più ad ascoltarsi perché saranno circondati dal rumore. Aiutami. Io non sono importante, sono solo una semplice creatura che ha bisogno di te. Dammi una mano: fai sapere quello che vogliono fare. So di chiederti molto, ma so anche che il tuo cuore è bello e grande. E’ grande come sono grande io.
La Grande Nonna Quercia
Questa è la storia della grande nonna Quercia. Il finale della storia lo scriveranno ancora una volta gli uomini. Io mi auguro dal profondo del mio cuore che il finale sia silenzioso e pieno d’amore. Ciao Grazie per avermi ascoltata Daniela.
Visita il sito
e firma la

Diventa Palmier

per salvare le palme italiane

“ L’invasione in Italia del coleottero chiamato punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) da diversi anni sta attaccando le palme Phoenix canariensis e presto arriverà ad attaccare anche altre specie. Se non ci sarà un intervento delle istituzioni che finora hanno delegato molte delle responsabilità ai privati cittadini, nei prossimi anni assisteremo alla scomparsa totale delle palme dal nostro paesaggio. Fermiamo il punteruolo rosso che le sta uccidendo e chiediamo alle istituzioni di intervenire. Le palme sono esseri viventi, aiutale. Contribuisci anche tu a difendere il nostro paesaggio e l’ambiente. Unisciti a noi diventa Palmiers.” Chi sono i Palmiers? I Palmiers sono coloro che pensano che salvare palme secolari che caratterizzano il paesaggio italiano sia esigenza primaria sulla quale investire risorse ed interventi a livello nazionale e governativo. I Palmiers vogliono dare voce all'agonia delle palme, e amplificarla affinché l'epidemia silenziosa, riacquisti suono e torni a fare rumore, un rumore che arrivi a quei politici che hanno alzato le braccia con rassegnazione e indifferenza dicendo "ma che ci importa a noi delle palme, se ne occuperanno i tecnici, noi abbiamo problemi più importanti da sbrogliare". Dedica mezz'ora della tua settimana per dar forza al movimento che vuole salvare le palme italiane. Diventare Palmiers è facile segnalaci una palma colpita dal punteruolo dove vuoi manifestare manda una mail a legalberi@hotmail.it e ti daremo tutte le indicazioni (semplici) per manifestare il Sabato dalle 12 alle 12.30 insieme a noi. Solo mezz'ora della tua settimana e le palme e il paesaggio italiano potrebbero esserti grati per sempre.

lunedì 8 febbraio 2010

Money money

Un video di animazione brasiliano che non necessita commenti.

sabato 2 gennaio 2010

La breve storia del piccolo Acero
un racconto di Orazio Antonacci
"Ora il piccolo albero (che si trova in Piazza Gentile da Fabriano a Roma) rischia di essere inesorabilmente tagliato, perché speculazioni private, legate alla realizzazione di box sotterranei, stanno devastando il piccolo giardino"
LA BREVE STORIA DEL PICCOLO ACERO
di
Orazio Antonacci
Quando O. si accorse della sua esistenza il piccolo acero doveva avere due o tre anni di vita.Il seme, uno di quelli che si diffondono volando al vento come farfalle, era evidentemente caduto tra i rami della siepe di alloro che circonda il giardino di Piazza Gentile da Fabriano e lì aveva germogliato.A quel tempo, una quindicina di anni fa, questo giardino era ancora frequentato dai bambini del quartiere, che lì avevano a disposizione un’altalena ed un percorso in muratura per il gioco delle biglie. Naturalmente questi ospiti avevano più volte spezzato i tenui rami dell’acero, per cui quando O. lo scoprì aveva un tronco di pochi centimetri di altezza da cui partivano alcune verghe, più che rami, che tentavano di farsi strada attraverso la siepe di alloro. Fu naturale per O. soccorrere la piccola pianta eliminando via via nel giro di un paio d’anni i rami più piccoli affinché uno solo rimanesse e potesse innalzarsi e superare l’altezza delle siepe. Ora il piccolo acero era finalmente un albero il cui tenero verde delle foglie sovrastava come una macchia chiara il verde scuro dell’alloro ed O. poteva distinguerlo dall’alto, dal balcone della sua abitazione. Passarono alcuni anni e, per la gioia di O., il “suo” acero continuò a svettare sempre più alto cosicché ormai era possibile vederlo già in lontananza dalle vie che si aprono sulla piazza e perfino dal lungotevere del Foro Italico dall’altra parte del fiume. Nel tempo la vita del piccolo acero non fu sempre facile: i rami di un vicino platano sovrastanti lo costrinsero a piegarsi leggermente da un lato alla ricerca della massima insolazione. E non parliamo della dolorosa sorpresa di O. quando un’estate, tornando di sera dalle vacanze, ebbe l’impressione, errata, che il suo protetto fosse stato tagliato! Ora l’albero cui O. ha dato banalmente il nome di “Aceretto” è più bello che mai. E’ stato potato da O. e si sta raddrizzando lentamente perché anche i rami di platano che lo sovrastavano sono stati potati dal Servizio Giardini. Che piccola grande gioia era per O. accarezzarlo con lo sguardo prima di andare al lavoro e, da quando al lavoro non va più, salutarlo ogni mattina dal balcone! Ora il piccolo albero rischia di essere inesorabilmente tagliato, perché speculazioni private, legate alla realizzazione di box sotterranei, stanno devastando il piccolo giardino: hanno già distrutto buona parte della siepe di alloro, che O. si ricorda già esistente quando venne ad abitare nel quartiere nei lontani anni settanta, ed è prevedibile anche l’abbattimento dei platani che sono lì da molti più anni. Quasi per incanto la devastazione di questi giorni si è arrestata proprio nel punto in cui si trova Aceretto ed ora O. si affaccia ogni mattina al balcone col cuore in gola nel timore di vedere distrutta la sua verde piccola creatura.

Per maggiori informazioni sull'acero e
sulla battaglia sugli alberi condotta
dal
Comitato Piazza Gentile da Fabriano
clicca sulla foto seguente

venerdì 13 novembre 2009

Nessuno tocchi i Titani di Viale Washington
magari sarebbe bello abbracciarli
Nell'Aprile del 2007 in occasione della consegna del cantiere e la posa della prima pietra, per la realizzazione del progetto Met.Ro ferrovia Roma-Viterbo ( un cantiere inserito nel Programma di Intervento per il risanamento della tratta Piazzale Flaminio - Riano) tra la direzione della Società Met.Ro e le due Associazioni che si occupano di difendere la salvaguardia del verde di Villa Borghese (una villa storica di Roma che splende di una sua luce naturale, realizzata agli inizi del 1600 dal principe Scipione Caffarelli Borghese e da sempre centro vitale della città e sito S.I.C. ovvero Sito di Interesse Comunitario) il Comitato in difesa di Villa Borghese e l'Associazione villa Stohl-Fern è stato stabilito un accordo per rispettare le prescrizioni emesse dalla Regione Lazio ufficio V.I.A. (Valutazione d'Impatto Ambientale) il 25 Novembre del 2005 che prevedono per il sito in questione :
1 - Dovrà essere precluso l’accesso diretto dalla stazione sotterranea all’interno del Parco Storico.
2 - Dovranno essere allontanati gli estrattori d’aria dalle abitazioni circostanti.
3 - Il progetto esecutivo dovrà recepire integralmente le indicazioni contenute nello studio di impatto ambientale relativamente alla realizzazione degli interventi di mitigazione ambientale.
4 -
Dovranno essere protetti e salvaguardati i platani secolari dell’area di cantiere all’interno di villa borghese.
5
- La struttura in opera dovrà avere il massimo ribassamento onde assicurare sulla superficie superiore un adeguato spessore di terreno vegetale idoneo a consentire la piantumazione di essenze di alto fusto.
6 - Rispetto delle riunioni programmate a scadenze periodiche tra la società proponente e i rappresentanti della popolazione.
Stretti reticolati neri accanto ad ognuno dei Platani e modifiche effettuate al progetto che sono in via di approvazione ci fanno temere che se tali modifiche verranno approvate non ci sarà più il rispetto delle suddette prescrizioni ed a farne le spese sarebbero proprio i platani che verrebbero potati e mutilati per fare spazio all'uscita della nuova stazione. Platani secolari con un chioma primaria ed un'impalcatura di rami spettacolare, tra le più grandi della città, apportatori di ombra ed ossigeno proprio nei pressi di una delle aree più congestionate per traffico e smog di Roma. Una potatura mutilante e antiestetica. Un primo passo per lasciare poi aperta la strada ai funghi e ai patogeni che in poco tempo renderebbero degli alberi di una bellezza incomparabile ( e che per far questo ci hanno messo diverse centinaia di anni) degli esseri vegetali dai tronchi instabili e pericolosi in particolar modo per chi ci dovesse poi passare sotto e quindi nel tempo destinati all'inevitabile taglio. Pertanto allertiamo i cittadini a intervenire o segnalare possibili movimenti che possano segnalare un inizio lavori (e in tal caso interverremo con manifestazioni di protesta per bloccarli ) che possano riguardare i platani di Viale Washington mandando una mail
o ai numeri
06 322 51 96 - fax 06 322 28 43
Pubblichiamo su questo argomento l'articolo di Margherita D'Amico uscito
Lunedì 2 Novembre sulla Cronaca di Roma del Corriere della Sera
"Ancora all’interno di Villa Borghese, proprio nell’ultimo tratto di parco scendendo da viale Giorgio Washington verso piazzale Flaminio, sulla destra, sembra sia stato stabilito di realizzare l’uscita della metropolitana. Infatti c’è una zona recintata, con cartello che indica autorizzazioni e fine lavori al marzo 2010. L’area scelta per lo sbocco ferroviario fa ancora parte della Villa, che com’è noto è un S.I.C. (sito di interesse comunitario) e abbraccia il letto di un antico laghetto oggi prosciugato, attorno al quale sorgono otto platani eccezionali. Centenari, alti oltre trenta metri, grazie alla posizione privilegiata non hanno mai avuto bisogno di essere potati, né avrebbero tale necessità in futuro. Bisogna annotare infatti che molti interventi drastici in città si effettuano a causa della scarsa tolleranza mostrata verso gli alberi, i cui rami sono accusati di togliere luce, portare insetti, danneggiare i cornicioni. Liberi di estendere le lussureggianti chiome originarie, gli otto platani di viale Washington sono forse i più titanici della Capitale, e proprio fra loro dovrebbe, in qualche modo, sbucare la stazione. Ci si chiede se Regione e Soprintendenza, al momento di accordare i permessi, abbiano valutato bene l’impatto degli scavi su salute e stabilità di esemplari che da oltre un secolo vivono in zona protetta. Attorno a ciascuno dei platani oggi si scorgono stretti reticolati neri: si spera che non vogliano suggerire la distanza delle trincee. Queste distruggerebbero le radici, andando a richiedere, a compensazione, una vera e propria capitozzatura. Ovvero una mutilazione che trasformerebbe gli alberi in pali spogli e inermi a intemperie e malattie."